Guido Borghi: “Non è questione di soldi ma di garanzie”

Il presidente della "Varesina" spiega le sue ragioni. "Noi crediamo nel Mondiale, a patto che non vada a scapito dell'ippica e della sua gente"

«Io e la mia società crediamo moltissimo al Mondiale di ciclismo, tanto da detenere il 20% delle azioni della Varese 2008 spa. Però chiediamo una cosa: non vogliamo che per il ciclismo sia sacrificata l’ippica, la sua gente e il movimento varesino che è rilevante a livello nazionale».

Risponde così Guido Borghi (al centro nella foto), presidente della Società Varesina Incremento Corse Cavalli (Svicc), a chi gli fa notare che la presa di posizione sull’ippodromo mette a rischio l’organizzazione del Mondiale dell’anno prossimo. Borghi vuole sottolineare soprattutto una cosa: «L’intoppo non è dato da motivazioni monetarie: noi al contrario chiediamo garanzie sotto tre aspetti. Il primo riguarda la programmazione, visto che vorremmo organizzare i nostri eventi tradizionali in un tempo più breve, ma ciò si ripercuoterà nei delicati equilibri del calendario nazionale di Unire. Poi vogliamo avere garanzie che i 200 cavalli che si allenano a Varese, che insieme valgono 7/8 milioni di euro, possano avere a disposizione un centro ippico ancor più valido di quello che dispongono ora».
«Infine – conclude Borghi – mi serve la certezza che il 26 ottobre 2008 l’impianto ci sarà riconsegnato pronto per essere utilizzato, quindi idoneo e omologato da parte di un ente tecnico. Ripeto, non è una questione di soldi».

Da parte del numero uno di Svicc arriva anche una puntualizzazione. «Mi è stato presentato un contratto al venerdì, da firmare entro il lunedì successivo, senza di fatto avere il tempo di convocare il consiglio della società. Non è mia abitudine agire in questo modo».
In conclusione, volendo, si può leggere uno spiraglio di speranza. «Da parte mia rimane tutta la buona volontà e la disponibilità verso i Mondiali, e d’altra parte la storia personale mia e della mia famiglia va in questa direzione. Ripeto: viva il ciclismo a patto che non ne patisca l’ippica».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 ottobre 2007
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