Le ragioni del pitch&putt

Il presidente della federazione nazionale Carlo Farioli ricapitola i fattori che favorirebbero strutture sportive proprio in un angolo del parco Alto Milanese

C’è Farioli e Farioli. C’è un sindaco preso tra mille impegni e beghe senza fine, e c’è un appassionato di golf e presidente della federazione nazionale di Pitch&Putt, guardacaso bustocco doc anche lui. E c’è una fettina di Parco Alto Milanese che si annuncia già contesa come l’ultima trincea a Verdun: da una parte i "giapponesi" ambientalisti decisi a resistere ad ogni sua urbanizzazione, ad ogni suo utilizzo non strettamente rispondente agli scopi del parco stesso, dall’altra il Farioli del pitch&putt e i suoi, tenaci e decisi più che mai a farne un centro sportivo nel verde fruibile da tutti.

Le ragioni che Carlo Farioli espone a Varesenews non sono nuove, come non sono nuove le critiche feroci che l’idea di intaccare il territorio del parco ha ricevuto nel tempo. Il vecchio progetto dell’Accademia dello Sport, ormai con cinque anni sulle spalle, dovrà essere rivisto per adeguarlo alle nuove normative subentrate nel frattempo. «Il campo da pitch&putt e tutte le strutture attigue per altri sport – tiro con l’arco, petanque, arrampicata… – dovranno servire a tutti, e non solo a pochi» insiste il Farioli golfista. «Questo è un aspetto che anche la stampa non ha mai sottolineato abbastanza». Lo facciamo. «Parliamo di undici ettari di terreno, con "situazioni" (leggi: strutture sportive) da inserire rigorosamente nel verde. In passato si sono dette tante cose, sulle recinzioni, che pure servono, per proteggere chi è dentro e chi è fuori, c’è una via trafficata a due passi (viale Gabardi ndr), no? Oppure sulla club house che si favoleggiava da mille metri quadri, mentre sarebbero solo 250… Perchè poi non si va a vedere nel dettaglio l’idea, con percorsi ciclabili e protetti, accessibilità studiata anche per i disabili, e così via?»

Il problema, dire il vero, non è la struttura in sé, più che apprezzabile, ma l’ubicazione. È qui che ambientalisti e sinistra s’impuntano. Perchè proprio nel Parco Alto Milanese, territorio assediato dalla cementificazione che si fa di tutto per salvaguardare da ogni (ogni) forma di urbanizzazione? «Perchè il parco deve poter essere vissuto e fruito. Così com’è ora è inconcepible che quell’area vega lasciata a coltivazione intensiva… Dopotutto, non togliamo il pane a nessuno» argomenta Carlo Farioli. «Vorremo farne un centro pilota per diffondere la pratica golfistica, una struttura diversa dai soliti campi da golf esistenti. Proprio qui abbiamo spazi inutilizzati che potrebbero accogliere tutti, dal giovane fino all’anziano: altrove scarseggiano o non ci sono affatto. Con l’Accademia dello Sport si proponeva un continuum dalla Baitina (territorio castellanzese) fino davanti al PalaYamamaY. La zona dopotutto è ben servita: c’è già un ampio parcheggio accanto al palazzetto, ci sono trasporti pubblici…» e tra poco si snelliranno anche le infernali code al semaforo di piazzale Kennedy grazie alla nuova rotonda. Quel pezzo di terra, insomma, fa gola. «Mi hanno contestato dicendo: si comincia così, poi si va avanti… Ma con quei ragionamenti non si realizzerebbe mai nulla. Io sono disponibile a discutere di tutto, ma occorre che la controparte sia disponibile a parlare senza pregiudiziali».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 ottobre 2007
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