«Per me è la festa più bella dell’anno»

Iscritto sia all'Anpi sia alla Fiap, Mario Lambertini è uno dei partigiani varesini, presente ad ogni manifestazione che commemori la Liberazione

Mario Lambertini, classe 1920, è seduto in prima fila al teatro Apollonio. « Oggi è la festa più bella dell’anno» risponde con semplicità a chi gli chiede il significato di questa ricorrenza: « Io sono stato partigiano sin dall’8 settembre. Ho agito a Varese, Sesto, Fondo Toce»

Qual è il ricordo più vivido?
L’eccidio di 43 partigiani a Fondotoce. Le sentinelle si erano addormentate. I nazisti e i fascisti italiani li catturarono. Li portarono a Fondotoce e li fucilarono tutti, abbandonando i corpi. Un contadino, che passò di lì poco dopo, vide che una mano si muoveva ancora. Corse per verificare: l’uomo era ancora vivo. Lo raccolse, lo mise nella cariola e lo portò dal medico. Riuscì a salvarlo. Oggi quell’uomo vive in Tailandia e ancora viene chiamato "43".

Lei è stato soldato?
Io ero sttao esonerato perchè lavoravo alla Siai marchetti. Servivo di più al lavoro. Su settanta persone che lavoravano nel mio dipartimento eravamo solo 5 partigiani. Ci riunivamo per parlare nella sala dove stampavamo i disegni. A quel tempo si doveva stare bene attenti. La gente aveva paura e non era facile trovare aiuto.

Cosa ricorda del 25 aprile ’45?
Corsi a Varese per arruolarmi nel vetunesimo Garibaldi. Non c’era tempo per festeggiare, non c’era nemmeno molto da mangiare. la nostra caserma era nelle scuole di via Como che chiudevamo con una grossa mitraglia. Rimasi nell’esercito fino a giugno, quando il reggimento fu sciolto. Furono giorni terribili: dovemmo arrestare e fucilare i tanti fascisti che c’erano a Varese, i capi rione.

Dopo tornò a lavorare in ditta?
Dopo la guerra per la Siae Marchetti iniziò un periodo di crisi. Tentò di riciclarsi progettando treni e mettendoli a posto, ma decine di persone vennero licenziate. Per non far torto a nessuno, utilizzarono il metodo del compasso. Misero la punta su Sesto e tracciarono un cerchio: chi risiedeva nei comuni all’interno del cerchio rimaneva, gli altri venivano licenziati. Io abitavo a Varese… Cominciai a disegnare a casa e a vendere a piccole ditte fino a quando un’azienda di Concagno notò la mia perizia e mi assunse. Ne sono uscito nel 1987.

Come si vive oggi la ricorrenza del 25 aprile?
Mi sembra che ci sia un po’ di distrazione. Io non ne parlo quasi più. Questa mattina, però, devo dire che ho sentito belle parole. marantelli ha fatto un discorso importante.

Cosa vuole dire ai bambini, alle generazioni future?
Amate la vostra patria. Studiate e amate il vostro paese, i vostri valori

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 aprile 2007
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