Nutrire i pazienti artificialmente: l’ospedale primo in Lombardia

Sono 700 le persone che, a causa di una malattia tumorale o neurologica, sono dovute ricorrere all'alimentazione forzata. L'unità bustocca garantisce assistenza anche a casa

Sono circa 700 i pazienti che in tredici anni sono stati "alimentati" artificialmente dal reparto guidato da Eugenio Limido. Si tratta di un ambito molto delicato in cui l’ospedale di Busto Arsizio ha creduto, investendo personale ed esperienza, guadagnandosi un primato in Lombardia.

Solo lo scorso anno sono state 179 le persone alimentate artificialmente, in ospedale o a casa, a causa della malattia, di solito neurologica o tumorale, che non permette di assumere alimenti per via naturale per periodi di tempo brevi o addirittura per tutta la vita.
Il centro, che afferisce  all’Unità Operativa di Medicina I a indirizzo gastroenterologico diretta dal primario Francesco Rocca, dal 1993 effettua una terapia medica specialistica con cui si è in grado, tra le altre cose, di mantenere o migliorare lo stato di nutrizione di pazienti in condizioni critiche, riducendo le complicanze e la durata della degenza ospedaliera.

Per le persone in terapia domiciliare il centro bustocco ha anche attivato un call center dedicato, garantendo così un “filo diretto” con i pazienti e un’ulteriore modalità di monitoraggio del trattamento.

Nel corso del 2006 i pazienti sono stati 179, l’8% in più rispetto al 2005, con un’età media di 69 anni. Di questi, 148 erano affetti da problemi neurologici, gli altri 31, invece, erano affetti principalmente da patologie tumorali. Per 173 di loro la metodica utilizzata è stata la nutrizione enterale, che si esegue mediante una sonda introdotta nel tratto gastroenterico. Per gli altri 6, invece, per i quali il tratto digestivo non era più utilizzabile, si è dovuto optare per la nutrizione parenterale, che si effettua attraverso un catetere venoso introdotto in una vena di grosso calibro.
«L’obiettivo del lavoro condotto in questi anni – spiegano il dottor Rocca e il dottor Limido – è sempre stato quello di migliorare la qualità di vita del paziente consentendogli di ritornare nell’ambiente domestico fra l’affetto dei famigliari e, conseguentemente, di ridurre le degenze ospedaliere.
In più – aggiungono i due specialisti – la nutrizione artificiale domiciliare è indispensabile per quella fetta di popolazione ‘fragile’, non più autosufficiente, in aumento in questi ultimi anni, con gravi problemi neurologici a seguito, ad esempio, di ictus o del morbo di Alzheimer».
«Il risultato ottenuto in questo settore – commenta il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera “Ospedale di Circolo di Busto Arsizio” Pietro Zoia – valorizza in modo significativo questa attività che mira a migliorare lla qualità di vita del paziente presso il proprio domicilio, riducendo i tempi e il disagio dell’ospedalizzazione».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 aprile 2007
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