Il nostro Ospedale è un bene di tutti

Il direttore generale Carlo Pampari risponde alle critiche mosse circa il piano di sicurezza del nuovo monoblocco

Egregio Direttore,

l’articolo di ieri, “Ospedale, piano di sicurezza approvato dopo sei mesi”, trasmette un’immagine fortemente negativa del nuovo Ospedale, quasi che, nell’operare per il trasferimento e l’attivazione della nuova struttura, si sia dimenticata la sicurezza dei nostri operatori. Ma così non è. In tema di sicurezza non bisogna assolutamente confondere la sostanza con la forma, e la sicurezza, al Circolo, è sostanza.

Storica è la collaborazione tra l’Azienda Ospedaliera e il Servizio di Prevenzione e Protezione, una struttura che si integra e si avvale della collaborazione delle principali articolazioni organizzative aziendali.

In questa tradizione, si è inserita l’informazione e la formazione dei nostri operatori (205 formati solo nel 2006) che hanno imparato le norme di comportamento in casi di emergenza già nei locali del vecchio ospedale. Per i casi di incendio ogni dipendente riceve un protocollo dettagliato per affrontare l’emergenza. Per quanto riguarda la nuova struttura, inoltre, l’Ospedale ha dato vita, dal secondo semestre del 2006, a momenti di conoscenza della nuova sede, dove i nostri operatori avrebbero svolto la propria attività, organizzando percorsi di formazione e visite (più e più volte) nell’ambito di un coordinamento del nostro Servizio Infermieristico e corsi specifici per ciascun sistema o nuova dotazione tecnologica del monoblocco.

Proprio per facilitare la conoscenza dei percorsi e delle nuove strutture, si è anche messo a disposizione, sulla rete interna dell’ospedale, una ricostruzione virtuale del monoblocco, dei suoi percorsi e della sua organizzazione.

Infine, ben prima dei trasferimenti nella nuova struttura, si è posto l’elemento fondamentale del piano di emergenza, e cioè la segnaletica indicante le vie di fuga e le norme di comportamento, norme non difformi da quelle già in uso nelle vecchi padiglioni.

E anche se lo sciagurato black out ha causato la totale assenza di luce nei piani interrati,costringendo i nostri operatori ad evacuare gli spazi con la poca luce dei cellulari, tutto si è svolto con calma, competenza, professionalità e con successo. Si tratta ovviamente di un’esperienza assolutamente da evitare in futuro attraverso l’introduzione di quei correttivi (uomini, presidi, lampade, comunicazioni) che non sembravano necessari per la presenza di quelle garanzie progettuali (i gruppi rotanti e i generatori) che proprio lunedì non hanno funzionato.

Viene da dire che, nonostante la drammaticità della situazione, i nostri operatori hanno saputo come gestirla, a dimostrazione del fatto che possedevano già la conoscenza necessaria dei luoghi.

Quanto al documento appena approvato, si tratta di un atto ricognitorio di tutto il lavoro fatto dal nostro Servizio di Prevenzione e Protezione, con il coinvolgimento dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza.

Quanto alle osservazioni di “un rappresentante degli RLS”, ricordo che la Direzione non ha mai chiuso la porta a chi ha chiesto di incontrarla per presentare problemi o proposte. Non risulta che qualcuno dei nuovi RLS (e molti dei nuovi erano già RLS nel precedente mandato) abbia chiesto un incontro prima di rivolgersi ai media. Ci sono, a nostro avviso, tempi e luoghi più efficaci ed adatti se si vuole davvero partecipare alla soluzione dei problemi dell’Ospedale, anziché cercare un protagonismo egoistico tutelato dall’anonimato in tempi di elezioni sindacali.

Il nostro Ospedale è un bene di tutti.                  

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 ottobre 2007
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