L’isola Bella è il parco più bello d’Italia

Il palazzo, il giardino, la storia familiare. Il lembo di terra in mezzo al lago è un'opera d'arte e di storia. Domani 31 ottobre la premiazione

L’Isola Bella
Borromeo è il vincitore dell’ edizione 2007 del premio “Il Parco Più Bello
d’Italia”
, selezionato da una giuria formata da noti botanici, architetti
paesaggisti, storici e giornalisti. La premiazione si svolgerà all’Isola Bella il 31 ottobre
alle ore 11 a cura della società promotrice del premio e alla presenza dei
Principi Borromeo e delle autorità.

L’Isola Bella - Agli inizi del 500 era chiamata Inferiore ed era costituita
essenzialmente da un grande scoglio occupato da modeste abitazioni di pescatori. I primi acquisti da parte dei Borromeo risalgono alla
seconda metà del 1500 con Giulio Cesare III Borromeo (1593-1638) ma sarà poi
sarà Carlo III Borromeo (1586-1652) ad incrementare stabilmente gli
investimenti familiari sull’isola. Oggi Palazzo Borromeo, realizzato in stile barocco, domina
il piccolo borgo isolano; il palazzo, completato dopo la seconda guerra
mondiale, con la costruzione del salone grande, è il risultato di una lunga
serie di lavori iniziati nel 1630.

Di grande interesse storico sono la Sala della Musica, dove
nell’aprile del 1935 si svolse la Conferenza di Stresa tra Mussolini, Laval e
Mac Donald che avrebbe dovuto garantire la pace europea e la Sala di Napoleone
che qui soggiornò con la moglie Giuseppina Beauharnais nel 1797. Di rara suggestione le sei grotte al piano inferiore del
Palazzo completamente rivestite da ciottoli, sassi bianchi e neri, schegge di
tufo, stucchi e marmi; esse furono
immaginate da Vitaliano Borromeo con l’assistenza dell’architetto Cagnola come
luogo di frescura e diletto, dove proteggersi dalla calura estiva.

 

Il giardino – Terminata la visita della dimora
si accede ai giardini per una piacevole passeggiata. Questo singolare monumento
fiorito sviluppato a terrazze ornate e sovrapposte, è un classico e inimitabile
esempio di "giardino all’italiana" seicentesco. Fra piante esotiche e
rare, la spettacolare fioritura è progettata per offrire colori e profumi da
marzo a ottobre. Splendido e grandioso giardino barocco all’italiana è uno degli esempi
più noti e meglio conservati in Italia. Costruito in tempi diversi, è comunque
un insieme coerente di forma piramidale che culmina nella grande statua del
Liocorno
cavalcato da Amore. Articolato in dieci terrazze digradanti, è abbellito da vasche, fontane,
prospettive architettoniche e una moltitudine di statue risalenti alla seconda
metà del Seicento rappresentanti personificazioni di fiumi, stagioni e venti.
Molti di questi "ambienti" sono delimitati da muraglie e balaustre
sulle quali ancor oggi si intuiscono i punti da cui sgorgavano zampilli,
fontane, cascatelle e giochi d’acqua. Il clima, particolarmente mite, ha permesso la crescita di una
vegetazione ricca di varietà e specie che qui hanno trovato il loro habitat.
Fra azalee e rododendri, spalliere di pompelmi e arance amare, orchidee e
piante carnivore, spicca la sagoma di un grosso canforo di più di duecento
anni. Le piante esotiche vengono riposte durante la stagione invernale nella
serra ottocentesca, inserita nel percorso di visita. Le rifiniture ricorrenti da
marzo a settembre non lasciano mai il giardino privo di fascino e di colore.

La famiglia Borromeo –  E’ nativa di San Miniato al Monte in
Toscana, terra che fu costretta a lasciare in seguito alla messa al bando della
famiglia nel 1370 e alla condanna a morte di Filippo, che nel 1367 aveva
capeggiato la sollevazione della città contro Firenze (1367). Alcuni documenti
accertano che i Borromeo si trasferirono a Milano e nel 1395 ne ottennero la
cittadinanza. Abili banchieri e uomini d’affari, grazie anche ad una strategica
politica di alleanza matrimoniali, divennero una delle famiglia più importanti
del nord Italia. Fra i personaggi più noti della famiglia vi sono i due
Arcivescovi di Milano San Carlo Borromeo (1538-1584), la cui enorme statua
sorge ad Arona, sul lago Maggiore, ed il cugino Cardinal Federico (1564-1631).

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 ottobre 2007
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