“Non spegnete la voce di Luce”

Dai lettori di VareseNews il sostegno alla redazione del settimanale cattolico

Caro Marco,
da vecchio cronista seguo con dispiacere le vicende del "Luce" attraverso i comunicati del comitato di redazione. Dispiacere e rimpianto perchè la voce della stampa cattolica a Varese si è fatta sentire chiara e forte in tante occasioni importanti. Bene hai fatto ad aprire un blog. La Chiesa ci insegna a sperare nella Provvidenza. Nell’attesa che essa si materializzi, tutta la mia vicinanza ai colleghi.

Gianni Spartà
 

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Caro direttore,

 

voglio unirmi anch’io alle voci di coloro che paventano la ‘chiusura’ del settimanale ‘Luce’.

Ho seguito con attenzione il suo progressivo liberarsi da contenuti e stile che qualcuno definiva sbrigativamente simili a quelli di un bollettino parrocchiale. Ho apprezzato e apprezzo molto l’attenzione per i problemi locali e la ‘misura’ dei giudizi.

Difficoltà economiche pare siano all’origine di quanto si teme.

Ma queste avrebbero una incidenza così determinante da prevalere sulla necessità culturale e civile delle espressioni di stampa locali e di questa specifica espressione di stampa?

Vi è ancora –oggi- un ruolo per un settimanale locale?

La stampa nazionale (anche quella di matrice religiosa) non può che essere approssimativa e generica sui temi di vita della città-dispersa dove, in un quadro complessivo sempre più globalizzato, si giocano i destini di tutti noi che abbiamo sete di relazioni interpersonali e di ‘luoghi’ per costruire progetti comuni.

Il nostro settimanale è uno di questi ‘luoghi’: che può dar conto delle esperienze compiute, che può essere strumento di iniziative sociali preziose.

Senza questi ‘luoghi’, senza questi strumenti di orientamento locale la comunità rimane sempre più sola e abbandonata sotto l’incessante martellare di avvenimenti di fronte ai quali si sente impotente ed inutile.

Occorre quindi, a mio avviso, anziché arrenderci dichiarando la nostra inadeguatezza di forze, affinare lo strumento, farlo conoscere per quello che è e che può ancora meglio essere, affrontare le difficoltà economiche con un rilancio ulteriore di solidarietà, di qualità, di proposta.
Ovidio Cazzola

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Egregio direttore,
chi le scrive ha lavorato nei giornali locali per 23
anni. Compreso il Resegone, il settimanale cattolico lecchese, legato al Luce che ora è in balia della crisi.
Quanta ipocrisia in questi giorni. Leggiamo appelli affinchè il giornale non venga chiuso, ma quanti di coloro che oggi lanciano appelli e si stracciano le vesti per
la possibilità che una testata venga chiusa hanno acquistato anche solo una copia del giornale negli ultimi anni? Siamo purtroppo alle solite.
Da una parte esistono testate che non riescono ad affrontare i cambiamenti radicali che il mercato impone, dall’altra chi inneggia al giornalismo e alla pluralità dell’informazione senza aver mai acquistato una sola copia del giornale a rischio "collasso" per troppi debiti. Mi viene in mente una signora lecchese che, il giorno dopo la
morte di Papa Giovanni Paolo II si presentò in un’edicola del centro di Lecco e rimase "scandalizzata" dall’apprendere che era arrivata una sola copia dell’Osservatore Romano. E rimase ancora più scandalizzata
nell’apprendere che quella appena venduta era stata l’unica copia che il suddetto giornale aveva venduto negli ultimi 25 anni.
Insomma: i giornali non possono vivere senza lettori, e non serve protestare quando chiudono se sino a quel giorno sono stati soltanto fugaci apparizioni da locandina.

Franco Ghezzi
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Caro Direttore,
le notizie sulle difficoltà di LUCE mi hanno colpito come un pugno allo stomaco, anche perchè, per il sottoscritto è una notizia improvvisa e non attesa. Un passo indietro; ho conosciuto il settimanale varesino circa 15 anni or sono quando, un mio concittadino, ora grande amico fu vittima di una grossa disaventura, e a mio parere ingiustizia, ed io con pochi altri prendemmo pubblicamente le sue difese. Bene in quel momento il LUCE ci mise a disposizione le sue pagine per esprimere le nostre idee e perplessità sulla vicenda. Non sto a farla lunga, quei pochi che mi conoscono sanno come la penso, ma sarà forse per i miei lontani trascorsi di vecchio corrispondente da Besozzo per La Prealpina, sarà per il mio convincimento che lega indissolubilmente i giornali, di qualsiasi tendenza, alla Libertà, stà di fatto che ogni qualvolta sento che un giornale, comunque fatto, sta per cessare la pubblicazione è come se venisse a mancare un fratello. Io non so cosa posso fare in concreto in futuro, sono un piccolo imprenditore nel campo della consulenza automobilistica e le copie vendute dal LUCE sono comunque apetibili per raggiungere una vasta clientela, ma bisogna fare anche in modo di far quadrare sempre i conti; so però cosa farò da subito: sottoscrivo 10 abbonamenti annuali, 2 per i miei uffici di Gavirate e Varese e gli altri destinati ai nostri più importanti Clienti. A proposito, per chi volesse fare altrettanto le coordinate per sottoscrivere l’abbonamento sono: Banca Popolare di Bergamo Agenzia di Varese ABI 5428 CAB 10801 c/c 48699 cin H.
Cordialmente
 
