“Il 4 novembre è festa anche per la sinistra”

"Gli italiani non sono un popolo di soldati, ma sanno essere eroi" ricorda Jacopo Bolis di Sinistra Giovanile

Riceviamo e pubblichiamo

Il 4 Novembre…è festa anche della Sinistra!!!

Non dobbiamo far finta di niente, parliamone. Parliamo di come la festa del 4 novembre, a cui ci stiamo avvicinando, sia poco sentita a sinistra, di come questa data ci scivola addosso, troppe volte guardata cagnescamente, nella migliore delle ipotesi ignorata. Discutiamo del cosa ce la fa apparire lontana, cosa la dipinge ai nostri volti come qualcosa di estraneo, di altro, di poco interessante o peggio di boicottabile.
In questa data si ricordano tutti i caduti della patria, tutti i giovani sacrificatisi per mantenere alto l’orgoglio nazionale. Già queste parole potrebbero far scuotere il capo ad alcuni compagni e compagne, e questo mi duole molto. Mi duole perchè quello dell’amor patrio, dell’uso di una iconografia italiana è un terreno che da anni lasciamo totalmente in mano alla destra, e ciò non è giusto, è una grave pecca, una lacuna insanabile, nella cultura della sinistra italiana.
Così da una parte si descrivono i soldati italiani come fannulloni, come uomini semplici, come italioti inadatti al sacrificio, o peggio, nel disperato tentativo di creare una mistica guerresca a destra s’ineggia al grande soldato, al fervente patriota, allo sterile esecutore della volontà della nazione.

Entrambe queste visioni sono errate, errabonde e a mio avviso offensive della storia dell’esercito italiano e dei suoi rappresentanti. Non esiste pagina di storia italiana in cui non si possano reperire esempi di enorme coraggio e di dedizione alla causa nazionale, basti pensare alle città di Curtatone e Montanara per quel che riguarda il risorgimento, all’estrema difesa del Piave nella guerra del 1915-18 (difesa possibile grazie alla leva dei ‘ragazzi del 99’), al sacrificio di migliaia di soldati italiani della divisione Acqui a Cefalonia, alla disperata carica di cavalleria a Isbuschenskij sul fronte russo e la resistenza partigiana durante l’ultimo conflitto mondiale. Tuttavia già in questi esempi di grande sacrificio non notiamo la sterile retorica dell’orgoglio nazionale od uno sterile servilismo al capo e ai suoi ordini, bensì l’eroismo gratuito, lo sprezzo del pericolo, il coraggio della disperazione di chi, mai amando la guerra e mai venerandola, si è trovato a farla, spesso in condizioni disastrose sia materiali che morali (l’Italia è sempre stata una proletaria della guerra, e quindi ha sempre avuto un esercito di fanteria, di uomini, di ragazzi).

L’esercito italiano non obbedisce ciecamente agli ordini, i soldati italiani non sono mai stati e mai saranno macchine nelle mani di pochi, essi si ribellarono all’arroganza dei monarchi e dei piccoli generali a Caporetto, dissero no in grandissima maggioranza all’arruolamento obbligato nelle file della Repubblica Sociale Italiana preferendovi i campi di concentramento o di lavoro nazisti, entrarono in grande numero nelle file della resistenza italiana, difesero Roma insieme alla popolazione locale dall’occupazione nazista mentre tutti scappavano, mentre non esistevano ordini, mentre dalle ceneri dell’italia dell’otto settembre 1943 stava per risorgere la repubblica democratica degli anni a venire.

Certo non solo pagine di orgoglio, di sacrificio e di dedizione sono state scritte dai nostri soldati, ma gli errori e il servilismo di pochi non devono mettere in ombra le gesta della stragrande maggioranza di essi. E come scrive Muscetta in una critica al bellissimo testo Mai Tardi di Nuto Revelli: ‘Ora è chiaro che proprio coloro che hanno condannato e condannano in blocco la guerra fascista sanno di trovare in fondo al loro cuore il più religioso rispetto per questi innumerevoli episodi di virtù sconosciuta’
La sinistra ha l’obbligo di riscoprire queste pagine della nostra storia, rendersi conto che se l’Italia ha combattuto è sempre stato per volere di pochi attraverso il sacrifico di molti, e questo sacrificio deve essere parte strutturante della futura cultura della sinistra italiana. Chiudendo voglio ricordare come gli italiani non siano un popolo di soldati, ma di eroi.
Grazie come sempre del gentile spazio concessomi.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 ottobre 2007
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