«Noi ragazzi possiamo combattere la mafia. Iniziamo da internet»

Gli studenti del liceo Tosi riuniti in assemblea hanno discusso di mafia e illegalità. Ospiti, il vicequestore Blandini, Aldo Pecora e Pino Martinez

«La mafia non è una questione solo di "noi terroni" ma riguarda anche voi lombardi. Noi ragazzi abbiamo la possibilità di fermarla: non tiriamoci indietro» Con questo appello Aldo Pecora, giovane calabrese fondatore del movimento Ammazzatecitutti sorto all’indomani dell’omicidio Fortugno, ha invitato i ragazzi del liceo scientifico Tosi di Busto a mobilitarsi per arginare quel parastato che è potuto fiorire in Italia grazie alla connivenza del piano politico e all’omertà dei cittadini.

L’occasione è stata l’assemblea studentesca indetta da Massimo Brugnone e dedicata alla lotta alla mafia e alle sue vittime, da Falcone a Borsellino a Puglisi: « Ho voluto organizzare questo incontro sia perchè è un problema che sento, date le mie origini siciliane, sia perchè comunque anche qui non viviamo avulsi da queste dinamiche. Io, per esempio, mi domando come mai, nonostante le forze dell’ordine sappiano perfettamente chi sia e dove si incontri la delinquenza, non riesce a debellare questo fenomeno criminoso. Noi viviamo in un ambiente sicuro e ci sentiamo protetti, ma rimangono sacche d’ombra inquietanti…».

Ospiti dei ragazzi del Tosi, oltre Aldo Pecora, c’erano il presidente del comitato intercondominiale Brancaccio Pino Martinez, che sta portando avanti l’operato di Don Pino Puglisi, e il sostituto commissario responsabile dell’anticrimine di Busto Alberto Blandini: «Che la mafia sia presente anche nelle nostre zone è confermato. La presenza di Malpensa ha reso Busto crocevia di numerosi traffici. In città, inoltre, c’è una comunità di gelesi: si tratta di circa 20-30.000 persone tra cui ci sono anche parenti della mafia siciliana.  Nonostante le ridottissime dimensioni del nostro ufficio, in dieci anni siamo riusciti a portare avanti tre operazioni importanti in cui sono finiti numerosi mafiosi. L’ultima risale a qualche mese fa e ed era incentrata sul racket nei cantieri edili».

Come facciamo noi ragazzi a fermare la mafia? Chiede ad Aldo Pecora una ragazza del pubblico:« Iniziamo ad essere consepevoli che abbiamo dei diritti e che non ci occorrono  "favori". Una prestazione sanitaria, un documento, una condotta fognaria sono nostri diritti e non dobbiamo elemosinarli da chi domani ci chiederà il conto. Cominciamo a sgretorale la cultura della raccomandazione. Abbiamo, inoltre, un’arma potentissima: internet. Non la sciupiano inserendo le bravate o le vigliaccate. Possiamo utilizzare la rete per diffondere il nostro pensiero, i valori in cui crediamo, la legalità che vogliamo a garanzia della nostra dignità. Oggi non ci sono più mafiosi con la coppola e la lupara. I giovani mafiosi si sono preparati alla Bocconi, specializzandosi ad Harvard. Sanno gestire internet movimentando capitali e stringendo accordi pericolosi. Se non riusciamo a scalfire questo parastato, domani gli uomini della mafia organizzata gestiranno piazza Affari, la magistratura, la politica. Il futuro dipende da noi. Non assistiamo indifferenti. Non facciamo come chi ci ha preceduto condannando a morte gli eroi della nostra era: Falcone , Borsellino, Padre Puglisi, Scopelliti».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 aprile 2007
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