Il settore chimico cambia pelle e si prepara al rilancio

Il gruppo merceologico delle imprese chimiche, farmaceutiche e conciarie di Univa si è riunito alla Novartis Farma Spa

Un settore immerso in uno scenario mutevole e articolato, in costante trasformazione. Composto da 90 realtà produttive che occupano un totale di 5.974 addetti. Sono questi i numeri del Gruppo Merceologico delle imprese chimiche, farmaceutiche e conciarie dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese che questo pomeriggio, alla Novartis Farma Spa di Origgio, si è riunito in assemblea. La prima di un ciclo che coinvolgerà tutti i quattordici gruppi merceologici che compongono l’associazione di categoria. Un percorso a tappe serrate, che si concluderà il 7 di maggio. È partito dunque da qui, dalla chimica-farmaceutica, l’avvicinamento all’Assemblea Generale indetta per il 28 di maggio. Da un comparto che ha di fronte a sé, come ha ricordato il presidente del Gruppo, Paolo Cittadini, “la sfida del rilancio produttivo”.

Alle spalle c’è, però, un anno, il 2006, già positivo, almeno sul fronte del commercio internazionale. Le esportazioni sono cresciute con ritmi a due cifre percentuali. Il balzo in avanti registrato dalle imprese della provincia, rispetto al 2005, è stato pari a un +19,9%. Performance che nessun altro settore dell’economia locale è riuscito ad eguagliare. In valore assoluto l’export ha toccato quota 944,2 milioni di euro. Un dato tanto più significativo a fronte di un altrettanto consistente calo dell’import sceso del 10%. La bilancia commerciale rimane negativa, ma la forbice si sta riducendo. E che le cose stiano andando bene anche nei primi mesi del 2007 lo confermano i numeri relativi alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria: l’ultimo aggiornamento riferito al 31 marzo di quest’anno registra un calo delle ore autorizzate pari a un -72,7%.


Ma oltre al punto della situazione sul fronte congiunturale, l’assemblea ha affrontato anche un altro tema attuale e foriero di importanti novità per il settore, quello relativo alla Globally Harmonized System, in sigla GHS. In pratica si tratta del sistema mondiale armonizzato di classificazione ed etichettatura delle sostanze chimiche, adottato nel 2003 dal Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite. A spiegarne i contenuti è stata invitata Paola Di Prospero, primo ricercatore della task force in “Harmonized of classification and labelling” dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma.
“L’obiettivo del GHS – ha spiegato la relatrice agli imprenditori presenti in sala – è quello di armonizzare a livello planetario i sistemi di classificazione dei prodotti chimici”. Obiettivo ambizioso, quanto necessario. Col tempo, infatti, si è creata una rete intricata di diversi regolamenti. Differenze sostanziali all’interno dei Paesi dell’Ocse dove Unione Europea, Stati Uniti e Canada viaggiano su linee d’onda diverse.
Esplosivi, gas e liquidi infiammabili, gas comburenti, perossidi organici: questi alcuni dei prodotti coinvolti nel tentativo portato avanti dall’Onu di omogeneizzare le normative. “Con effetti benefici – ha continuato Di Prospero – prima di tutto nella protezione dell’uomo e dell’ambiente”. Ma non solo: “Fornire un quadro di riferimento univoco faciliterebbe gli scambi per quei prodotti per i quali i pericoli sono stati valutati a livello internazionale”. Uno stimolo per il commercio estero che dovrebbe arrivare da un testo che, per il momento, rimane sulla carta. Dopo la prima pubblicazione nel 2003 del documento Onu, è intervenuta una revisione nell’estate del 2005. Ora, però, la parola passa alla Commissione Europea che dovrebbe introdurlo nella legislazione comunitaria. L’intenzione da parte di Bruxelles c’è, ed è stata già espressa, anche se non è stato ancora ritenuto opportuno presentare una proposta di integrazione del GHS col REACH, il regolamento europeo sugli standard di valutazione e registrazione dei composti chimici che entrerà, questo sì, in vigore il primo giugno del 2007.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 aprile 2007
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