No di Legambiente ad un nuovo inceneritore

“Il futuro di Milano si chiama raccolta differenziata e più compostaggio”

Costruire nuovi inceneritori non serve: è ora di investire nella raccolta differenziata dell’umido nel capoluogo e nella costruzione di nuovi impianti di compostaggio in provincia. Questa la via tracciata da Legambiente riguardo alla possibilità di un nuovo inceneritore. Le previsioni contenute nel piano provinciale di gestione dei rifiuti presentato nel gennaio 2007 dicono che nel 2011 la raccolta differenziata dovrebbe raggiungere il 52,7% mentre nel 2004 era al 42,8%, quasi dieci punti in più: un obiettivo ambizioso ma realistico, a condizione che la città collabori.

"La scelta di costruire un nuovo forno inceneritore, oltre a fare insorgere gli abitanti del Parco Sud dove verrebbe localizzato, è un investimento sbagliato – è la reazione di Legambiente, affidata alle parole del presidente regionale Damiano Di Simine – se l’obiettivo deve essere l’autosufficienza di Milano in materia di rifiuti, quello che occorre è il potenziamento della raccolta dei rifiuti organici e la realizzazione di nuovi impianti di compostaggio". I dati sui rifiuti raccolti nel 2004 ci dicono che in provincia di Milano la produzione di rifiuti organici è pari a 179.431 tonnellate di cui il 38% viene smaltito entro i confini provinciali mentre il 62% – pari a 111.292 tonnellate – viene trasportato fuori dalla provincia milanese. Ma all’appello dei comuni che attuano la raccolta differenziata della frazione organica manca proprio Milano, città che da diversi anni ha abbandonato questa raccolta che consente di fare il necessario "salto di qualità" nella gestione dei rifiuti. I modelli a cui ispirarsi non mancano: Torino ad esempio ha intrapreso solo da un paio d’anni la strada della raccolta differenziata dell’umido e ha già raggiunto il 35,3%, superando Milano ferma da anni attorno al 31%.

"Per non parlare della falsa convenienza della termovalorizzazione – rincara la dose Di Simine -. Con la riduzione drastica degli incentivi alla produzione energetica da termovalorizzazione, il business dell’incenerimento è finito, non si fanno più soldi facili vendendo energia da rifiuti, occorre invece sviluppare strategie più intelligenti e integrate per la loro gestione, che prevedano la combustione solo per le frazioni non diversamente valorizzabili".

A cura di Legambiente Lombardia

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 aprile 2007
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