Le ha sparato perchè non pagava l’affitto

I carabinieri della compagnia di Gallarate indagano sull'episodio di Quinzano: tra sparatore e ferita la tensione aveva radici profonde

Non le pagava l’affitto da mesi e allora ha deciso di spararle. Una scelta meditata, almeno da quanto emerge dalle prime rivelazioni fatte ai carabinieri da Antonio Ebbene, l’uomo di 72 anni che ha sparato alla sua dirimpettaia Loredana Siciliano, 31 anni, intorno alle 22 di ieri, lunedì 22 ottobre. L’anziano avrebbe atteso dietro l’uscio della propria finestra l’arrivo della trentenne sgranocchiando nel frattempo alcune caramelle: non appena lei è scesa dall’auto e ha fatto per aprire la porta Antonio Ebbene ha esploso il colpo. La donna da due giorni non rientrava nella corte (foto) di via Sant’Antonio a Quinzano, piccola frazione di Sumirago e ieri sera è tornata per dar da mangiare al suo piccolo cane Cochi. Con lei l’accompagnatore che la ospita a Gallarate, molto spaventato per l’accaduto. La telefonata ai carabinieri è arrivata alle 22: ha chiamato la stessa Loredana Siciliano, che benché spaventata ha subito avvertito le forze dell’ordine dello sparo che l’ha colpita alla parete occipitale sinistra e alla tempia destra. Fortunatamente la fucilata l’ha presa di rimbalzo: infatti la cartuccia da caccia si è infilata nella persiana della casa della donna ed esplodendo alcuni pallini hanno colpito la ragazza. Per lei, curata dagli uomini del 118 e dai medici dell’ospedale di Gallarate, la prognosi è di dieci giorni e probabilmente dovrà essere sottoposta ad intervento chirurgico appunto per rimuovere i proiettili: come confermano i carabinieri le è andata bene, perché Ebbene è un cacciatore esperto e ha sparato da una distanza non superiore ai dieci metri, mirando al capo della donna.  

La storia del rapporto tra Antonio Ebbene e Loredana Siciliano è complessa. La donna è andata ad abitare in una casa di proprietà dell’uomo lo scorso giugno, ma ha pagato l’affitto solo per il primo mese, quando cioè conviveva con un’altra persona. Successivamente, per un breve periodo, si è accordata con il padrone di casa: non avendo un lavoro si arrangiava facendo lavori di pulizia a casa di Ebbene, ma poi qualcosa nei rapporti tra i due si è rotto. La scintilla potrebbe essere trovata nelle parole che l’uomo ha detto ai carabinieri poco dopo l’arresto per tentato omicidio. Secondo le sue prime dichiarazioni infatti mesi fa la donna gli avrebbe chiesto in prestito l’auto per pi tornare da lui dicendo di essere stata vittima di una rapina, ma di conoscere il modo per riavere la vettura in cambio di 3 mila euro, che Ebbene le avrebbe consegnando rientrando effettivamente in possesso della vettura. La donna, fanno sapere i carabinieri che indagano sul caso coordinati dal pm del tribunale di Busto Arsizio Luca Gaglio, ha avuto dei precedenti di polizia per truffa e associazione a delinquere finalizzata alla truffa: è scossa dall’accaduto, afferma che sarebbe andata via prossimamente anche perché le è stato notificato lo sfratto e si è detta spaventata perché con lei sarebbe potuta esserci la figlia di dieci anni, recentemente venuta in provincia di Varese, ma affidata da tempo a parenti che risiedono in Sicilia. La situazione tra Loredana Siciliano e Antonio Ebbene, conosciuto in paese come "Braccio di Ferro" e noto anche per il vizio di alzare spesso il gomito, era già da qualche tempo osservata con attenzione dagli uomini dell’Arma, intervenuti sul posto per liti precedenti, anche se nulla poteva far pensare a un  gesto simile (nella foto il tenente Michele La Stella, nuovo comandante della compagnia di Gallarate).  

In casa di Ebbene sono stati trovati e sequestrati quattro fucili da caccia regolarmente detenuti e circa duecentocinquanta munizioni. Quando sono arrivati i carabinieri si trovava nella sua abitazione al piano terra, già pronto per andare a letto: i militari hanno bussato tenendolo sotto controllo dalla finestra. Lui si è rivestito, ha aperto la porta brandendo un piccolo coltello multiuso da caccia, ma è stato bloccato subito senza opporre resistenza. L’anziano è apparso scosso ed esasperato dalla tensione con la vicina, giustificando in questo modo lo sparo. È ora rinchiuso nel carcere di Busto Arsizio: dovrà rispondere dell’accusa di tentato omicidio.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 ottobre 2007
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