Una forza d’animo incredibile con una grande passione: Varese

L’affettuoso ricordo di Mario Lodi da parte dell’amico e collega Pierfausto Vedani

Scritta l’ultima pagina, il libro della vita dei singoli cittadini dovrebbe essere collocato nella  grande biblioteca della comunità. Se non il libro di tutti, almeno di coloro che hanno compiuto il cammino con grande senso civico e dedizione, nel rispetto delle regole, contribuendo così alla crescita della nostra Varese.

Per la sua statura morale, per quanto ha dato alla città come persona e giornalista, Mario Lodi (nella foto) in questa biblioteca ideale ha diritto di vedere il suo libro sullo scaffale buono e in  prima fila, perché possa essere consultato facilmente, tanto è ricco di umanità, di esperienze e insegnamenti.

La sua è storia di uomo che ha avuto tre grandi  passioni: la famiglia, la professione, Varese.

Il mestiere di giornalista non sempre si concilia con la piena disponibilità di tempo per gli affetti più cari, eppure in una professione pazza come la nostra  è fondamentale un forte rapporto con chi è partecipe dei nostri sacrifici, più grandi di quanto si possa immaginare. Mario Lodi è riuscito a costruirsi una famiglia perfetta offrendo così anche uno stimolante esempio a chi vuole dare un vero significato al matrimonio.

E credo che sia perfezione e non dramma la conclusione quasi contemporanea della vita sua e di quella della sua adorata Mariuccia. La perfezione di un grande, memorabile viaggio umano nel segno di un esemplare amore coniugale; l’inizio di un altro percorso nella dimensione dell’ eterno, tenendosi ancora e sempre per mano.

Credo che questo loro addio possa anche essere considerato un altro dono alla comunità. E forse anche un segno di apprezzamento e di gratitudine, come nel mito di Filemone e Bauci, da parte di un Dio servito con umiltà e fedeltà immense.

La cultura della famiglia il direttore Lodi non l’ha sviluppata solamente nell’ambito personale, ma l’ha portata anche là dove operava. Chi ha avuto la grande fortuna di lavorare con lui a “ La Prealpina” è testimone di come abbia gestito un gruppo di redattori e tipografi, espressione di mondi e di istanze diverse, facendone una squadra motivata, affiatata, solida, compatta, entusiasta, cioè una famiglia vera, ispirata a valori solidi e ricchi di speranza e serenità, come quelli cristiani.

E anche nella vita associativa, che lo ha visto molto impegnato, e tutte le volte che è stato chiamato a servire la città, Mario Lodi puntualmente  dimostrava come lealtà, fedeltà,  sincerità e amicizia fossero determinanti per costruire nuove realtà e soprattutto far crescere i singoli e la collettività. Per il tramite del giornale e della personale partecipazione questa cultura, queste scelte di Mario Lodi hanno avuto sempre apprezzate ricadute sulla città.

La professione e “La Prealpina”: un altro grande amore di Mario Lodi coltivato per decenni con dedizione assoluta, con un rispetto dei doveri verso la comunità assolutamente esemplare. E’ stato, dopo mons. Spada all’Eco di Bergamo

Formenti all’ Arena di Verona e Giovanni Bagaini, il fondatore de “La Prealpina”, uno dei direttori più longevi.

E siccome un direttore lo si misura dai risultati, cioè dalle copie di giornale vendute, Lodi è stato anche uno dei più bravi, addirittura ai vertici della storia editoriale del nostro quotidiano.

In cima alla vetta della carriera Mario Lodi è arrivato facendo, con assoluta umiltà, la tradizionale gavetta e portando con sé la razionalità, la precisione che gli venivano dagli studi di geometra dei quali era giustamente fiero: non a caso si è “messo in tasca” tanti dottorini del giornalismo che andavano in tilt davanti alle difficoltà.

Non c’è scuola migliore del giornalismo di provincia: si impara a far di tutto e bene, tanto che chi di noi è arrivato ai grandi giornali non ha mai sbagliato colpo.

E il direttore Lodi a questa scuola ha cresciuto numerosi giovani, ma ha scoperto e lanciato anche redattori più maturi. Uno è stato Gaspare Morgione; Lodi lo ha voluto al giornale quando era maestro elementare a Bodio, ma già protagonista dell’umorismo nazionale. Fu così che “ La Prealpina “, prima in Italia, cominciò a pubblicare vignette, presto collocate in prima pagina. Era il 1960.

Equilibrio, buon senso, rispetto per tutti sono stati il sale della lunga direzione del giornale che Mario Lodi nel 1982 ha lasciato di sua iniziativa per limitare i danni

di una malattia che ci accompagna spesso nella terza età.

Passerà molto tempo prima che Varese abbia, se lo avrà, un giornalista e un direttore tanto trasparente, appassionato e ricco di civiltà.

Varese, la sua terza grande passione. Della città conosceva tutto e tutti: una vera enciclopedia che, matricole e vecchi del giornalismo, abbiamo continuato a consultare  sino a pochi giorni fa con la certezza di avere la risposta giusta. Per la sua Varese egli continuava a guardare lontano, più giovane ed entusiasta di tanti giovani dell’odierna politica. Di recente, era in ospedale, gli ho portato il progetto della riunificazione delle stazioni: lo ha studiato a fondo, ha immaginato la sua Varese degli anni a venire ed era commosso, profondamente.

Nei giorni scorsi mi ha detto con piena consapevolezza e grande tranquillità: “Sono sotto lo striscione del traguardo”. Ho provato angoscia, ma sono riuscito a guardarlo negli occhi e vi ho letto una forza d’animo incredibile, la serenità di una vita spesa bene, la dignità che dobbiamo avere di fronte alla valanga del tempo che sta per travolgerci.

Mario Lodi mi è stato maestro, amico e papà per  altri 25 anni dopo l’addio a “ La Prealpina”. Nel precedente quarto di secolo trascorso assieme, ogni sera, al termine  della giornata di lavoro e prima di lasciare il  giornale ci siamo sempre salutati cordialmente: per chi conosce il mondo della stampa  è un record,  soprattutto perché sempre vi hanno concorso anche  tutti i redattori e i tipografi. Eravamo davvero una grande famiglia e Mario Lodi era l’amato patriarca.

E anche a nome di tutti coloro che di questa famiglia hanno fatto parte oggi ricordo con affetto infinito e con grande riconoscenza il mio Direttore.

Varese riponga bene in vista il libro della sua vita nello scaffale riservato ai cittadini che l’hanno amata e servita con dedizione e fedeltà assolute. E senza nulla chiedere.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 aprile 2007
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