Ipc Falcone: un’altra opera di regime

Riceviamo e pubblichiamo il commento di Osvaldo Bossi, segretario cittadino del PdCI

Riceviamo e pubblichiamo 

 

La costruzione di una scuola, nel caso specifico, di un polo scolastico non può che vederci consenzienti, sopratutto perchè ciò riguarda l’IPC Falcone che, a parere nostro, meritava una soluzione. Finalmente dopo anni di spallate a discapito di varie realtà scolastiche di Gallarate, a partire dalla scuola elementare di Arnate (si comincia sempre dai più deboli), si pensa ad una risoluzione definitiva per l’Istituto in oggetto.

 

Consapevoli della euforia di chi finalmente vede realizzato, perlomeno sulla carta, un progetto che è richiesto dalla stessa utenza scolastica da anni, dalla dislocazione in miriadi di sedi e plessi scolastici, perlomeno viene realizzato nella posa della prima pietra. Il che non può certo farci esimere dal fare alcune considerazioni sul luogo dove il progetto è in corso di realizzazione: l’area ex Cantoni.

 

Penso che l’unica voce al di fuori dal coro, (come riportato dalla stampa locale) il Dirigente scolastico dell’ISIS (ITIS-IPSIA) Prof. Gian Mario Mercante abbia la nostra condivisione ed approvazione, proprio per le considerazioni fatte sul luogo in essere dove verrà situato l’Istituto in oggetto: «Hanno speso 22,5 milioni di euro, ma gli spazi non ci sono. Oggi sono iscritti 1200 ragazzi, che diventeranno 1500 a breve – spiega Mercante -, la scelta di farla qui e non al di là della strada, dove per ragioni di speculazione si è ceduta un’area standard per costruire 5 palazzi residenziali da sei piani l’uno, la trovo assurda. L’operazione poteva essere più equilibrata, si poteva garantire ai ragazzi più spazio in un’area più grande e senza dover costruire in un’area soggetta alla Sovrintendenza, cosa che ha fatto lievitare i costi per poter erigere una scuola. Gli studenti saranno impiccati qui con i palazzoni sulla testa e pochissimi spazi interni ed esterni».

 

A queste giuste e per noi condivisibili valutazioni, va aggiunto il trasferimento, approvato da questa Giunta Comunale dell’attuale Biblioteca, che attualmente è nelle vicinanze dell’Istituto in oggetto e che sarebbe spostata nell’attuale palazzo Minoletti in Piazza Garibaldi (2,5 miliardi di euro per il solo acquisto dell’edificio Statale), non riusciamo ad intravedere progetti di poli culturali in queste ripartizioni di spazi che a lungo andare si dimostreranno inefficienti e infruttuose ma che nell’immediato porteranno certo nelle "casse" dell’Amministrazione Comunale una immagine dell’efficienza della gestione Mucci anche sotto il profilo culturale (riferito anche alle strutture stesse) come dimostrato dall’ampio riporto della stampa locale.

 

Noi le chiamiamo ritengo a giusta ragione opere di regime, non ce ne voglia alcuno, perlomeno una domanda viene spontanea, quando si sarà finito di cementificare (perché non vi sarà più nulla da cementificare) come si dovrà fare per pagare ciò e l’irrazionaltà che ciò rappresenta, come lo spostamento della Biblioteca (osservazione da noi fatta sui Piani integrati) in zona al di fuori di un polo scolastico che già di per se stesso parte “soffocato”?. Pensiamo che ciò debba essere momento di riflessione perché Gallarate ha bisogno di cultura e poli scolastici ma non basati sui profitti delle speculazioni e delle ementificazioni.

 

Ci permettiamo di fare una osservazione: anche la Galleria d’arte Moderna posta di fronte al cimitero ci fa pensare a una corrente di pensiero: la natura morta. 

 

Osvaldo Bossi

Segretario PdCI Gallarate

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 aprile 2007
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