Dai frigoriferi alle case, solidarietà in costruzione

Da una pessima martellatrice diario di una straordinaria esperienza, al seguito di 50 lavoratori whirlpool

Innanzitutto, schiacciare su una trave di legno un chiodo di 10 centimetri è difficile. Poi, l’Ungheria è il paese delle zuppe. Infine, se metti insieme persone di 13 paesi d’europa non parlano 13 lingue diverse , ma 13 inglesi diversi. Questi sono tre dei tanti più o meno bizzari insegnamenti che ho portato a casa, da uno strano weekend in un paese dell’Ungheria dal nome improbabile,  Hajduboszormeny, a costruire case per chi non può permettersele.

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E’ accaduto a me come a 55 lavoratori della Whirlpool, provenienti da 13 paesi europei, con cui ho condiviso una esperienza da volontaria, con l’associazione Habitat for Humanity, del tutto originale. L’organizzazione, nata negli Stati Uniti su spinta dell’ex presidente Jimmy Carter, aiuta chi ha un lavoro ma non un reddito sufficiente per dotarsi di una casa dignitosa a costruirsela da sé: con l’aiuto di volontari provenienti da tutto il mondo e anche il supporto di aziende come Whirlpool, che nel caso specifico si occupa pure di fornire gli  elettrodomestici.

 

Le case che abbiamo costruito, due bifamigliari che accoglieranno quattro famiglie con bambini e ragazzini vari ora alloggiati alla bell’e meglio in stanze ricavate nelle case dei genitori, sono state realizzate tutte in legno con una tecnica di costruzione più nota nel nord europa e nel nordamerica che da noi.

Basta un caposquadra esperto, e il resto del lavoro la possono fare dilettanti come noi: il nostro gruppo, per esempio, è guidato da Sandor, che ha sott’occhio tutto quel che si deve fare. Noi eseguiamo: e per "noi" si intende la svedese Marja – piccola bionda minuta, martellatrice spietata –  due tedeschi, Markus e Andrea, la seconda dei quali è ovviamente una donna – e solo ora mi rendo conto che con lei ho parlato di tutto ma non le ho chiesto che lavoro fa, a Stoccarda… –  Il tecnico di Cassinetta Roberto e un manager delle vendite finlandese, Simon, che ci fa anche da mente e organizzatore del gruppo quando sandor non c’è.

Ma oltre a me e Roberto ci sono anche altri 20 italiani, ma meglio sarebbe dire varesini, visto che sono per lo più provenienti dagli stabilimenti Whirlpool di Cassinetta e Comerio. Che, come noi, lavorano fianco a fianco con le famiglie che occuperanno la casa.

Tutto in due giorni, dove la compagnia proveniente da tutta Europa è arrivata al lodevole risultato di tirar su tutti i muri perimetrali e gran parte dei muri interni di entrambe le case.Un’esperienza umana a tutto campo, dove si impara a fare squadra, si condivide una difficoltà e, per esempio, si impara pure a martellare. Come è capitato a me, che ero un vero disastro e sono diventata dopo due giorni più dignitosa grazie all’esperienza: perchè certe "opere di bene" servono spesso più a chi le fa che a chi le riceve…

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 ottobre 2007
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