Ospedale unico Busto-Gallarate, l’Ulivo frena

Per i consiglieri regionali ci sono altre esigenze in campo sanitario come una maggiore assistenza amabulatoriale

Non capita spesso che un dibattito organizzato da una forza consiliare di minoranza inizi con le scuse del sindaco per la sua assenza. È successo a Busto Arsizio mercoledì 11 aprile. L’incontro organizzato dall’Ulivo sulla sanità lombarda e locale si è aperto infatti con una lettera inviata dal sindaco Gigi Farioli che si scusava ed elogiava l’iniziativa che affrontava una proposta «nata da una mia provocazione – scrive Farioli – che ora sta diventando un progetto reale per il nostro territorio». Il riferimento è all’idea avanzata mesi fa di progettare un nuovo ospedale unico per Busto e Gallarate. Proprio su questo tema e sulle sue implicazioni con il governo regionale si è poi svolto il dibattito davanti a una sala di Villa Tovaglieri colma di pubblico.

Evidenti, rispetto a quelli del sindaco, i toni meno entusiasti dei relatori intervenuti. I consiglieri regionali e membri della Commissione Consiliare per la Sanità, hanno messo in evidenza come tra un’idea, un progetto e la reale costruzione di una nuova struttura ci siano molte differenze. «La sanità lombarda – spiega Maria Grazia Fabrizio (nella foto, in piedi) – è sicuramente di alto livello, con punte di eccellenza. Ma non possiamo nascondere che c’è una crisi, forse ancora nascosta». Per Fabrizio, una delle cause alla base di questa situazione è la riforma del sistema sanitario regionale introdotta con la legge 31 del 1997. «Hanno allettato i cittadini con la prospettiva della libera scelta fra pubblico e privato: così hanno drogato il sistema sanitario e ora chiedono più risorse ai lombardi. Oggi la Regione non è nelle condizioni di sostenere progetti faraonici. Bisogna concentrarsi su quello che già c’è e nel caso migliorare. Ma non possiamo più ragionare nell’ottica di un ospedale per ogni città: sono promesse belle per una campagna elettorale, ma sulla sanità non si può scherzare». Anche il suo collega Carlo Porcari (nella foto, secondo da sinistra), più possibilista nel medio-lungo periodo sulla nascita di una nuova struttura nel sud della provincia, pone però l’attenzione su altri aspetti dell’offerta sanitaria alternativi e complementari a un ospedale. «Può nascere una nuova realtà come questa – spiega Porcari – solo dopo uno studio delle esigenze dell’area, delle professionalità già esistenti e dopo una progettazione che coinvolga tutti gli attori coinvolti, dalle Asl ai medici, dai Comuni ai sindacati». Entrambi hanno quindi posto l’accento sulla necessità di «costruire una rete di servizi di base in grado di offrire una risposta ambulatoriale immediata al cittadino. Senza un sistema territoriale progettato su più livelli di offerta sanitaria, non ha senso pensare a un nuovo ospedale».

L’idea quindi, sostenuta anche da Stefano Tosi (nella foto, al centro), consigliere regionale varesino, è quella di «lavorare per dare la miglior sanità possibile ai varesini, tenendo conto della diversa offerta ma anche domanda che esiste nelle aree della provincia». Sulla questione di un ospedale unico per Busto e Gallarate insiste quindi sull’esigenza di «studiare la cosa con le comunità locali interessate. Prima verifichiamo le reali esigenze e poi potremo dare un giudizio»

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 aprile 2007
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