Enzo Giampaolo Zuin
Amministratore Delegato Studiozeta s.r.l.

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Desidero unirmi all’appello a favore del "Luce", cui ho collaborato, in anni giovanili, con lo pseudonimo di Irnerius. Mi riferisco al periodo in cui -siamo nel ’73- veniva approvato un nuovo piano regolatore, che sostituiva quello, ultrapermissivo, degli anni 60, che prevedeva una città di 500.000 abitanti. Per far passare il nuovo piano, più rigoroso, l’allora assessore all’urbanistica, prof.Luigi Ambrosoli-il noto storico scomparso qualche anno fa-dovette pagare un forte prezzo al partito della speculazione, ben rappresentato, sia nel suo partito-il PSI-sia nella DC. Ebbene sul "Luce"-anche grazie all’indimenticabile don Sandro Dell’Era- trovai spazio per denunciare liberamente gi scempi edilizi che si cercava di porre in atto, nelle more dell’adozione del nuovo piano-anche se era assai difficile fermarli. Voglio ricordare -per tutti-il caso di villa Trolli, distrutta-malgrado un vincolo- con la complicità della soprintendenza-per far posto ad un pretenzioso condominio. Della villa conservo un affresco del Montanari, che stava all’ingresso, e che sono riuscito ad acquistare poco prima della demolizione, assieme a parte della biblioteca. Vi fu poi un processo penale, promosso-su mia denuncia-dall’attuale presidente di sezione della corte d’appello di Milano, dr.Aliquò Mazzei, allora giovane pretore, contro il quale fu inviato anche un esposto al CSM. Il processo si concluse con la condanna di due noti professionisti varesini-uno, ahimè, esponente di Italia Nostra-legati ai partiti di cui si è detto, per deturpamento di bellezze naturali.
Il mio attaccamento al giornale nasce anche dal fatto che mia mamma era parente del fondatore, don Carlo Sonzini. Ogni tanto mi portava a trovare lui-vecchissimo-nel suo appartamento, presso la Casa San Giuseppe, in via Donizzetti, per farmi benedire. Non so con quali risultati.
                                                                                                                                                        Mario Speroni

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caro Direttore,
concordo con te, ‘Luce’ non deve morire. Qualche anno fa, in ambito di settimanali cattolici, il motto era: ‘Dalla Buona Stampa alla stampa buona’. ‘Luce’ ha preso alla lettera l’ìndicazione, è diventato un settimanale d’approfondimento di tutto rispetto, realizzato da professionisti, espressione sì del mondo cattolico ma niente affatto clericale col paraocchi. Leggere per credere.
E’ Stampa Buona, eppure non vende. Quando era Buona Stampa lo si comprava per lo più per dovere, oggi il piacere della lettura latita. Non solo nel caso di ‘Luce’. Che fare? Trovatemi un giornale che non abbia problemi economici. I potenziali lettori di ‘Luce’ devono svecchiare la loro idea sul settimanale: non è un bollettino parrocchiale allargato.
I padroni di ‘Luce’ ci pensino a lungo, prima di zittire una voce con una storia quasi secolare.
Carlo Zanzi

