In Val Veddasca con i restauratori di meridiane

Roberto Baggio e Fabio Garnero sono all'opera su una meridiana del settecento. Ma restauratori di meridiane non ci si improvvisa

Restaurare una meridiana; facile a dirsi ma nella pratica serve l’arte del restauro, la conoscenza dell’astronomia, della matematica e della storia. Insomma non ci si improvvisa restauratori di meridiane. Lo sanno bene Roberto Baggio (foto in alto) dell’associazione Horologium, associazione che raggruppa gli appassionati di meridiane, e Fabio Garnero restauratore professionista di meridiane e titolare dell’unica ditta specializzata nel settore in Italia, la Solaria opere. Entrambi, legati dall’appartenenza a questa associazione, sono all’opera da più di un mese sulla meridiana della chiesa di san Martino a Campagnano, una frazione collinare di Maccagno. Da un mese lavorano al recupero di questo raro esempio di meridiana con certosina abilità e pazienza per recuperare, sotto i vari strati successivi, la meridiana originale del 1783 realizzata da un monaco gesuita dell’epoca.


«Siamo di fronte ad un’opera straordinaria per il periodo in cui è stata realizzata per la precisione e per la ricchezza di elementi decorativi – spiega Roberto Baggio – questa meridiana segna tre tipi di ora; quella francese nel quadrato più grande, quella italiana che regola il ciclo del giorno in base ai tramonti  e quella babilonese che si basa, invece, sulle albe». In quegli anni, secondo gli studi effettuati dai due, stava proprio cambiando il sistema da quello italiano a quello francese. Dunque c’è uno scopo didattico in questa meridiana che riporta in grande il sistema francese:«Dalle numerose iscrizioni esplicative che abbiamo ritrovato direi proprio di sì – sostiene Fabio Garnero – il monaco che ha eseguito quest’opera voleva insegnare alla gente del posto come si legge una meridiana alla francese». Il sistema francese è quello che utilizziamo ancora oggi. Purtroppo, però, il lavoro è reso difficile da due strati che raccontano di modifiche fatte nel 1866 e nel 1922 da persone che avevano poca dimistichezza con l’astronomia. Uno dei due interventi ha addirittura portato alla stortura dello gnomone, l’asta che crea l’ombra e segna l’ora, a causa della caduta di una scalasu una delle due aste di sostegno.

 I problemi e le difficoltà incontrate dai due gnomonisti, così si chiamano gli esperti di meridiane, non li hanno scoraggiati bensì li hanno spronati a recuperare i vecchi quadranti decorati ai lati da cartigli arrotolati che danno l’idea di una pergamena sulla quale è disegnata la meridiana. «Sono oltre 250 le meridiane censite da noi in provincia di Varese ma ogni volta ne spunta una che ci era sfuggita – spiega Baggio che ha seguito la sezione del libro delle meridiane pubblicato dall’associazione di cui fa parte – mentre da dove viene Fabio, la provincia di Cuneo, ce ne sono più di 5 mila». Ciò che sta rovinando le meridiane, comunque, è proprio la voglia di recuperarle, molte volte, proprio per il fatto che anche i restauratori stessi non hanno nozioni di astronomia andando a ricalcare errori fatti con i precedenti restauri o da chi le ha fatte. Il consiglio è quello di affidarsi ad un esperto di gnomonistica. In Italia  a raggruppare esperti ed appassionati è l’associazione Horologium che ha iscritti in tutta Italia.

Infine ecco l’appello di Roberto Baggio agli amministratori della Val Veddasca:«La meridiana di Campagnano non è un caso isolato in queste zone – conclude Baggio - perchè non si avvia un progetto di restauro e di rivalutazione serio per tutte le meridiane della zona? Anche questa potrebbe essere una fonte di turismo importante primo perchè gli appassionati sono molti di più di quello che si pensa e secondo perchè un giro turistico alla riscoperta delle meridiane e anche un giro turistico alla riscoperta di tante belle chiese sparse per la valle e luoghi ameni di infinita bellezza».

 

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Restauro della meridiana di Campagnano 4 di 12
di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 ottobre 2007
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