“Non vogliamo consigliare investimenti in cui non crediamo”

Le organizzazioni dei bancari unite sulla proposta di rinnovo del contratto. In primo piano l'etica negli affari e i diritti dei lavoratori

Tutti uniti per il contratto nazionale. Qualcosa di mai successo prima ma questa volta, per farsi sentire, le nove organizzazioni sindacali del credito hanno dovuto mettere da parte le simpatie politiche e stringere alleanza. A mettere d’accordo tutti è stata la necessità di rinnovare il contratto collettivo di lavoro del settore fermo al 31 dicembre del 2005. Un’esigenza che i 3800 lavoratori – convocati in più di 50 assemblee in tutte le banche della provincia – hanno dimostrato di condividere in tutte e per tutto: alla proposta di revisione presentata dai loro sindacati hanno infatti risposto con il 99 per cento dei consensi.

A presentarne i contenuti, questa mattina a Villa Recalcati, c’erano i rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori: Mario Pittarello (Dircredito), Paolo Henin (Fabi), Patrizio Maroni (Silcea), Ludovico Reverberi (Fisac-Cgil), Alberto Zonca (Uilca) e Vincenzo Sarracino (Falcri).
«Il nuovo contratto dovrà affermare la centralità del lavoro e la qualità della prestazione e della vita e un nuovo e più marcato riequilibrio salariale e distributivo – ha spiegato Henin della segreteria provinciale della Fabi (Federazione autonoma bancari italiani) -. Negli ultimi anni abbiamo visto i danni provocati, anche ai lavoratori, dalla cattiva gestione delle aziende bancarie. Noi chiediamo perciò regole certe e un impegno serio di responsabilità sociale da parte degli istituti di questo settore». Nella proposta di rinnovo, che sarà presentata all’Abi, l’associazione di categoria, il prossimo 16 aprile, l’etica nelle decisioni aziendali riveste infatti un peso di primo piano. «Dopo gli scandali che hanno investito la nostra professione vogliamo ristabilire il rapporto di fiducia tra i cittadini e i bancari – ha aggiunto Ludovico Reverberi della Fisac-Cgil -. Sentiamo il bisogno di spiegare ai clienti le motivazioni di chi lavora allo sportello e di chi propone gli investimenti. Desideriamo che il modo di lavorare in banca cambi e non solo per motivi economici. Non vogliamo più dover rispondere a tutti i costi agli obiettivi di vendita che la banca ci impone e soprattutto non vogliamo più trovarci nella situazione di consigliare progetti di investimento in cui noi stessi non crediamo».

Poi il mito da sfatare, quello del "bancario come lavoro stabile e sicuro" e che, a quanto pare, l’ombra del precariato non ha risparmiato. «Le nuove forme contrattuali cariche di incertezza sono arrivate anche qui – ha commentato Mario Pittarello della segreteria di Dircredito -. Noi siamo convinti che ogni lavoratore abbia il diritto di lottare contro la precarietà. Abbiamo visto aumentare a dismisura gli utili dei gruppi bancari e allo stesso tempo crollare i salari dei giovani che iniziano questa professione: un divario sia profondamente scorretto. Il futuro è nei giovani e non possiamo permetterci di stare tranquilli in queste condizioni».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 aprile 2007
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