Duemilalibri: via Gaggio tra natura, storia e la minaccia di Malpensa

Nella cornice del monastero di San Michele Franco Bertolli e Luciano Turrici hanno presentato il volume dedicato alla storica via. Gelosa: “Abbiamo regalato copie di questo libro a Prodi, Formigoni e Reguzzoni”

Un volume frutto di anni di ricerche e studi di tre studiosi lonatesi, dedicato ad una strada che di anni ne ha più di mille. Duemilalibri ha fatto ieri tappa, per la seconda volta, a Lonate Pozzolo, questa volta per parlare di storia locale: ad intrattenere il pubblico, Franco Bertolli e Luciano Turrici, che hanno curato rispettivamente la parte storica e quella naturalistica. In apertura i due autori e l’assessore alla cultura Patrizia De Novara hanno ricordato il terzo autore, Luigi Zaro, scomparso lo scorso anno, dopo aver lavorato fino all’ultimo alla parte storica otto-novecentesca del volume.

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«E’ un libro di sintesi, una specie di piccola enciclopedia che affronta i molteplici aspetti di un’area ricchissima dal punto di vista storico e naturalistico» spiega Franco Bertolli. La via Gaggio, infatti, non è solo una strada, ma “una specie di spina dorsale” di quella vasta area compresa tra il paese e la valle del Ticino. Un’area affascinante, densa di memorie storiche legate soprattutto a quell’uso aeronautico e militare che per decenni, fino all’inizio degli anni novanta, ne ha impedito una piena fruizione da parte della popolazione: nel 1916 infatti la brughiera e i boschi lonatesi furono scelti come sede per un aeroporto militare, poi affiancato da altre aree destinate a poligono e infine ingrandito enormemente dalle opere realizzate durante la guerra dall’organizzazione Todt per conto della Luftwaffe e degli occupanti tedeschi.

Le piste di raccordo in cemento, la cucina da campo tedesca, i giganteschi parascheggie destinati a proteggere gli aerei nascosti tra i boschi, le “bombe” da esercitazione in cemento sono i resti più visibili della attività militare: le testimonianze sono state recuperate, insieme con la storica via Gaggio, a partire dal 1993, ad opera di un gruppo di lonatesi che ha invitato i cittadini a riprendersi ciò che per anni la presenza militare aveva reso inaccessibile. Una bella storia di società civile, di identità riscoperta con fatica, di sforzi congiunti tra privati e pubblico.«Ma il lavoro continua – dice Ambrogio Milani, uno dei pionieri del recupero-: stiamo recuperando nuove vie, invitiamo i cittadini a scoprirle, a frequentarle e a difenderle, dalle aggressioni che vengono dalle cave ma soprattutto da Malpensa».

Malpensa: è un fantasma che aleggia, ma che gli autori del libro preferiscono non nominare. E’ dunque il sindaco Piergiulio Gelosa, a conclusione dell’incontro, ad evocare la minaccia che grava sulla brughiera e sull’area storica di via Gaggio: la terza pista contro la quale «il consiglio comunale si è pronunciato quasi all’unanimità: l’accordo tra le parti politiche –così difficile in altre occasioni-  è nato proprio dal riconoscimento storico-naturalistico dell’area». Per ricordare che il territorio non è terra incolta, ma sedimento di storie, cultura, vicende personali: «Abbiamo regalato copie del volume al presidente del consiglio Prodi, a quello della Regione Formigoni, a quello della provincia Reguzzoni, nonché all’assessore alle infrastrutture e al ministro dei trasporti». La terza pista infatti taglierebbe in due l’area e la renderebbe nuovamente inaccessibile.

Ma oggi i boschi, la brughiera, le strade storiche e i reperti sono ancora godibili, da scoprire anche grazie a questo libro. Magari ora, in autunno, in un caleidoscopio di colori e con il velo della nebbia che aleggia, a sera, sulla brughiera.   

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 ottobre 2007
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