Dalla sanità alla lotta ai falsi: ecco le nuove frontiere dell’RFId

Tante le aspettative sul futuro della radiofrequenza al convegno organizzato a Castellanza

Un sistema per sapere in ogni momento dove si trovano i propri camion o le pecore del gregge. Ecco cosa permette il sistema RFId, la Radio Frequency Identification. Perché  proprio oggi se ne parla? È la domanda alla quale prova a rispondere Luca Mari, direttore del Lab#ID della Liuc, e per farlo chiama in suo aiuto il filoso Karl Popper e la sua "teoria dei 3 mondi": «Oggi siamo in una società in cui il mondo 1, quello delle entità fisiche, non si limita più ad essere collegato al mondo 3, quello delle informazioni, esclusivamente attraverso le esperienze soggettive, il mondo 2: i calcolatori oggi sono sistemi "a sè", con un grande cervello e minuscoli apparati sensoriali».

«La realtà virtuale – continua il professore Mari- , o per meglio dire la “realtà incorporata”, ha bisogno di ottenere delle specifiche informazioni sui componenti del sistema fisico: e per raggiungere questo obiettivo, il modo migliore è attraverso la tecnologia RFId». Un concetto che si può riassumere nella frase: «I sistemi informatici si possono usare non solo per visualizzare il reale, ma anche per realizzare il virtuale». Una sfida che il direttore del laboratorio lancia al convegno di stamattina, 31 ottobre, tenutosi a Castellanza dal titolo “Quale futuro.. Aspettative, nuove ed innovative soluzioni per l’identificazione”, organizzato in collaborazione con Follow me Technology, Ht Stone e Nsc.

Una sfida accolta da tutti relatori del convegno, esperti e operatori del settore e professori universitari, tutti riuniti per parlare della tecnologia “del futuro”, della tracciabilità e dei suoi sviluppi potenziali. La location non è causale: proprio a Castellanza infatti è partito, nel marzo scorso, il laboratorio Lab#ID, un centro in cui si studia principalmente la componente gestionale della radiofrequenza. Si studia quindi “come mettere insieme i diversi pezzi”, per capire come operare ed utilizzare al meglio questa nuova tecnologia nelle diverse realtà imprenditoriali. Un laboratorio flessibile, sempre in movimento, a cui collaborano molti studenti di ingegneria per la tesi e che nasce da un’esigenza dal basso. L’idea è nata infatti dopo le numerose richieste, manifestate dalle imprese, di avere un supporto e un setvizio gestionale per quanto riguarda i sistemi RFId. Sistemi che hanno sempre più visibilità, che in alcuni settori apportano solo un miglioramento mentre in altri sono indispensabili.

Un’importanza riconosciuta anche dall’onorevole Giorgio Calò, sottosegretario al ministero delle Comunicazioni: «L’RFId non è solo la tecnologia del futuro ma è anche quella del presente: la maggior parte delle persone la utilizza inconsapevolmente. Rimane comunque uno strumento dalle innumerevoli opportunità di diffusione, senza dimenticare però che non è tutto oro quello che luccica». Tanti i settori di interesse per lo sviluppo dell’RFId: il mercato della sanità in tutti i suoi aspetti, dalla lotta alla contraffazione dei medicinali all’assistenza ai pazienti, il mondo dei pagamenti e quello della rintracciabilità dei bagagli, un esperimento di cui già si parla in merito a Malpensa. Sfide che si possono vincere grazie anche ai nuovi progressi raggiunti per quanto riguarda la tecnologia dei Tag, delle antenne e dei diversi componenti usati nel sistema a radiofrequenza. Oggi i tag, o trasponders, i piccoli rilevatori che vengono impiantati nell’oggetto di riferimento, non hanno più i vincoli precedenti e possono essere utilizzati su diversi materiali, tra cui la carta e il metallo, indipendentemente dalla tecnologia di utilizzo. Un processo di produzione diventato oggi più veloce e più efficiente, che rende i tag adattabili alle diverse situazioni e a diversi materiali. Un procedimento che è diventato, soprattutto, meno costoso di un tempo. «Il costo c’è – sottolinea Samuele Astuti, professore alla Liuc e ricercatore del Lab#ID – , ed è un fattore certo; l’unica incertezza riguarda l’entità. Un aspetto che deve essere attentamente considerato quando si valuta l’ipotesi di utilizzare un sistema RFId». Un’analisi che prevede tre fasi: lo studio di fattibilità, il progetto pilota e l’implementazione, tutte da valutare attentamente, considerando non solo il un punto di vista tecnologico ma l’intera realtà aziendale. «Noi ci rivolgiamo a due tipi di mercati – continua Astuti -: da una parte il settore privato, con le industrie e le imprese che si occupano di logistica, dal’’altra cresce sempre più l’interesse da parte della pubblica amministrazione, aziende sanitarie in primis, verso la radiofrequenza e la tracciabilità».

Container, armi e munizioni, orologi falsi : sono questi i casi pratici citati da Marco Sironi, ingegnere dell’istituto per la protezione e la sicurezza del cittadino del Ccr di Ispra. L’istituto ha sperimentato, sullo spunto di normative e direttive della Comunità Europea, alcuni sistemi per la tracciabilità dei cointaner, in particolare per evitare il contrabbando visto la bassa percentuale di controlli («solo il 2/3% viene effettivamente verificato»), e delle armi e delle munizioni, in collaborazione con la Polizia di Stato. Tra gli altri progetti in essere, alcuni hanno uno sfondo sociale e sono destinati a migliorare la qualità delle vita per i disabili; tra di essi ricordiamo il Sesamonet, il percorso per i ciechi inaugurato poco tempo fa a Laveno Mombello.

L’importanza dell’RFId è stata riconosciuta anche dalle istituzioni, in particolare dalla Camera di Commercio di Varese e da Univa. Partiranno infatti da novembre dei corsi di formazione rivolti alle aziende all’Università Carlo Cattaneo sul funzionamento e le potenzialità della radio frequenza; corsi gratuiti, finanziati tramite Fondi Impresa.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 31 ottobre 2007
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