Cultura del rischio ed etica del limite

I risultati della ricerca tra gli studenti indetta da Provincia di Novara e Università di Pavia saranno presentati sabato al Liceo Classico in un seminario di studi

Cosa c’è dietro i comportamenti a rischio dei giovani, che spesso sfociano in vere e proprie tragedie? Perché i ragazzi si mettono al volante dopo aver bevuto troppo, o perché assumono atteggiamenti devianti e pericolosi?

Centinaia di studenti delle scuole medie superiori del territorio sono stati protagonisti, nello scorso anno scolastico, di un importante progetto promosso dalla Provincia di Novara in collaborazione con l’Università di Pavia, che aveva come obiettivo la costruzione di un percorso condiviso tra scuola, famiglie, istituzioni pubbliche, per prevenire concretamente i rischi derivanti dai comportamenti “devianti” degli adolescenti.

Uno studio serio, rispettoso ed approfondito, che ha tracciato una vera e propria mappa dei perché della “trasgressione” tra i giovani novaresi.

I risultati dello studio, accompagnati da una serie di contributi di rilievo – tra i quali quello della nota psicologa Silvia Vegetti Finzi, che ha fatto parte del comitato scientifico del progetto stesso – saranno oggetto di un convegno in programma per sabato a Novara.

Ma quali sono gli elementi emersi dallo studio condotto dall’equipe dell’università pavese?

Le prime anticipazioni (ovviamente molto generiche) disegnano un quadro insieme interessante e preoccupante. I giovani novaresi affrontano in larga parte il tema dei comportamenti a rischio con un atteggiamento che oscilla tra il fatalismo (“sono cose che accadono”) e l’ottimismo irrazionale (“tanto a me non succederà mai niente”). Ma c’è di più. Dai questionari emerge anche in maniera evidente il condizionamento del gruppo (“devo fare così altrimenti mi considerano uno sfigato”), e, soprattutto, l’assenza di figure adulte di riferimento (“non so con chi parlarne”).

Naturalmente i risultati sullo studio non hanno tanto il carattere dell’indagine “fredda” su un fenomeno, quanto si propongono di diventare uno strumento per dialogare con i giovani, per contribuire alla crescita del livello di consapevolezza dei pericoli connessi ai comportamenti devianti e sostenere le famiglie e le scuole in una adeguato approccio educativo.

Oltre alle relazioni, il convegno di sabato sarà articolato in workshop per un lavoro interattivo con gli operatori scolastici. Dopo il convegno, che rappresenta la prima “restituzione” dei dati rilevati dal questionario, l’equipe dell’università di Pavia proseguirà il proprio lavoro in una seconda fase personalizzata nelle singole scuole, proprio per aiutare il lavoro sul campo degli insegnanti e delle famiglie.

Il convegno si svolge per tutta la giornata di sabato nell’aula magna del Liceo Classico Carlo Alberto a Novara.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 ottobre 2007
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