Per contrastare il narcotraffico, ci vuole marketing

L'Asl di Varese firma un libro che rappresenta una rivoluzione culturale: «Basta con le prediche. Per combattere il mercato illegale dobbiamo adottare gli stessi criteri»

Esiste un prodotto che soddisfa molte esigenze. Si
trova dappertutto, a prezzi accessibili a tutte le tasche. Viene pubblicizzato con una campagna adeguata:
campioni gratuiti, venditori di uguali condizioni sociali, punti attivi 24’ore su 24. 

Questo prodotto si chiama droga, alimenta uno dei mercati più fiorenti
a livello mondiale ( circa il 10% dell’intero traffico commerciali) e interessa
un pubblico di clienti vasto e trasversale.
Sin dagli anni ’60, la multinazionale del narcotraffico ha intuito l’affare puntando sulla filosofia hippy per avviare il mercato illegale di cannabis
e allucinogeni. Nel corso degli anni, strategie e offerte si sono modificate,
assecondando le esigenze e le aspettative  del pubblico.

Uno studio di marketing che, se non fosse per il carico di morte e di
distruzione che porta con sé, potrebbe considerarsi da manuale e diventare un
caso da studiare.

È proprio questa la conclusione a cui è giunto Il Dipartimento delle
Dipendenze dell’Asl varesina
che ha messo nero su bianco alcune
considerazioni apparentemente banali: « È una rivoluzione
copernicana –
ha detto l’assessore ai Servizi sociali della
Provincia Rienzo Azzi
– che ribalta totalmente l’approccio culturale adottato sino ad ora nella lotta alle dipendenze».

«Gli operatori sanitari hanno sempre arricciato il naso davanti
alle proposte di avviare un’opera di marketing – ha dichiarato il dottor
Vincenzo Marino, responsabile del Dipartimento
– questa, però, è una scienza
che studia i consumi di massa di successo. Per contrastare un’industria così
fiorente e strutturata, non ci si può limitare a convegni, ramanzine, messaggi colpevolizzani. Per vincere, dobbiamo adottare le stesse regole del mercato,
metterci in gioco ed iniziare a combattere la concorrenza».

In questo momento, per esempio, è in forte aumento l’uso di cocaina
a discapito dell’eroina: « Nell’immaginario collettivo, l’eroina è la droga
degli “sfigati”, dei poveri e straccioni. La cocaina viene utilizzata dagli
uomini di successo, che la consumano senza che la propria immagine vincente ne
risenta».

Fare marketing presuppone, quindi, la conoscenza del proprio utente:
chi è e cosa ha bisogno: « Il New Deal rivoluzionò il concetto di commercio.
Non esiste più il prodotto che il cliente compra, ma si producono le risposte
ai bisogni della gente. Per contrastare la concorrenza si deve iniziare a
pensare come al compratore. Dobbiamo identificare il cliente tipo, distinguerlo nelle sue
diverse caratteristiche, per poi costruire modelli comunicativi adeguati».

Le linee guida del “nuovo pensiero”sono contenute in un volume dal
titolo “Marketing preventivo. Appunti per una nuova prevenzione del consumo di
droghe
”. Il manuale, scritto dallo stesso dottor Marino e dal collega di Verona Giovanni Serpelloni,
verrà distruito in tutt’Italia: «Il volume è stato realizzato all’interno del
progetto finanziato nel 2002 dal Ministero del Welfare. Verrà dato a tutti gli
educatori, al personale tecnico, a chi deve individuare politiche d’intervento.
Il nostro target è soprattutto quello che ha a che fare con i ragazzi. La
tossicodipendenza è un fenomeno trasversale, non c’è età co ontesto sociale che
se ne può dire escluso. I ragazzi, però, sono quelli che stanno ancora
decidendo come costruire il proprio futuro».

Secondo
un’indagine realizzata tra gli studenti nel 2005, il 60% dei diciannovenni ha
sperimentato la marijuana,
percentuale che scende al 19% tra i quindicenni. La
cocaina è diffusa tra il 17% dei ragazzi di diciannove anni e meno del 5% tra
gli under 15, percentuale che, però, è destinata ad aumentare proprio grazie
alle nuove strategie di marketing dei signori della droga, che hanno abbassato
il principio attivo a disposizione di dodicenni e tredicenni, a fronte di un costo
limitatissimo.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 aprile 2007
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