«Il perché del nostro successo? Sappiamo stare in mezzo alla gente»

Parlano Teresa e Mabilia, le "star" de I Legnanesi, la compagnia dialettale che martedì 24 e mercoledì 25 aprile tornerà al Teatro di Varese con Pover Crist Superstar

Simpaticissimi, esuberanti, di grande umanità: a grande richiesta martedì 24 e mercoledì 25 aprile ritornano all’Apollonio I Legnanesi con "Pover Crist Superstar", lo spettacolo che a novembre ha fatto tre serate di sold out. VareseNews ha parlato con Antonio Provasio (alias la Teresa, in foto al centro) e Enrico Dalceri (la Mabilia, a destra) giovedì sera, poco prima dell’inizio dello spettacolo in scena al Sociale di Busto: neanche a dirlo, l’ultima di tre serate di tutto esaurito. La replica di Varese sarà l’ultima data di "Pover Crist Superstar" in provincia di Varese: se per martedì sera siamo già quasi al tutto esaurito, per mercoledì ci sono ancora posti.

Antonio, quali sono le ragioni del vostro straordinario successo?

Io sono convinto che il nostro segreto sia l’umiltà. Noi siamo gente che sta nella gente con la gente, cerchiamo di divertire divertendoci e crediamo molto in ciò che facciamo: la gente questo lo ha capito, per questo ci premia.

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I Legnanesi in "Pover Crist Superstar" 4 di 11

Ci sono città in cui siete più seguiti di altre, al di fuori di Legnano?

Tendiamo ad avere sempre il tutto esaurito in tutte le città in cui ci esibiamo, alcune grandi recenti novità sono l’essere arrivati anche a Brescia e Bergamo, in tutti e due casi abbiamo avuto grandi soddisfazioni. Siamo soprattutto orgogliosi di essere riusciti ad attirare anche un target giovane: oltre allo “zoccolo duro” degli ultracinquantenni abbiamo visto ai nostri spettacoli anche molti giovani, un genere di pubblico che invece Musazzi ai suoi tempi non aveva.

Pensate che nel farvi conoscere ai giovani un ruolo importante l’abbia avuto le televisione?

Sicuramente, la tv è davvero un mezzo “esagerato” e ci ha molto aiutato l’essere stati trasmessi su Telelombardia, due volte anche su Rai Due. Un successo molto gradito l’abbiamo avuto con il progetto di sensibilizzazione in diversi istituti della Provincia, “Il rifiuto si usa non si getta”; inizialmente ero scettico, non pensavo i ragazzi ci conoscessero, ma ho dovuto ricredermi… sono rimasti entusiasti, ci hanno chiesto autografi e fatto foto con il telefonino. Ogni volta preparavamo una piccola “scenetta” insieme agli studenti, è stato davvero bello lavorare con loro.

Come è nata la tua collaborazione con I Legnanesi?

Ho lavorato per diversi anni nella Compagnia quando c’era ancora Felice Musazzi (lo storico fondatore de I Legnanesi, che nacquero per scherzo nel 1949 all’oratorio di Legnarello, ndr). Dopo la sua morte la compagnia è cambiata e i nuovi attori hanno iniziato ad esibirsi su altri testi e con altri personaggi; nel 1989 però ho portato in scena all’oratorio uno spettacolo cui ha assistito anche la figlia di Musazzi: da allora, d’accordo con lei, abbiamo rifondato I Legnanesi ritornando ai vecchi peronaggi della famiglia Colombo: la Teresa, la Mabilia e il Giovanni.

Dopo la tre giorni di sold out a Varese di “Pover Crist Superstar”, VareseNews ha ospitato un piccolo dibattito su I Legnanesi. C’è chi (leggi la lettera) parla di «strumentalizzazione a fini politici» dei vostri spettacoli, sostenendo che nei vostri testi ci sia «ricorso a luoghi comuni e stereotipi che contribuiscono ad alimentare pregiudizi». Cosa rispondete?

I Legnanesi sono da sempre una compagnia apolitica: basti pensare che sono nati nel 1949, quando la Lega ancora non esisteva. Può essere capitato che qualcuno abbia “galoppato” sul nostro successo, ma non è certo colpa nostra: tra l’altro non c’è famiglia più “proletaria” e “comunista” della sgangherata famiglia Colombo, sempre alle prese con il problema di sbarcare il lunario. Penso sia tutta una questione di ignoranza: quelli che parlano in questo modo sono “pseudo-comunisti” che non si rendono conto che farebbero meglio ad andare in mezzo alla gente come facciamo noi, per capirla fino in fondo. Aggiungo che se non fosse per noi, che abbiamo portato a teatro 170/180 mila persone, il dialetto lombardo sarebbe ancora più a rischio; ma tra i nostri fan più sfegatati, molti sono i cosiddetti “terroni” e gli extracomunitari. Le storie dei nostri cortili parlano a tutti.

Enrico, tu da quanto collabori con I Legnanesi?

Anch’io sono entrato nella compagnia ai tempi di Felice Musazzi, con cui ho lavorato più o meno due anni, otto anni li ho passati con Provasio… saranno passati più di 20 anni da quando ho iniziato.

Ti senti mai Mabilia nella vita di tutti i giorni?

La Mabilia è proprio il mio personaggio! (ride) Sempre esuberante, allegra, attaccata alla mamma….mi assomiglia davvero moltissimo!

Pensi che ci possa essere un messaggio nel suo modo di essere?

Io penso che anche in un momento di crisi come il nostro Mabilia ci faccia capire che è importante riuscire a riflettere e distrarsi un attimo, prendendo la vita con più allegria, in più comunica il valore della famiglia e dell’affetto, attaccata com’è alla mamma e ai suoi. D’altra parte è unpo’ come le veline di oggi, ha sempre voglia di emergere e farsi vedere, di dimostrarsi emancipata, ma poi finisce sempre per cadere in errore: non sa l’italiano, non capisce niente di moda ed esagera… in questo senso è una caricatura.

E il povero Giovanni? Circondato da tutte queste donne, non ha proprio voce in capitolo…

Non è del tutto vero, anche lui sta riscoprendo uno spazio per esprimersi… In realtà la famiglia Colombo, in cui la mamma comanda sempre su tutti, è innanzitutto una famiglia molto unita: è questa la bellissima morale che cerchiamo di trasmettere alla fine del nostro spettacolo.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 aprile 2007
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