La Coppa America? Lunga, dura e difficile. Parola del tattico di Azzurra

Intervista al lavenese Tiziano Nava che partecipò alle prime avventure italiane nel trofeo velistico più importante del mondo. «All'amico Favini un augurio speciale»

Quando nel 1983 Azzurra solcava le acque di Newport, negli Stati Uniti, Tiziano Nava (nella foto a sinistra) era su quella barca a gareggiare per l’Italia nella Luis Vuitton Cup. Lo skipper era Cino Ricci e lui era il tattico. Insieme ad altri velisti affrontarono quella che era la prima esperienza italiana in America’s Cup.

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«Fu sicuramente una bella esperienza – spiega Tiziano Nava – ero reduce da tre campionati del mondo con Claudio Maletto, attuale capo del team progettuale di Luna Rossa, anch’egli varesino. Fui scelto per il team di Azzurra e arrivammo terzi alla Luis Vuitton Cup, ad un passo dalla qualificazione per la finale».

Azzurra era l’unica barca italiana e Cino Ricci era considerato uno dei migliori skipper al mondo. Per lei fu la conferma di far parte dei migliori al mondo. L’esperienza si ripeté poi nell’86-’87 sempre con la barca italiana.
«Andammo in Australia a regatare, avemmo meno fortuna ma fu comunque una grande esperienza. Poi ci fu l’impegno col Moro di Venezia quando vincemmo la Luis Vuitton e andammo a gareggiare con i detentori dell’America’s Cup che erano gli americani. Perdemmo con onore ma fu l’esperienza più significativa».

Dopo il Moro lei cambiò segmento. Basta Coppa America e passaggio alle barche maxi da 25 metri. Perchè?
«Lo spirito di competizione che mi animava mi faceva trovare la Coppa America troppo lunga e senza grosse soddisfazioni per tre anni mentre altre categorie ti danno soddisfazioni più immediate. Per la Coppa America continui ad allenarti per anni per poi arrivare a gareggiare solo alla fine. Così dal ’92 al 2000 ho regatato su queste grandi barche. Nel 2001 poi ho vinto il campionato del mondo Melges 24 con Flavio Favini».

Oggi lei fa parte delle scuole di vela autorizzate da Luna Rossa e commenta la Coppa America per la Tsi. Come si sente in questi nuovi ruoli e che cosa ha portato sul suo lago delle grandi regate disputate in giro per il mondo?
«Mi trovo molto bene, anche se aspetto Flavio per ripartire di nuovo sui Melges 24, spero il più tardi possibile per lui visto il suo impegno su Mascalzone Latino. Sul Lago Maggiore porto l’esperienza di una vita a vela e cerco ogni giorno di avvicinare i ragazzi a questo sport che dovrebbe essere alla base del nostro vivere qui sul lago. Con Luna Rossa, inoltre, abbiamo la certificazione di essere una scuola di vela seria e affidabile con grandi competenze e voglia di portare più gente possibile in barca, almeno una volta».

Il fatto che il lago Maggiore abbia prodotto lei e Favini fa ben sperare per i nostri giovani velisti che ora stanno crescendo con voi. Vedremo altri talenti oppure rimarrete due mosche bianche?
«Io credo che si possa fare molto di più: se ci fosse un maggiore coinvolgimento del territorio nelle scuole di vela a partire da quelle con corsi gratuiti, penso che di campioni ne verrebbero fuori più di frequente. Abbiamo un lago splendido dove imparare, ci sono opportunità importanti nella vela e devono essere colte. Per molti è ancora uno sport elitario ma i costi si sono ridotti moltissimo e non si spende di più di una giornata sugli sci»

Tornando, per finire, alla Luis Vuitton Cup di quest’anno. Tre barche italiane non sono una follia? Non sarebbe stato meglio convergere gli sforzi su una barca sola?
«Troppi sponsor e diverse tradizioni velistiche impediscono questa convergenza. È una tendenza dell’Italia che si può non condividere ma che neppure si può definire una follia. Sicuramente +39 mi sembra la barca meno in grado di affrontare una competizione così impegnativa e quindi non andrà molto lontano. Purtroppo questa situazione si ripete già dal secondo anno in cui abbiamo partecipato come nazione alla competizione. Se nel’83 c’era solo Azzurra, l’anno dopo c’erano tre consorzi di cui uno ha mollato quasi subito, mentre Italia prese parte alle regate senza grandi risultati».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 aprile 2007
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