“La Russia sembra l’Italia degli anni ’70”

Il mercato russo è interessante per le imprese varesine. La conferma arriva dagli industriali, appena tornati da una missione a Mosca e dintorni

Sono tornati con grandi speranze dalla Russia, gli imprenditori varesini di Univa. Una missione che li ha occupati per tre giorni, dall’1 al 3 aprile scorsi, e ha toccato la capitale Mosca ma anche Stupino, una città di 75.000 abitanti a 90 chilometri da Mosca dove ci sono già importanti industrie italiane come la Mapei, la Marazzi Group e la Atlas Concorde. Industrie che non hanno semplicemente spostato le loro produzioni in un paese più economico, ma si sono al contrario aperte ad un mercato che sta crescendo vertiginosamente aggiungendo sedi produttive: «Le scelte fatte dal Gruppo Concorde e dalla Mapei sono state molto istruttive. – ha osservato Alberto Ribolla, Presidente dell’Unione Industriali – Confermano infatti che in Russia ci si va non per abbattere i costi di produzione, che sarebbero in realtà penalizzati dai non favorevoli aspetti logistici e doganali, ma per presidiare un’area di mercato che si sta velocemente aprendo per quanto riguarda sia i consumi, sia le forniture dirette alla nascente industria privata locale e alla modernizzazione del sistema infrastrutturale. Non si tratta dunque di delocalizzare, ma di effettuare una localizzazione strategica che è già stata attuata da altri investitori di altri paesi europei».

Questo significa che la delegazione Univa partita in missione, e formata da alcuni membri del Consiglio direttivo dell’Unione Industriali e del Consiglio Direttivo del Gruppo Giovani Imprenditori, guidati dal presidente Univa Alberto Ribolla e da quello di Provex Carlo Gallazzi oltre che ai rappresentanti di Intesa San Paolo, è andata a scoprire come è possibile fare del bene a sè stessi, aumentare le proprie dimensioni, scoprire un nuovo mercato – magari destinato ai consumatori di fascia media, quelli che in Russia stanno crescendo di più – e riuscire pure a far del bene a un mercato che si sta aprendo in questi anni e che, come raccontano gli imprenditori che ci sono andati «sembra l’Italia degli anni ’70».

C’è da intendersi: andare in Russia per aprirsi a quel mercato non è una passeggiata. Ma è decisamente più semplice che rapportarsi con i paesi "alla moda" del momento, Cina e India. Ed è altrettanto promettente: tant’è vero che l’Unione Industriali varesina, a 18 mesi dall’apertura di Punto Russia, il loro sportello per le imprese moscovita, ne approfitta per tirare dei risultati più che lusinghieri. I dati della bilancia commerciale tra Varese e la Russia sono, per esempio, raddoppiati negli ultimi cinque anni. E i dati della struttura industriale indicano che siamo di fronte ad un momento favorevole per le piccole imprese italiane: «In Russia c’è ancora una netta prevalenza di grandi imprese, quelle nate durante il dominio sovietico – ha spiegato Ribolla – E’ un tessuto industriale poco diversificato, incentrato in gran parte su siderurgia ed energia, incapace ancora di produrre beni di consumo competitivi e attrattivi sul piano commerciale. Per questo motivo la Russia si sta aprendo agli investimenti stranieri, che stanno crescendo ad un tasso assolutamente ragguardevole:+41,9% nel primo semestre 2006 rispetto allo stesso periodo del 2005».

Ma il mercato non è semplice, come sempre quando si esplorano paesi nuovi: «Quello russo è un mercato impegnativo – avverte infatti Carlo Gallazzi, industriale tessile e presidente di Provex – nel quale non basta fare del "mordi e fuggi": occorre investire, essere presenti in modo continuativo ed avere la pazienza di attendere. Lo sapevamo, ed è per questo che abbiamo dato vita a PuntoRussia: una realtà stabile, a disposizione delle piccole e medie imprese varesine di qualunque settore. I risultati cominciano ora a vedersi, e questo ci spinge a continuare. Tanto è vero che abbiamo rafforzato la nostra presenza su Mosca trasferendoci dalla prima sede, più decentrata, a una in una zona più centrale, a pochi minuti a piedi dalla Piazza Rossa. E i nostri obiettivi futuri sono quelli di andare oltre la città di Mosca. E’, infatti, profondamente diverso il mercato moscovita da quello di tutto il resto della Russia, e sta sempre di più giocando la partita in proprio» .

Una partita che vale la pena di giocare a lungo termine, ed è per questo che la gran parte della delegazione era composta da rappresentanti dei giovani imprenditori: che ne hanno tratto considerazioni incoraggianti.
«Non ero mai stato a Mosca, non conosco quel mercato, ma sono invece presente da sedici anni sul mercato cinese – ha commentato Carlo Vanoni, Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriali varesina – e il confronto tra le due realtà mi fa pensare che oggi, mentre la Cina si trova già in uno stadio in cui la domanda è ormai rivolta anche ai prodotti della cosiddetta industria leggera, come i prodotti della moda o i beni durevoli, la Russia abbia ancora soprattutto necessità di beni legati all’industria di base, come edilizia e macchinari. E, perdipiù, anche in Russia esiste una fascia crescente di popolazione benestante che è affascinata dal made in Italy».
Insomma, un mondo tutto da esplorare, per davvero, che ha bisogno di quasi tutto ciò che produciamo noi, e a tra ore da casa.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 aprile 2007
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