In classe con la musica a palla, per prevenire il consumo di droga

Si concluderanno nel maggio prossimo i laboratori di musica organizzati dall'Asl per parlare di droga ai giovani. Un progetto che si base su miti e linguaggi giovanili

Andare a lezione di musica per imparare.
Se state pensando alla tragica esperienza del "piffero" che perseguita da generazioni le orecchie di studenti e professori, vi state sbagliando di grosso. Parliamo di hardcore, di heavy metal, di emo-music, di house e di pop, di Battisti e di Mozart.
Da quelle note, grazie a quei testi, la dottoressa Michela Prando, educatrice, sta sviluppando in alcune scuole della provincia un’attività di prevenzione pensata dal Dipartimento delle Dipendenze dell’Asl: « La "peer education" è il più valido strumento che abbiamo per parlare con i giovani – spiega il direttore del Dipartimento Vincenzo Marino – abbiamo avviato una serie di laboratori nelle scuole superiori e nei CFP per parlare ai ragazzi di sostanze stupefacenti, mettendo da parte tutti i vecchi sistemi istituzionali. Ciò che facciamo è far parlare e riflettere loro perchè diventino veicolo di comunicazione tra i loro pari».


Dal gennaio scorso, la dottoressa Prando ha realizzato 20 laboratori musicali in altrettante scuole: «Nelle dieci ore – spiega l’educatrice – si parte dalla conoscenza reciproca. Tutti noi sappiamo che la musica, oltre ad un fatto socializzante, ha una sua "fisicità". Ha effetti elettrofisiologici, vascolari, ematici. In base al nostro umore siamo portati ad ascoltare musica più riflessiva, o ad esaltarci con ritmi hard core che aumentano i battiti cardiaci. Esistono tantissime canzoni che parlano di stupefacenti. Il reggae, in genere, viene abbinato alla cannabis, il genere hard core all’ecstasy, il new metal alla cocaina. Sono abbinamenti teorici che, ci tengo a precisare, non sottintendono in alcun modo il ricorso a quelle sostanze. E proprio dalle loro preferenze musicali, si inizia ad affrontare in modo critico il problema della droga, dell’uso e della dipendenza».

A seconda delle preferenze musicali, Michela Prando riesce ad intuire il "tipo di vita" che questi giovani fanno: « Chi ascolta hard core è più portato a frequentare i rave party, ha un certo abbigliamento, ha un suo modo di fare e di giudicare. Il passo successivo è la definizione del giudizio sul loro mondo e su quello degli adulti. In questi confronti con i ragazzi ho imparato tantissime cose: non è vero, per esempio, che rifuggano la cultura. Semplicemente ne hanno codificata una propria. Ho conosciuto nuovi generi musicali, come l’EMO music in voga tra i teen ager. Stabilito un contatto, affrontiamo criticamente il problema delle sostanze ascoltando musiche o testi che parlano della droga: l’ascolto innesca sensazioni e visioni su cui si discute. I giovani conoscono perfettamente i rischi connessi all’uso di sostanze, sentono citare le tante statistiche sul consumo. Insieme affrontiamo, però, questi dati cogliendo il lato positivo: se il 60% dei diciannovenni ha fatto uso di cannabis, vuol dire che il 40% l’ha evitata».

Dalle discussioni in classe nascono i lavori, in genere canzoni: all’Itc Zappa di Saronno i ragazzi hanno composto quattro brani che hanno anche interpretato e presto verranno incisi su CD: « Con il materiale ottenuto – prosegue la responsabile del progetto Musica – i ragazzi faranno educazione nelle altre classi della scuola. Sono loro stessi, con il loro linguaggio, con i propri messaggi a dialogare con i coetanei, creando una comunicazione efficace perchè comprensibile. All’Itpa Casula di Varese, i gruppi di una classe hanno realizzato delle canzoni che sono state poi spiegate ad altri compagni».

Il progetto, che si concluderà nel maggio prossimo, ha visto anche il coinvolgimento dei professori: « Molti docenti hanno voluto comprendere la sub cultura legata ai generi musicali. Se si ha chiaro che uno stile sottende anche una modalità di vita, con abbigliamento, atteggiamenti e linguaggio costruiti, sarà più semplice entrare in comunicazione. Capire il significato psicologico delle proprie passioni è utile anche ai giovani: può aiutarli, infatti, nella faticosa ricerca di se stessi ed impedire che, una volta diventati grandi, la creatività muoia nella loro mente e nel cuore, com’è successo a molti dei loro genitori.

Se, d’ora in poi, nella classe di vostro figlio si sentiranno a tutto volume i Green Day, i Placebo o i Chemical Brother, non spaventatevi: si sta facendo lezione.

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 aprile 2007
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