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Caro direttore,

le nubi che si addensano sul Luce non possono non preoccupare tutte le persone che vedono nel pluralismo informativo il tratto caratteristico delle società democratiche. La scomparsa di un giornale – ma spero tanto che non sia così – non è una perdita soltanto per chi in qualche modo si identifica con la sua linea editoriale complessiva ma per tutti, dunque anche per i suoi avversari e contestatori. E’ un vulnus all’intera collettività .Lo è in modo particolare per il quasi centenario "settimanale cattolico" che è stato, nella sua lunga vicenda, testimone di tutte le stagioni della storia in cui si è costruita l’identità complessiva dei nostri territori e di brani importanti dell’Altomilanese. Con alterne fortune editoriali, il Luce è stato comunque un punto di riferimento, una voce mai banale con cui misurarsi, un testimone puntiglioso di cui tenere conto. Negli ultimi decenni poi ha fatto passi da gigante come prodotto editoriale imboccando la strada, con pacatezza e rigore, tutt’altro che semplice dell’approfondimento locale.Una scelta difficile e coraggiosa nell’ora dell’overdose informativa in cui è sempre più difficile farsi largo tra notizie, commenti,bufale e assurdi sensazionalismi. Anche nel giornalismo della porta accanto che resta sempre uno dei più delicati da praticare. A Varese poi… Solidarietà dunque piena e totale al direttore Clementi e al coraggioso e simpatico gruppo redazionale.
Consentimi infine un ricordo personale tra i più cari. Nel ’63 quando Monsignor Rossi fu nominato vescovo di Tortona, l’indimenticabile don Sandro Dell’Era, al tempo canonico di San Vittore e l’allora direttore Don Soggetto, chiesero a me giovanissimo direttore della redazione varesina del periodico studentesco Michelaccio, di preparare un inserto speciale su carta patinata dedicato al grande avvenimento cittadino. Una grande responsabilità che cercai di onorare al meglio con la collaborazione di Don Tiziano Arioli, intelligentissimo e arguto insegnante di religione del Liceo Classico Cairoli dell’epoca. Il tutto nell’indimenticabile tipografia di via Cavour sotto la regia del direttore dell’impianto, il burbero, paterno e competentissimo Egidio Persenico.
Cesare Chiericati

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Gentile Direttore,

raccolgo al volo il tuo appello per esprimere quanto le intenzioni di mettere a tacere una delle voci più autentiche della nostra provincia mi turbi.
Come Ombretta Diaferia, che a metà degli anni ottanta ha potuto iniziare a sperimentare la sua penna proprio su Luce, vorrei segnalare che è stata una delle testate che meno mi hanno condizionata nell’espressione.
Come "donna di comunicazione", che da vent’anni si occupa di portare alle redazioni informazioni, vorrei esaltare l’opera di una testata unica nel suo genere, ma, soprattutto, in provincia per l’approccio "etico" e "indagatore" con gli uffici stampa. Non mi è mai capitato di rapportarmi su tutta la nazione con una redazione che, a ricevimento delle informazioni, abbia subito fatto seguire una telefonata dove si chiedeva esplicitamente chi, cosa e perché stavo promuovendo e se oltre alla cartella stampa si poteva contare anche su un’intervista, in cui poi il giornalista sviscerava ogni aspetto, dopo aver personalmente e accuratamente ricercato informazioni altre da quelle che stavo sottoponendo.
Come fondatrice di abrigliasciolta, che dal 2004 ha potuto contare e conta tutt’oggi sulla seria collaborazione del settimanale cattolico, vorrei ringraziare il lavoro di questa redazione, che ha sempre puntualmente ricercato le informazioni presso di noi e non si è mai fermata alla mera trasposizione di un comunicato stampa, ma ha sempre cercato di scavare a fondo nelle notizie che inoltravo, arrivando addirittura ad essere presente alle nostre iniziative dalla nascita per capire il "perché" le facessimo ed il "cosa" cercassimo di diffondere. Cosa ormai rara in un mondo, dove le figure professionali vengono tramutate in meri impiegati dell’informazione.
Come cittadina, che da quarant’anni solca difficoltà ed evoluioni di questa realtà provinciale, vorrei esprimere tutto il mio rammarico per il declino globale dell’informazione: ormai non è solo un mero strumento di controllo politico-sociale, ma un’industria economica, in cui l’altra prospettiva non viene mai ventilata, ma si compongono notizie falsate che celano l’altra faccia, la vera faccia della notizia.

