La pista ciclabile non smette di far parlare di sè

Nuovo sopralluogo dei consiglieri provinciali del centrosinistra: "Soldi spesi male, appiattiti su posizioni inspiegabili"

«Una grande idea». È il commento, volutamente ironico, di Dario Contini (foto a sinistra), disabile costretto in carrozzina, invitato dai consiglieri provinciali di minoranza del centrosinistra a provare il tratto di pista ciclabile di Cazzago Brabbia. Non sono arrivate frotte di associazioni, né numerosi portatori di handicap, ma uno solo, “utilizzato” come prova vivente delle ragioni di chi si oppone alla realizzazione del sottopasso e del tratto cazzaghese: «Come sempre si fanno progetti in grande stile – commenta Contini  -, rovinati da scelte sciagurate come questa. Si vede che avevano tanti soldi da spendere». «La spesa è stata doppia rispetto a quanto preventivato – ha detto Gian Pietro Ballardin (foto), capogruppo dell’Ulivo in Provincia -, abbiamo detto in commissione a suo tempo che era un progetto senza senso, ma non ci hanno dato retta e questo è il risultato». «Per farla così – rincara la dose Manolo Marzaro, consigliere provinciale Ds -, sarebbe stato meglio non farla proprio: la Provincia si è appiattita sulle posizioni del Comune, che ha scelto questo percorso vicino alla provinciale senza dare spiegazioni. Su questa strada (la Provinciale 36) passano un numero infinito di macchine, voglio vedere quando sarà necessario allargare la sede cosa risponderanno». Presenti all’ennesimo sopralluogo anche altri consiglieri provinciali di minoranza: Vittorio Solanti di Rifondazione Comunista, Paolo Rizzolo della Margherita e Marco Giudici dei Ds. Con loro fanno la loro comparsa anche le bandiere del Polo Civico di Centro, vera novità da queste parti: le elezioni si avvicinano. «La pista sarebbe dovuta passare vicino al lago – commenta ancora Marzaro (foto) -: da Bodio è la prosecuzione naturale, la gente già ci passa e arriva in centro al paese da lì. Sono stati spesi soldi inutili: 1.130.000 euro più 98 mila più 24 mila: se ne potevano spendere la metà». 

Defilato, ma vigile, anche l’architetto Roberto Bonelli, responsabile della progettazione della pista ciclabile: «Abbiamo fatto il meglio possibile – ha detto -, dando ai ciclisti anche la possibilità di passare per il peduncolo ciclabile che collega la pista con il centro del paese. Abbiamo ricevuto apprezzamenti da più parti. Noi abbiamo migliorato una situazione problematica con una soluzione concreta come quella del peduncolo». «Sul fatto che la pista dovesse o meno passare dal lago non ci voglio tornare, spero di essere stato chiaro nelle mie spiegazioni – commenta Massimo Nicora, sindaco di Cazzago Brabbia -. Trovo squallido il metodo scelto dai consiglieri provinciali di minoranza: la disabilità non è di destra né di sinistra, usare persone in questo modo è triste. Il peduncolo era previsto dal Prg ed è stato adottato nel disegno contestualmente e organicamente a quello della pista ciclabile proprio per ovviare ai problemi che i disabili potevano riscontrare nel tratto in corrispondenza del sottopasso».  

Sulla pista anche alcuni passanti. I commenti si sprecano, tra accuse lanciate a tutto e tutti e vere e proprie critiche al progetto in quanto tale: «Da Bodio la gente va dritta a Cazzago Brabbia, passando per il paese – spiegano due anziani di passaggio -: il problema è che qui non ci si schioda dalle proprie idee, sono di marmo e chiusi. Noi siamo arrivati da Varese 37 anni fa ma siamo ancora forestieri: la pista in tanti non la volevano e in tanti non la digeriranno mai. Oltretutto è stata fatta in maniera desolante: spunta al cimitero sulla strada, è pericolosissima. Poi passa dal centro: vogliamo vedere quando in paese ci saranno i tavolini fuori dai bar da dove passeranno le biciclette». L’ennesimo atto della querelle sulla pista: la sensazione è che non smetterà mai di far parlare di sé, volenti o nolenti.  

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 aprile 2007
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