La verità delle primarie

Giuseppe Adamoli riflette sul voto delle primarie. "C’è necessità di leader locali con forte personalità. Anche questo è fare il partito nuovo"

Per capire bene cos’è avvenuto con le primarie di domenica è necessario confrontare le percentuali raccolte dai tre candidati maggiori nelle diverse aree di riferimento.

I dati per l’Assemblea nazionale sono i seguenti: per Walter Veltroni, in Italia il 75,8%, in Lombardia il 66,8%, a Varese il 63,5%; per Rosy Bindi, in Italia il 12,9%, in Lombardia il 19,7%, a Varese il 21,1%; per Enrico Letta, in Italia l’11,1%, in Lombardia il 13,4%, a Varese il 15,2%.

I risultati parlano chiaro e fanno piazza pulita di alcuni commenti frettolosi. Personalmente non mi ero candidato in nessuna lista per coerenza con la mia pesante contestazione delle regole e soprattutto per lasciare spazio a persone nuove. Ma ho sostenuto Enrico Letta con impegno benchè i sondaggi preelettorali gli assegnassero solo dal 5 all’8%. Rivendico di averlo sostenuto e sono soddisfatto del risultato ottenuto soprattutto a Varese. Non sono invece contento dei seggi assegnati che penalizzano le liste Letta per effetto del meccanismo di calcolo.

L’idea che bisogna andare sempre in soccorso del vincitore non mi ha mai appartenuto. Nella DC ero per Aldo Moro quando la sua corrente aveva a malapena il 6% del partito e per lunghi anni, nel periodo finale della DC, ho organizzato in provincia di Varese una dura opposizione interna. Le primarie peraltro servono solo a scegliere il leader, non a fare correnti, né maggioranze o minoranze.

Detto questo Walter Veltroni è indiscutibilmente il leader di tutti; Rosy Bindi,  su cui si è concentrato l’antiveltronismo, è una grande risorsa; Enrico Letta, pur senza l’appoggio di partiti e correnti, ha assunto una dimensione politica forte ed è uno dei leader del futuro. Ora l’impresa di costruire un grande partito democratico europeo, moderno, riformatore può davvero cominciare. Le prime dichiarazioni di Veltroni sulla discontinuità con il passato mi trovano concorde.

Le sfide da raccogliere sono davvero tante a tutti i livelli. La prima è quella dell’identità programmatica del Partito Democratico. Veltroni ha affermato che il Governo Prodi ha davanti a sé otto mesi per promuovere e realizzare alcune grandi riforme. E’ una affermazione del tutto condivisibile, ma qual’è la linea del Partito Democratico su queste riforme? Prendiamo quella elettorale giudicata da tutti la riforma più importante e prioritaria. Veltroni dopo aver dichiarato, pur senza sottoscriverlo, il suo favore per il referendum parzialmente abrogativo della legge in vigore, ha manifestato via via simpatia per diversi sistemi elettorali. Oggi deve prendere una posizione chiara perché solo così il Partito Democratico può “dare gli otto mesi” al Governo Prodi.

Tutti noi siamo però investiti di qualche sfida. In Lombardia vogliamo costruire un partito regionale ed oggi abbiamo il segretario regionale, ma sappiamo benissimo che poteri e competenze non vengono elargiti facilmente dal centro a Milano nemmeno dentro un partito che vuole definirsi federale. L’autonomia va conquistata con una proposta politica forte e con una battaglia – non esito a definirla tale – che vedrà momenti di tensione con Roma da sempre abituata ad un centralismo ferreo. Mi riferisco a tematiche come Malpensa ed Alitalia, al federalismo fiscale, a politiche del lavoro che favoriscano la mobilità sociale delle donne e dei giovani, ad un fisco equo che non penalizzi l’impresa.

Ma c’è qualcosa che tocca la nostra responsabilità in maniera ancora più diretta. In Lombardia e in provincia di Varese in tutte le lista, Veltroni, Bindi e Letta, c’erano persone nuove, giovani e non, che si sono dimostrate capaci, intelligenti e che hanno potenzialità di leadership. Bisogna dar loro fiducia e metterli alla prova. C’è necessità di leader locali con forte personalità. Anche questo è fare il partito nuovo.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 ottobre 2007
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