“La vera Busto non è quella dell’indifferenza”

Così il sindaco Farioli al consiglio comunale aperto indetto dopo l'intimidazione neonazista ad Angioletto Castiglioni

Angioletto Castiglioni, come promesso, ai Molini Marzoli non c’era. L’ex partigiano, reduce dei lager e cittadino benemerito non voleva farsi strumentalizzare, come il sindaco Farioli confermava. Purtroppo non c’è riuscito:  la sua assenza… è stata strumentalizzata per accusare altri di strumentalizzare l’aggressione verbale da lui subita per gridare al lupo e regolare qualche conticino rimasto in sospeso. Basti questo a dire della costruttività del clima che si è respirato al consiglio comunale aperto tenutosi giovedì sera. Una serata che da sinistra qualcuno, facile profeta, aveva già definito una foglia di fico, ribadendo poi il concetto in aula.

Vigoroso il discorso introduttivo del sindaco, che, banditi ipocrisie e nascondini dietro un dito (ipse dixit), si è presto dato alla generalizzata condanna dei totalitarismi di destra come di sinistra. Il tutto non senza stilettate a chi oggi attacca la Fondazione Blini. Sulla querelle un Farioli irritato dirà che usare strumentalmente quel nome proprio in questo momento «è fare opera di non verità»; e la memoria di Giovanni Blini, tra i fondatori di Comunità Giovanile (presente in forze in aula) sarà difesa, oltre che dal sindaco, dalla sorella, presente e intervenuta. «Lui vinse a 22 anni un premio per aver descritto gli orrori dei lager; due anni dopo morì. Alla sua età chi oggi si fa icona di un antifascismo politicamente corretto invece scriveva parole di fuoco dai toni antisemiti» tuonava il sindaco. «Gli ebrei evidentemente li hanno sterminati i comunisti» commenterà perfido qualcuno dal pubblico.

«Ho pensato, lo ammetto, che questo consiglio potesse rivelarsi inutile» affermava Farioli, «poi riflettendo ho capito che non lo sarebbe stato, a patto che non ci si ferma a una stantia retorica ma si avvi una riflessione profonda. Il secolo nuovo non potrà sorgere senza memoria del passato, ma neppure aggrappato ad ideologie che hanno compiuto il male». Il fascismo? «Una parentesi, un momento» per Farioli. «Abbiamo nemici: il vuoto, l’indifferenza, il nichilismo, il relativismo diffusi da cattivi maestri, o lo scimmiottamento di ideologie passate. Serve invece fare cultura a partire dai giovani» Il sindaco ha annunciato fra l’altro di voler far distribuire nelle scuole un libro con memorie di Angioletto Castiglioni. 

«Un consiglio comunale aperto per modo di dire»: così Marta Tosi e Antonello Corrado. «Bisognava dargli più pubblicità, invitare le scuole». E giù riferimenti a episodi avvenuti da qualche anno in qua: incendio della sede Anpi di via Ferrer, furto delle ceneri dei deportati, fino all’indagine recentissima sui neonazi, agli incendi a danno del consigliere comunale Francesco Lattuada e via citando.
La solidarietà più ostentata ad Angioletto Castiglioni veniva comunque da destra, da Forza Italia, dalla Lega Nord, con Luciana Ruffinelli, da An con Ninetto Pellegatta, che faceva scattare parallelamente il processo alla Resistenza e l’embrassons nous della pacificazione. Alla proposta di Corrado di ricostituire il comitato antifascista, abolito una decina di anni fa, Pellegatta ribatteva di crearne uno antiterrorismo, «magari per quelli che gridano 10, 100, 1000 Nassiriya».

«Ci siamo parlati addosso e accusati a vicenda» diagnosticava Erica D’Adda per l’Ulivo, gruppo che aveva chiesto la convocazione della seduta. «Troppi elementi estranei si aggiungono al tema di stasera, e finiamola di tirare la giacca di qua e di là». Fra gli interventi dal pubblico – il più significativo quello del 14enne Pietro, studente dell’Artistico, che invitava le scuole a «visitare i lager per imparare che la vita è bella e non va troncata con la guerra» – si inseriva una nota di colore con Diego Cornacchia che attaccava la Lega Nord. I partigiani erano patrioti, ricordava Cornacchia bastonando la mancanza d’amor patrio del Carroccio e accusando il presidente Speroni, "reo" di leso tricolore in quanto leghista, di non essere pertanto degno di presiedere il consiglio. Tra sillogismi – «chi è filofascista è contro la democrazia, e chi è contro la democrazia è un criminale, quindi…» (Filippo, studente del classico), domande – «ogni domanda che non fate oggi sarà un calcio in c… che prenderete domani, diceva don Milani» (Elis Ferracini) e interventi sdegnati da sinistra contro la pratica inveterata di tirare in ballo l’anticomunismo tutte le volte che si fustigano rigurgiti neofascisti, la chiusura "ecumenica" era affidata ancora a Farioli. «La vera Busto non è quella dell’indifferenza» ruggiva il primo cittadino. Sipario.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 ottobre 2007
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