L’ospedale in mezzo alla strada

Sembra la hall di un grande albergo. Uno spazio ampio, luci soffuse, perfin qualche elemento di ricercata eleganza. Siamo nell’atrio del nuovo ospedale e il clima ricorda quello di un luogo di serenità, benessere. In fondo una reception molto ampia e circolare.
Poi basta uscire, spostarsi di pochi metri e si precipita nell’inferno. Duecento pazienti al giorno con tre medici e pochissimi infermieri a fare ogni turno. Un bancone dell’accoglienza ridotto all’osso. Nessuna segnaletica o chiara indicazione sulla coda da fare. Nessuna reale presa in carico del malato e dei familiari salvo le corse forsennate a cui è sottoposto il personale sanitario.
Un’organizzazione degli spazi da delirio. Nessuna privacy e si potrebbe andare avanti per un bel pò con le lamentele.
In una quasi ordinaria serata la gente che staziona è inviperita e non sa con chi prendersela, e così appena può sfoga la propria rabbia con il primo che capita.
E adesso si scopre anche che non c’è alcun filtro tra il pubblico e l’accesso al triage. L’ospedale è sulla strada e chiunque può entrare e fare quasi quel che vuole. E così in pochi giorni un medico e un infermiere che stavano facendo il loro dovere sono stati malmenati.
Per chi non ci crede si tolga il dubbio e vada a vedere.
Viene da chiedersi se tali problemi non potevano essere preventivati, pensati prima. Si scopre solo adesso che ci sarebbero stati rischi? E viene da chiedersi perché in alcuni casi c’è una vera barriera tra i malati e i propri familiari e in altri a separare il paziente dal resto della gente ci sia una sola tendina che si apre e si chiude e mostra tutta la sofferenza di chi sta su una barella.
Viene da chiedersi se non fosse possibile studiare meglio un modello di accoglienza. Altro che certificati di qualità.
E il problema comunque ci spiace dirlo non è la sicurezza. Questa sarà anche facile garantirla nel momento in cui, oltre alle barelle, si sposteranno nella nuova struttura anche le forze dell’ordine. Allora almeno qualche tutela in più ci sarà.
Il problema di chi accorre al pronto soccorso per bisogno resterà però intatto. A partire dagli spazi, dall’organizzazione dell’accoglienza fino ad arrivare alla gestione più generale della sanità. Emergono ora tutte le politiche dissennate fatte sui tagli delle reti sul territorio. Non ci sono più filtri e di fronte a qualsiasi tipologia di malessere i cittadini corrono al pronto soccorso. E così in una giornata qualsiasi chi ci lavora deve far fronte a urgenze drammatiche così come a problemi meno gravi.
Non si usi però questa situazione come giustificazione per non far quel poco che allieverebbe pene aggiuntive a chi arriva in via Guicciardini. Non si lascino soli medici, infermieri e operatori sanitari che si impegnano e garantiscono assistenza al meglio delle loro possibilità.
I responsabili dell’ospedale, a partire dal direttore generale in giù, hanno il compito di trovare e con urgenza le soluzioni. Rimandarle o peggio ancora addurre giustificazioni non servirà a niente. Sbagliare la gestione degli spazi è già stato grave, procedere su quella stessa strada sarebbe ora imperdonabile.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 aprile 2007
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