La Russia in “presa diretta”

A raccontarla, alcuni dei giovani imprenditori che ci sono andati. E che hanno raccontato lle prospettive di business ma anche il loro diario di viaggio

Il primo impatto, in una missione collettiva come quella che Univa e Provex hanno appena organizzato, è quello della razionalizzazione delle esperienze: dati produttivi, contatti con le amministrzioni, prospettive di business vengono passate al vaglio e riportate nella loro logica generale.
Ma ogni missione che si rispetti è innanzitutto fatta con gli occhi e il cuore degli imprenditori che vi partecipano, e tornano con delle impressioni, delle speranze, degli stimoli nuovi.

A maggior ragione in occasione in questo viaggio in Russia alla scoperta delle città al di fuori di Mosca, che ha visto protagonisti i giovani imprenditori dell’unione Industriali varesina: sui quali cade la responsabilità, come ha sottolineato il presidente Alberto Ribolla, di «Prendere visione di un paese che può rapprsentare il futuro a medio termine delle loro aziende». Ma che più di altri, sanno guardare positivamente al futuro. E che così hanno fatto.

La prima a parlarci della sua esperienza è stata Sabrina Merletti, della Meccanica Merletti di Arsago Seprio, che ha esordito: «La meccanica Merletti è un’industria meccanica aeronautica: e a Stupino (centro di grandi industrie aeronautiche russe dove i giovani industriali sono andati in visita, ndr) siamo capitati a fagiolo, anche se non lo sapevo prima: una meta inaspettata e una piacevolissima sorpresa, dove ho visto un’apertura vera di collaborazione. Potrei dire che con la mia azienda la città era già “preparata all’argomento”. la tecnologica russa nel settore è molto avanzata, ma c’è una grande  possibilità di collaborazione: ho visto una volontà concreta di costruire insieme un futuro».

Si immagina già come?
«
Noi vorremmo procedere per step: innanzitutto pensiamo solo a presentarci ad eventuali clienti interessati alla nostra attività meccanica. Noi siamo una piccola azienda familiare, abbiamo ovviamente un rapporto con Agusta e Aermacchi, ma esportiamo anche in Europa, soprattutto in Finlandia e Portogallo. Questo è l’oggi. Ma non nego che il viaggio in Russia mi ha prospettato un futuro molto diverso e concreto: costruire  un capannone anche là, lavorare in collaborazione con le grandi menti che ci sono in quel luogo e produrre per l’indotto locale. Con una logica che non ha niente a che vedere con la delocalizzazione, ma con l’accrescimento e l’espansione della nostra produzione».  

Da come parla, sembra sia andata molto bene, la missione…
«Sono davvero molto soddisfatta di questa possibilità offerta: e se non fossi andata là non avrei potuto conoscerla. Non ho portato a casa biglietti da visita, ma in compenso ho lasciato tante mie brochures…Ho trovato contatti molto interessanti».

Quali sono invece le impressioni di viaggio?
«Ho trovato un paese completamente differente dal nostro, e anche da tutti gli altri che avevo frequentato prima per lavoro. Penso che l’immagine più emblematica di ciò che ho visto è la piazza Rossa, che è per davvero il simbolo della città: che da una parte ha il Cremino,  con tutto quello che racchiude: il mausoleo di Lenin e il passato comunista e Sovietico. E dalla parte opposta i magazzini Gum, tempio del commercio di lusso con marche come Ferrari e Dolce e Gabbana. Tutto questo nello spazio di una piazza. Simboli tra loro lontani ma oggi molto vicini».

Stessa opinione entusiasta anche per Chiara Radrizzani, della  Adr di Uboldo  «Noi siamo un azienda meccanica rivolta al settore agricolo: costruiamo assi per macchine e rimorchi. La Russia, che ha estensioni grandissime, è in debito alimentare e una delle principali linee di sviluppo è quella di investire nell’agricoltura, il che significa per loro meccanizzare. Per questo troviamo che per noi la Russia sia un gran mercato potenziale. Ma mi sembra lo sia anche per molti altri, non solo per noi»

Quanti biglietti da visita ha portato a casa?
«Io? Tanti! Non saprei dirle il numero, ma parecchi: anche di investitori italiani in Russia, contatti utili per farsi dire come muoversi da chi ha percorso prima la stessa strada. Ma anche del sindaco di Stupino. Noi conosciamo già l’Europa dell’est, abbiamo già una azienda in Polonia da 12 anni. Circolano “leggende” sul fatto che la Russia sia un paese difficile: da un certo punto di vista è vero, soprattutto per le formalità burocratiche. Ma sono argomenti di cui anche noi ce ne intendiamo abbastanza… Anche il problema del trasporto sulle strade e quello della dogana sono grossi: ma poter produrre là permette una localizzazione strategica di fronte a un mercato potenzialmente enorme. Non sono certi i prezzi bassi di produzione che ci attirano, per quello basterebbe la nostra azienda polacca».

Qual è il suo ricordo di viaggio? 
« Mi è rimasto impresso il grande divario che c’è tra Mosca e i paesi limitrofi: come esce dalal capitale, non trova praticamente più strade degne di questo nome. C’è una grande differenza sociale tra ricchi della capitale e il resto del paese: e finchè ci sarà questo grosso divario e ci sarà incapacità a trasferire la ricchezza e ridistribuirla, quel paese difficilmente riuscirà a crescere davvero».

Un po’ diverso invece il sentimento di  Roberto Caironi della Fias di  Gorla Minore:  «La Fias è  una fonderia di acciai speciali, in Russia siamo andati senza avere idee precise su cui avremmo trovato. E, dico la verità, abbiamo trovato realtà interessanti, fatte di persone ben disposte ad aiutare chi volesse raggiungerli là. Si tratta senza dubbio di un mercato in espansione notevole, per quel che riguarda il nostro settore: ma noi in questo momento non siamo ancora nelle condizioni di trasferire una sede produttiva da quelle parti. Non produciamo grandi serie e inoltre l’alta qualità che ci viene richiesta sarebbe difficilmente gestibile là. Però non bisogna mai dire mai, il futuro può riservare sempre sorprese».

Che impressione ha tratto, da quel paese? 
«Che la Russia è un paese dalla doppia faccia:  Mosca è molto ricca ma i suoi sobborghi sono molto poveri. Forse proprio lì andrebbe ricercata questa potenzialità, per la dinamicità che già esiste. Tanto per intenderci: guardando il cielo ne ho viste tante, di gru. E questo è un segnale forte».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 aprile 2007
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