Associazioni in via Peschiera: solidarietà alla comunità islamica

La società civile in visita davanti all’ex centro culturale. “Siete un raggio di luce per noi”, rispondono i musulmani

Le associazioni gallaratesi portano la loro solidarietà alla comunità islamica, priva ormai da tempo di un luogo di culto e priva quest’anno anche di uno spazio per le celebrazioni nel corso del Ramadan, il mese sacro del digiuno. L’appuntamento di ieri sera, 4 ottobre, davanti allo stabile di via Peschiera dove i musulmani si ritrovano ogni sera per la preghiera, ha visto la partecipazione di una cinquantina di cittadini, tra cui i rappresentanti di associazioni che hanno lavorato per una soluzione della vicenda che da anni ormai contrappone l’amministrazione comunale e la comunità islamica, composta da immigrati recenti ma anche da altri che, in Italia da anni, hanno ottenuto la cittadinanza italiana. 

In prima fila tra le realtà gallaratesi il coordinamento Pace e Solidarietà, che negli anni ha costruito iniziative di conoscenza reciproca con la comunità: «Abbiamo fatto iniziative, incontri, – spiega Cinzia Colombo-, ma abbiamo anche cenato insieme conoscendo i piatti delle rispettive tradizioni  e persino giocato una partita di calcio: abbiamo dimostrato che un dialogo è possibile e crediamo di esserci arricchiti nel confronto». Il presidente del coordinamento Pino Borgomaneri ha consegnato al rappresentante del centro culturale islamico un libro sulla storia di Gallarate, come ulteriore passo per far conoscere la città e aiutare un percorso di inserimento nella collettività gallaratese. «Abbiamo scelto di venire qui in via Peschiera, anziché ritrovarci al coperto in una sala, per vedere le difficoltà che vivete oggi: immaginiamo il vostro sconforto e il disagio di dover pregare qui, all’aperto, magari in condizioni climatiche diverse da quelle (ottime, ndr) di stasera»,  ha concluso Cinzia Colombo. 

Per le Acli ha parlato il presidente del circolo cittadino Ferruccio Boffi, che ha portato la solidarietà di «una associazione di lavoratori ad altri lavoratori» e ha ricordato il contributo fondamentale dei migranti alla nostra economia e alla nostra comunità, cui deve corrispondere pienezza di diritti. Accanto all’associazione cattolica, anche un piccolo gruppo di giovani di alcune parrocchie di Gallarate: Davide Ferrari ha portato la solidarietà del gruppo e ha consegnato ai rappresentanti della comunità una lettera che sollecita le autorità cittadine a trovare una soluzione alla vicenda e che prende le distanze da ogni strumentalizzazione della fede cristiana in senso antislamico. Il presidente dell’Anpi Giuseppe Gatti ha sottolineato che «il sindaco si rallegra perché la città ha raggiunto i cinquantamila abitanti e riconosce il contributo dato dalla presenza degli immigrati: se il risultato è stato ottenuto grazie agli immigrati, bisogna che il sindaco faccia il possibile per riconoscere i diritti, che si accompagnano ai doveri», come previsto dalla legge suprema dello Stato. Presenti anche il responsabile dell’ufficio migranti della Cgil e, “come privati cittadini”, alcuni militanti di PRC, PdCI e SinistraDemocratica, mentre un paio di leghisti, defilati, ascoltavano con interesse gli interventi. 

«Siamo una minoranza e non chiediamo nulla dalle tasche dei gallaratesi. Cerchiamo solo un posto in cui pregare» spiega, ringraziando tutti per la solidarietà ricevuta, Hamid Khartaoui, rappresentante del centro culturale islamico, legalmente costituito da anni come onlus. Gli fanno eco altre due voci interne alla comunità: Ayyed Djellil definisce “un raggio di luce” la presenza delle associazioni gallaratesi e ricorda la pacifica convivenza realizzatasi per secoli nell’impero ottomano, dove vivevano ebrei, cristiani e copti: «Non c’erano né Bush né il signor sindaco a difenderli, eppure vivevano in mezzo ad una maggioranza musulmana». E di fronte a polizia e carabinieri massicciamente presenti come in ogni altra sera, evidenzia come «se avessimo qualcosa da nascondere, non saremmo qui a farci schedare ogni sera», facendo riferimento alla rilevazione delle targhe delle automobili da parte delle forze dell’ordine. «Se si abbandonano i cani per strada per andare in vacanza è uno scandalo, nessuno si scandalizza perché noi preghiamo per strada», dice Ibrahim Heinedi, cittadino italiano da anni: «Siamo venuti in Italia per cercare libertà e una vita dignitosa. Durante il servizio militare ho giurato fedeltà a questo Paese: ma come posso viverci senza pregare, senza avere diritti? Non abbiamo neppure un posto dove incontrarci: siamo qui solo per lavorare, consumare nei supermercati e mangiare chiusi nelle nostre case casa?». Il Ramadan va avanti per strada: il prossimo 11 ottobre la comunità musulmana si troverà, salvo nuove indicazioni, nello spazio del Ciglione di Malpensa, in Comune di Cardano al Campo, che già in passato ha ospitato manifestazioni di questo genere.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 ottobre 2007
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