Nutrizione artificiale, primato dell’ospedale di Busto

Sono 700 i pazienti seguiti in oltre dieci anni di attività, nel 2006 il 179,8 per cento in più rispetto all'anno precedente

L’ospedale di Busto Arsizio primo in Lombardia nell’ambito della nutrizione artificiale domiciliare con 700 pazienti seguiti in oltre dieci anni di attività. A dirlo sono i dati del Registro Italiano di Nutrizione Entrale Domiciliare.
Andando più nel dettaglio, il “primato” in questo settore va alla Struttura Semplice di Nutrizione Clinica, di cui è responsabile Eugenio Limido. Il centro è collegato all’Unità Operativa di Medicina I a indirizzo gastroenterologico diretta dal primario Francesco Rocca, che dal 1993 si occupa di seguire quei pazienti che a causa di alcune patologie – prevalentemente neurologiche o tumorali – non possono alimentarsi normalmente.

La nutrizione artificiale infatti è una terapia medica specialistica con la quale è possibile nutrire un paziente che non può o non deve assumere alimenti per via naturale, in parte o del tutto, per periodi di tempo brevi o addirittura per tutta la vita. Grazie all’utilizzo di questa metodica è possibile, tra le altre cose, mantenere o migliorare lo stato di nutrizione di pazienti in condizioni critiche, riducendo le complicanze e la durata della degenza ospedaliera.
In questo settore quindi l’Ospedale di Busto Arsizio vanta un’esperienza ultradecennale sia domiciliare sia in ambito ospedaliero, tanto che nel 2003 l’attuale Direzione generale ha voluto istituire la struttura di Nutrizione Clinica. Per le persone in terapia domiciliare il centro bustocco ha anche attivato un call center dedicato, garantendo così un “filo diretto” con i pazienti e un’ulteriore modalità di monitoraggio del trattamento.

Nel corso del 2006 i pazienti sono stati 179, 8 per cento in più rispetto al 2005, con un’età media di 69 anni. Di questi, 148 erano affetti da problemi neurologici, gli altri 31, invece, erano affetti principalmente da patologie tumorali. Per 173 di loro la metodica utilizzata è stata la nutrizione enterale, che si esegue mediante una sonda introdotta nel tratto gastroenterico. Per gli altri 6, invece, per i quali il tratto digestivo non era più utilizzabile, si è dovuto optare per la nutrizione parenterale, che si effettua attraverso un catetere venoso introdotto in una vena di grosso calibro.

«L’obiettivo del lavoro condotto in questi anni – spiegano il dottor Rocca e il dottor Limido – è sempre stato quello di migliorare la qualità di vita del paziente consentendogli di ritornare nell’ambiente domestico fra l’affetto dei famigliari e, conseguentemente, di ridurre le degenze ospedaliere. In più la nutrizione artificiale domiciliare è indispensabile per quella fetta di popolazione “fragile”, non più autosufficiente, in aumento in questi ultimi anni, con gravi problemi neurologici a seguito, ad esempio, di ictus o del morbo di Alzheimer». «Il risultato ottenuto in questo settore – commenta il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera “Ospedale di Circolo di Busto Arsizio” Pietro Zoia – valorizza in modo significativo questa attività che mira a migliorare alla qualità di vita del paziente presso il proprio domicilio, riducendo i tempi e il disagio dell’ospedalizzazione”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 aprile 2007
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