La Lega attacca: “Una soluzione tampone che non serve a nulla”

I sinti disposti a spostarsi: "Sarà il Comune a dover risolvere la situazione". L'ex segretario cittadino del Carroccio Rech duro con l'amministrazione

«La solita soluzione tampone, così non si risolve nulla». È netta la posizione di Sandro Rech, ex segretario cittadino della Lega Nord. Il Carroccio si oppone da sempre all’apertura di un campo nomadi di qualsivoglia tipo e l’ipotesi presentata dal sindaco di Gallarate Nicola Mucci non sposta la posizione dei leghisti: «Non ha senso portarli da un’altra parte, spendendo 150 mila euro messi a bilancio che non sappiamo neppure se basteranno. Noi da sempre siamo contro chi vuole sanare ogni abuso legalizzandolo: con questa decisione non si fa che andare in questa direzione – commenta Rech -. Ogni cittadino ha diritti e doveri, anche i sinti di Gallarate: l’integrazione necessita di scelte di campo, chi viene da noi deve accettare leggi, norme e regole dello Stato. Con questa scelta si crea un precedente pericoloso, che va oltre la legge regionale 12, in discussione in questi mesi, che prevede che un Comune per stabilire un’area attrezzata per il nomadismo deve sentire il parere dei comuni vicini, Gallarate non lo ha fatto. Le incongruenze sono tante, ghettizzare non è la soluzione dei problemi. Ci dicono che metteranno a posto l’area perché non è giusto che una zona di pertinenza cimiteriale sia abitata, ma non vorrei che sullo sfondo ci fosse la prossima apertura della Gam. Manifesteremo portando avanti le istanze dei gallaratesi, che nelle ultime elezioni ci hanno dato fiducia: abbiamo raccolto firme ed esposto pareri, che non sono stati ascoltati, scenderemo in piazza per protestare».  

In circoscrizione III (Cajello-Cascinetta) martedì 26 giugno la discussione sulla questione nomadi è stata accesa: oltre all’opposizione ferma e decisa del Carroccio, anche il presidente del parlamentino locale, Giuseppe Romani (Udc) esprime un parere quanto meno freddo per la decisione dell’amministrazione comunale: «Non è stata ascoltata la circoscrizione – spiega -, parlando egoisticamente, non sono d’accordo con la soluzione scelta, ma non lo sarebbero nemmeno altri nella mia posizione. A Gallarate ci sono almeno altre dieci aree disponibili, prima fra tutte quella al confine con Cardano al Campo, a suo tempo attrezzata con una spesa non indifferente per ipotesi di questo tipo». L’area scelta dal Comune di Gallarate è periferica, circondata da campi e fabbriche, ad un passo dall’autostrada e a distanza di sicurezza dalle vasche di laminazione che proteggono dalle esondazioni dell’Arno: «Le abitazioni sono lontane, se non davamo fastidio in centro, non vedo di cosa si possa preoccupare la gente qui», spiegano i sinti. Per raggiungerla bisogna percorrere stradine sterrate circondate di rifiuti abbandonati e siringhe, dato che il luogo scelto dal Comune è vicino a quello che da sempre è il luogo di ritrovo dei tossicodipendenti che ruotano intorno a Gallarate.

«Se fanno un’area fatta bene credo sia una buona soluzione – spiega Cinzia Colombo, consigliere comunale di Rifondazione Comunista e da sempre in prima fila nella difesa dei diritti della comunità sinti di Gallarate -. Si sono sempre detti disponibili ad accettare altre ipotesi che rispettino la loro cultura, escludendo quindi la casa in affitto. Non capisco la scelta di una soluzione temporanea, che non serve ai sinti, perché non gli si danno certezze, né al Comune, perché spende dei soldi adesso e dovrà rimettere in preventivo di spenderne altri in futuro per rispostarli. Io credo che una soluzione definitiva sarebbe meglio, spendendo quei fondi per l’integrazione». «Se la soluzione è condivisa dai sinti, seppur provvisoria, penso sia una buona cosa, soprattutto perché si libera l’area di via De Magri, oggettivamente una priorità da risolvere – commenta Pieluigi Galli, capogruppo Ds in consiglio comunale -. Per trovare una soluzione definitiva sarebbe opportuno incontrare i membri della comunità e analizzare altre ipotesi di aree forse più adatte: per farlo abbiamo però bisogno di elementi che al momento non abbiamo».

I sinti in effetti non sono contrari alla soluzione presentata dal Comune: «Per ora a noi va bene – spiega Giuliano Ferrari, uno dei capo famiglia della comunità gallaratese -, sarà poi compito dell’amministrazione comunale trovare una soluzione tra un anno. L’importante è che facciano i lavori fatti bene e ci diano un luogo dignitoso. Ribadisco: la nostra cultura è questa, noi nelle case non ci andiamo. Per questo escludo che qualcuno della nostra comunità scelga di andare in appartamento in affitto». Per un anno la situazione è questa. Poi si vedrà.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 giugno 2007
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