Primo maggio di protesta finchè vi saranno ingiustizie

Riceviamo e pubblichiamo il commento di Enrico Gavarini, Segretario generale della Fabi

Riceviamo e pubblichiamo

La sensazione che ogni festività, ogni ricorrenza, si perda nel caos di questi nostri frenetici tempi è piuttosto forte sino a ridurre ogni evento ad una magma indistinto. Tutto è uguale. Si fa festa e

tanto basta.

Nel caso del 1° maggio, oltre che di una sensazione, si tratta anche di un timore, il timore di non ricordare o meglio di far finta di non vedere ciò che ci circonda.

Occorre allora riflettere, almeno un momento. La riflessione ci aiuterà a ritrovare le ragioni di una celebrazione ed anche ad andare oltre le radici.

Mentre il nostro 1° maggio scorrerà via fra feste, canti e belle sfilate, non in tutti i Paesi del mondo si vivranno queste gradevoli rappresentazioni. In più di cento paesi ogni manifestazione sindacale è proibita e repressa, ed ogni tentativo di salvaguardare la giustizia sociale, la dignità delle persone ed ogni più elementare diritto viene negato. Le persone non possono protestare, né

vantare diritti.

Per non parlare di chi si azzarda a svolgere un ruolo di tutela. I sindacalisti in questi paesi sono, spesso, bersaglio di aggressioni ed in alcuni casi di morti violente. In Colombia 485 sindacalisti,

negli ultimi anni, sono scomparsi o uccisi.

In paesi di rilevanti dimensioni come la Cina il 1° maggio è teoricamente festa, ma non è concesso alle lavoratrici ed ai lavoratori di festeggiare in modo libero l’evento. In Bielorussia il movimento sindacale è stato soppresso.

Innumerevoli sono poi i casi di inapplicazione delle regole OIL. Per non parlare dei milioni di persone sottopagate, della piaga dello sfruttamento del lavoro minorile, e della differenza sempre più rilevante fra abbienti e non abbienti che si propaga a macchia d’olio nel mondo generando tensioni che finiscono per sfociare in conflitti.

Occorre riflettere, ma andare oltre la riflessione. La libera determinazione delle nazioni, non può violare i naturali diritti delle persone. Non vi sarà infatti un mondo migliore, se si radicheranno ingiustizie e prevaricazioni. Chi conosce il valore dei diritti deve fare tutto ciò che è in suo potere per estenderli, per esportarli, per omologare al meglio ogni paese.

1° maggio giorno di festa. Ma non solo. 1° maggio come nelle sue radici: di protesta. Così finché vi saranno ingiustizie da vincere.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 aprile 2007
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