Incastrano narcotrafficante in Albania, ma si devono pagare il viaggio

Due operazioni antidroga della procura con Gdf e Dogana. In un caso i finanzieri hanno anticipato di tasca propria le spese per la trasferta. Il procuratore: "E' grave"

I finanzieri scovano una partita di vestiti impregnati di cocaina diretta in Albania, ma per arrestare sul fatto i trafficanti albanesi devono prendere l’aereo fino a Tirana. E siccome la giustizia non ha soldi in cassa devono anticipare le spese di viaggio. Succede anche questo, nel caotico sistema giudiziario italiano, dove gli uffici sono spesso mal conci e senza carta, e gli uomini in missione di polizia giudiziaria si trovano a doverci mettere i soldi di tasca loro per poter assicurare le prove che incastrano i narcotrafficanti. La trasferta, anticipata da due militari della Gdf di Malpensa, è stata rimborsata solo qualche settimana fa, direttamente nel conto corrente. «Abbiamo chiesto alla procura generale i fondi – spiega il procuratore capo di Busto Arsizio Francesco Dettori – ma ci hanno detto chiaramente che non  c’erano soldi e che avremmo dovuto aspettare, ma figuriamoci se potevamo bloccare tutto. La droga doveva partire il giorno stesso per l’Albania e se i due uomini delle fiamme gialle non si fossero imbarcati non avrebbero mai potuto fare il loro lavoro di polizia giudiziaria».

L’episodio è accaduto il 9 maggio scorso, ma è stato reso noto solo oggi. Il carico arrivava dal Brasile ed era diretto a Tirana, le fiamme gialle lo hanno scoperto e la procura ha chiesto una rogatoria immediata all’autorità giudiziaria albanese:  il permesso è arrivato subito, i soldi no.
In Albania, i militari effettuano la consegna dello stupefacente ai due destinatari, che vengono tratti in arresto, mentre viene individuato un secondo appartenente ai clan mafiosi che però è latitante. La droga era destinata a organizzazioni mafiose di etnia albanese in Italia. Fin qui l’operazione, condotta insieme alla Dogana e diretta dal pm della procura bustese Giovanni Polizzi, ma l’appello del procuratore capo è perentorio: «Quella della mancanza di fondi  è una situazione drammatica. Ho voluto raccontare questo episodio perché non è giusto che la polizia giudiziaria operi in queste condizioni».

Nonostante tutto, l’attività antidroga dei magistrati bustesi, della gdf e della dogana, a Malpensa, è incessante. Solo quest’anno sono stati sequestrati 4 quintali e mezzo di cocaina, e mezzo quintale di eroina, a Malpensa inoltre arriva il 16% dell’intera cocaina rinvenuta in Italia. Tra le operazioni più recenti degne di nota, anche il sequestro di quasi 13 chili di cocaina (valore circa 50 milioni di euro), lo scorso 20 settembre, proveniente da Santo Domingo e stipata dentro stampi di acciaio da  700 chili in tutto. Insospettiti dalla provenienza, inusuale per una fornitura industriale, i finanzieri, diretti dal pm Valentina Margio, hanno seguito gli spedizionieri, a Vicoforte (Cuneo), ottenendo una foto del destinatario nel municipio, e riuscendo a operare il riconoscimento, che incastra, secondo le accuse, il presunto trafficante. Un maxi sequestro, unito all’operazione internazionale in Albania, possibile grazie a operazioni dette di “consegna controllata”. Che senza i soldi dello stato sarebbero impossibili.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 ottobre 2007
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