AlpTransit va e l’Italia è ancora ferma

Gli svizzeri chiedono certezze per il collegamento a sud del sistema di tunnel ferroviari alpini. Cattaneo:"Servono i soldi per fare il quadruplicamento della Chiasso-Milano"

La Svizzera tira le orecchie all’Italia. L’Alptransit avanza e gli elvetici temono che la nostra parte di lavori ritardi troppo. La richiesta di rassicurazioni riguarda lo sbocco sud del tunnel di base del Gottardo. Dovrà essere  pronto entro il 2017, anno di apertura del traforo ferroviario. L’Italia risponde che ci sarà.  Ma che, per ora, non ci sono soldi.

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Gli svizzeri, hanno le idee ben chiare e si pongono l’obiettivo di spostare oltre il 50% del traffico merci dalla gomma sui binari andando così a velocizzare, razionalizzare e implementare lo sviluppo economico di importanti regioni industriali europee che si affacciano sull’asse nord-sud tra Rotterdam e Genova. L’obiettivo ambizioso è costoso ma anche di fondamentale importanza – hanno detto tutti i presenti a un dibattito a Locarno sull’Alp Transit, elogiando anche il fatto che la Svizzera si sia sobbarcata la gran parte dei costi – ma il futuro resta incerto proprio a causa del fatto che l’Italia non ha ancora trovato i soldi per creare la rete ferroviaria adatta alla mole immensa di traffico merci che si riverserà con l’apertura del tunnel di base del Gottardo.

Questi, in defintiva, i punti cruciali emersi dall’incontro tenutosi oggi venerdì 19 ottobre a Locarno nell’ambito di un convegno sulle trasversali alpine. Controparte italiana del direttore del dipartimento del territorio ticinese Marco Borradori e di Toni Eder, vice-direttore generale dell’ufficio federale dei trasporti sono stati l’assessore regionale alle infrastrutture Raffaele Cattaneo e il presidente del consiglio regionale lombardo Ettore Albertoni. Tema centrale dell’incontro è "cosa stanno facendo l’Italia e l’Europa per agganciarsi al tunnel di base del Gottardo e quali sono le prospettive del traffico merci su rotaia a partire da oggi fino all’entrata in funzione del Gottardo nel 2017 e oltre.

Agli interventi di parte svizzera ha risposto proprio Cattaneo che ha si rassicurato gli svizzeri sulla decisione di far passare l’Alptransit da Chiasso e Milano ma ha ammesso che ci sono oggettive difficoltà nel reperire i finanziamenti necessari:«Col ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro c’è massima sintonia su questi temi – spiega Cattaneo – lo stesso Di Pietro mi ha scritto proprio in occasione di questo importante convegno sottolineando che l’Italia sarà pronta al momento debito». Morale della situazione: al momento ci sono i soldi solo per due opere che sono l’Alta velocità tra Milano e Verona e l’Arcisate-Stabio (totale 2,2 mld di euro). Per il collegamento a sud dell’AlpTransit, che si concretizzerà con il quadruplicamento della Chiasso-Milano, servono 1,4 mld che non ci sono al momento ma che, ha assicurato Cattaneo, si sta facendo ogni sforzo per arrivarci il prima possibile. Un’altra opera accessoria alla porta sud dell’alptransit, invece, verrà cantierata in questi giorni e si tratta della Saronno-Seregno-Bergamo che servirà a far scorrere a est di Milano le merci che dovranno andare verso est mentre l’allacciamento da Milano a Novara servirà a proseguire l’asse nord-sud verso Genova.

Da parte sua Cattaneo ha chiesto agli svizzeri di fornire assicurazioni sull’arrivo effettivo dei binari di Alptransit fino a Chiasso dato che ad oggi i progetti si fermano solo a sud del monte Ceneri. All’incontro ha preso parte anche il direttore della mobilità terrestre della Commissione europea Enrico Grillo Pasquarelli che ha fatto il punto della situazione a livello europeo del traffico merci:«Il nostro obiettivo primario è quello di unificare segnaletica, tariffe, locomotori, rete ferroviaria e convenzioni di tutti paesi attraversati dall’asse Rotterdam-Genova – spiega Pasquarelli – dal momento in cui tutto l’asse sarà completo di roataia noi crediamo che riusciremo ad abbattere di oltre il 20% i tempi di percorrenza tra i due porti e che riusciremo a togliere dalle strade un camion logni 37 secondi. Questo aprirà la strada ad una nuova politica che penalizzerà chi usa i camion e premierà, economicamente, chi usa la ferrovia per spostare merci». Per ora ci teniamo i camion, lo smog e le lunghe code.

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 ottobre 2007
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