L’Insubria a lezione di marketing territoriale. E di identità

Identità culturale, promozione del territorio e ruolo dei media: se ne è parlato a Palazzo Estense in un convegno tra attori della comunicazione nazionali e locali, italiani e svizzeri

«Crescere nella qualità del servizio. Conquistare le nicchie di mercato. Comunicare l’eccellenza attraverso il passaparola. Il turista di oggi è esigente, fa vacanze brevi, ma in quella settimana vuole tutto: natura, benessere, sport, gastronomia». E’ una bella lezione di marketing territoriale quella arrivata da Marcello Masi, vice direttore del Tg2, intervenuto alla tavola rotonda “I mass media e l’Insubria” organizzata dal Comune di Varese e dalla Regio Insubrica, in collaborazione con il Gruppo di lavoro insubrico del Rotary Club.

E a chi, come Gianluigi Paragone, pensa che «bisogna dare più importanza all’informazione che sta sotto il campanile» da Masi, che è responsabile delle rubriche "Sì viaggiare" e "Eat parade", arriva subito una bella “bacchettata”: «Roma è alla costante ricerca delle novità che arrivano dal locale. La vostra terra è bellissima: giardini, laghi, montagne, specie botaniche rare, splendide ville. Una vera sorpresa: sono arrivato qui credendo di trovare una distesa di industrie, invece ho visto luoghi affascinanti che evidentemente arrivano alla nostra attenzione con qualche anno di ritardo».

Sta tutto nelle parole di Masi il nocciolo della questione: il ritardo con cui l’Insubria si sta muovendo sul versante della promozione turistica e, ancora più a monte, l’identità del territorio della Regio Insubrica, in buona sostanza il contenuto da comunicare. E proprio intorno a questi argomenti è scaturito il dibattito. Nonostante l’Insubria sia, a detta del sindaco di Varese Attilio Fontana «un concetto territoriale dalle infinite possibilità», tra Italia e Svizzera ci sono ancora diffidenze, soprattutto quando si parla di lavoro e occupazione, come ha  testimoniato la rassegna stampa mostrata da Roberto Forte, segretario generale della Regio Insubrica. In un contesto simile importantissimo è il ruolo della comunicazione. A spiegarlo Claudio Bonvecchio, presidente del Consiglio di coordinamento in Scienze della comunicazione all’Università degli Studi dell’Insubria: «La comunicazione serve per dare una coscienza identitaria. E’ il tessuto connettivo per sviluppare una diversa conoscenza delle tradizioni e dell’appartenenza culturale». 

Parole che hanno trovato il consenso dei sedici attori dei media locali intervenuti alla tavola rotonda che, come sottolineato da Maurizio Canetta della TSI, «si sono incontrati qui per la prima volta». C’erano i varesini Roberto Bof, direttore di La6, Fausto Bonoldi de La Prealpina, Saverio Clementi, direttore di Luce, Giorgio Gandola, direttore La Provincia, Marco Giovannelli, direttore di Varesenews, Matteo Inzaghi di Rete 55, Andrea Mentasti di VareseNotizie, Ezio Motterle della redazione varesina de Il giorno, Patrizia Sirtori di Telesettelaghi. A rappresentare i media svizzeri Moreno Bernasconi,vice direttore del Giornale del Popolo, Maurizio Canetta, responsabile del magazine della TSI, Antonio Ferretti, responsabile della redazione sportiva RSI, Maurizio Galli, capo redattore Corriere del Ticino. Dei media nazionali, oltre a Marcello Masi, Alessandro Casarin, vice direttore TGR Rai, Marco Dal Fior, capo redattore redazione Lombardia del Corriere della Sera, Gianluigi Paragone, vice direttore di Libero. A moderare la tavola rotonda Antonio Franzi del Gruppo di lavoro insubrico del Rotary Club.

Alla fine tutti d’accordo: bisogna fare sistema per vincere assieme. E anche i mezzi di informazione possono fare la loro parte.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 aprile 2007
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