Ho sempre acquistato Luce per comprendere appieno cosa stesse accadendo nella mia città natale, sia durante i  lunghi periodi spesi fuori dalle ideali mura dell’ultima provincia del profondo nord, sia nei momenti in cui ho operato in questo territorio da me visceralmente amato.
Non mi è mai stata offerta occasione di negare questa mia idea: argomenti sociali, politici, culturali sono sempre stati approcciati in maniera seria, svelando tra le righe senza clamore da "notizia" o "scoop" quale altra visione potesse offrire quel dato tema. Sono sempre stata poco attenta, invece, a quell’etichetta di settimanale cattolico, grazie al quale Luce ha potuto operare slegato dagli interessi varesini, attraversando gli avvenimenti e rimanendo l’unico giornale veramente indipendente nella sua essenza.
Spesso mi sono ritrovata a dire "se mi sento rappresentata da una testata che vanta le sue vendite nelle parrocchie, forse devo rimettermi in discussione". Ma se pur quest’aspetto apre questioni personali, non lo tralascio. Io compro Luce in edicola, sostenendolo nel mio piccolo. Forse perché fu la mia adorata maestra ad avvicinarmi all’unico organo d’informazione indipendente di Varese e le sarò sempre grata, perché tra i suoi insegnamenti brillano quelli di libertà, rispetto del prossimo nostro e senso civico acceso. Tutte caratteristiche che la voce di Luce ha perseguito offrendo l’altra faccia del potere, dell’economia, della cultura e della società con un’umiltà degna della più grande umanità.
A cui non sono disposta a rinunciare per mere ragioni di "copie vendute in edicola".

Ti ringrazio Marco per aver lanciato quest’appello a cui tutti gli attori del mondo della comunicazione, informazione, cultura, politica, economia e della società civile non si devono sottrarre.
Nel rispetto di quel prossimo nostro, senza il quale resteremo dei meri animali senzienti.
Ombretta Diaferia

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Caro Direttore,

la notizia del rischio della chiusura del settimanale Luce o anche (ma sarebbe altrettanto grave) di un suo possibile ridimensionamento, non mi coglie certo di sorpresa ma mi addolora. Mi addolora anzitutto come malnatese pensando al suo fondatore Carlo Sonzini, mio concittadino in odore di santità che, in tempi non certo facili, era il 1914, lo fondò e che poi per tanti anni diresse. Mi rattrista e mi inquieta ancora di più se penso che rischia di spegnersi una voce autorevole nell’orizzonte provinciale dei mezzi di informazione. Un giornale che sempre ha avuto un occhio di riguardo per il mondo del volontariato e le sue iniziative.  
Forse Luce si trova in difficoltà non perché non piace o non interessa ma perché molti non hanno avuto il coraggio di comprarlo e di leggerlo. Troppo sbrigativo il pregiudizio di  liquidarlo come  settimanale “cattolico” in senso deteriore, quasi fosse un modesto bollettino a beneficio di poche devote signorine. Stando a questa analisi, essendo la succitata categoria di lettori ormai in via d’estinzione, ecco spiegata la crisi di vendite del giornale.
Temo invece che Luce paghi allo stesso un grande merito e sia vittima di una mancanza di coraggio. Il merito che paga è quello di essere un giornale serio che offre notizie “vere” e documentate, che realizza approfondimenti senza voler confondere il fatto con l’interpretazione, che affronta con coraggio anche temi spinosi ma senza andare sopra le righe. E’ un fatto che in un’epoca di comunicazione gridata non sempre si apprezza l’onestà intellettuale di chi è al servizio del lettore senza volergli propinare messaggi preconfezionati, spesso banali e in qualche caso distorti. 

Luce paga però forse anche l’ingenuità di non avere voluto capire che i tempi stavano cambiando e che avrebbe potuto continuare a svolgere la sua nonagenaria missione solo percorrendo nuove forme e nuovi modi di agganciare il pubblico. Una poteva essere quella di andare su internet, Varese News ne è la prova: oggi moltissimi, soprattutto giovani si rivolgono alla rete per essere informati e c’è bisogno di fonti attendibili nel baillame delle notizie di tutti i generi che sio trovano nella rete. Un altro modo poteva essere quello di tentare la grande sfida di diventare il secondo quotidiano della provincia. Qualcun altro però ci ha pensato prima, oggi già una testata di importazione comasco-bergamasca ci sta tentando con risultati ancora interlocutori. Mi chiedo cosa sarebbe successo se Luce avesse percorso questa strada quando era ancora libera mettendo sul campo la sua storia, il suo radicamento sul territorio, il suo stile misurato? Ma tant’è, la storia non si fa ne con i se ne con i ma. Quanto a me, l’augurio è che da subito si mostri a  Luce la solidarietà vera andando a comprarlo ogni settimana o meglio ancora sottoscrivendone l’abbonamento.

L’auspicio è che però la diocesi di Milano, che della testata è proprietaria, non lasci nulla di intentato per salvare e rilanciare questo settimanale. Ben vengano pure le sinergie con gli altri settimanali della diocesi  e le forme innovative, si salvaguardino però le maestranze che con generosità e dedizione stanno lavorando in una situazione non facile e si mantenga la specificità di un giornale che ha l’ambizione di portare chiarezza nella confusione che regna nella nostra società.

Maurizio Ampollini

(Direttore Cesvov)

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 aprile 2007
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