Lettera a Primo Levi

Delia Cajelli scrive all'autore di "Se questo è un uomo", "scoperto" vivendolo nel teatro

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Delia Cajelli, instancabile animatrice della scena teatrale bustese, indirizzata a Primo Levi (1919-1987), autore che ha "conosciuto sul palco" mettendo in scena il suo memorabile racconto dell’esperienza del lager – "Se questo è un uomo".

Caro Primo,

ci sono incontri nella vita “occasionali”, quelli che non hai cercato e che però ti segnano poi per sempre; ogni giorno il mio lavoro consiste nel confrontarmi con gli autori, i più sono scelti da me al fine di mediarne le opere e ce ne sono altri (pochi) nei quali mi imbatto “su richiesta”.

In te, mi sono imbattuta “dietro richiesta”…

C’era la celebrazione di una sera, quella dell’anniversario della morte. Era il 1997…Fu una serata magica, profonda, misteriosa; avevo inventato un itinerario da percorrere all’interno della tua “esperienza“, unica…

C’erano gli allievi della scuola di recitazione che testimoniavano con le tue parole e c’ero io che tentavo di fare da guida… Due ore vissute tutte d’un fiato, in un’atmosfera rarefatta ed immobile… Alla fine il pubblico piangeva commosso; li avevi conquistati tu con la forza del tuo racconto fatto di verità… il linguaggio chiaro e asciutto di chi non ha bisogno di costruire niente. «Mi pare superfluo aggiungere che nessuno dei fatti è inventato», scrivi così nella prefazione a Se questo è un uomo.

Allora non sapevo che quella sarebbe stata la nostra “prima volta”… Non sapevo che ci sarebbero state centinaia di altri incontri tutti condotti da me e dagli attori con la indispensabile tensione emotiva che deve accompagnare sempre chi ridà “voce” a chi non c’è più…

Da allora, ogni anno riservo un importante segmento del mio lavoro al raccontarti agli altri, coadiuvata dagli attori della compagnia AT.Theatre, ai quali sempre ricordo che questo non è uno spettacolo come gli altri… è qualcosa di più… è reiterare la memoria, quella memoria, che per “Voi” era stato l’unico impegno etico… Scrivi: «Se questo è un uomo, è un libro nato dal bisogno di raccontare agli altri, di fare gli altri partecipi, nato da un impulsoimmediato e violento, tanto da rivaleggiare con gli altri bisogni elementari».

Un ricordo… a Como una studentessa mi chiese se ero la moglie di Levi. «Perché?» – le domandai e lei mi rispose: – «Perché ne ha parlato con tanto affetto…» -

Credo nella numerologia (anche Dante Alighieri ci credeva) il tuo numero, quello di Auscwitz, il 174517, contiene due volte il 17… Da quando ti frequento è diventato, me nolente, il mio portafortuna sia delle ore liete che di quelle drammatiche… Che significa? Mi piace credere che è il tuo modo di starmi vicino… Grazie…

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 aprile 2007
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