Luce e le prediche sulla disoccupazione

Dell’amara vicenda del settimanale cattolico “Luce”, fondato da mons. Carlo Sonzini nel 1914 e chiuso alla vigilia della canonizzazione del sacerdote, ha colpito il silenzio totale della Curia milanese sul destino dei dipendenti del periodico: silenzio preoccupante, foriero di decisioni che difficilmente potranno evitare pesanti critiche alla Chiesa da parte dei fedeli varesini, se non dall’intera città. Ogni volta che dal pulpito del cardinale, ma non solo, al popolo cristiano si parlerà di fraterno aiuto al prossimo, di solidarietà militante, dei drammi della disoccupazione, è facile che a qualcuno, pensando alla situazione non risolta dei dipendenti di Luce, possa capitare di avere la tentazione di rispedire la predica al mittente.
Sono stato uno dei volontari che hanno dato per anni il loro piccolo contributo perché il settimanale potesse essere, nel rispetto di valori ampiamente condivisi, un riferimento credibile nel panorama della stampa locale. E al “Luce” devo, come a Varesenews e a Radio Missione Francescana, la gioia di essermi sempre espresso senza le catene riscontrabili in altre testate.
La chiusura del “Luce” – e a Lecco del “Resegone”, 124 anni di vita!! – se vista in una logica strettamente gestionale – ci può stare, ma si deve ricordare che il problema non sarebbe finito sul tappeto se anni fa fossero state fatte scelte più meditate, se si fosse affrontato il mercato con realismo e consumata competenza editoriale; se si fossero analizzati a fondo i costi dell’impresa che si andava a iniziare. Bastava ascoltare chi aveva titoli per prevedere il disastro.
Ma il disastro sarà cento volte peggio se oggi Milano dovesse decidere di fucilare i suoi soldati che in trincea si sono fatti onore combattendo la buona battaglia come cristiani e come operatori dell’informazione.
La Chiesa varesina non ha uomini e mezzi per difendere Luce e il suo piccolo patrimonio di collaboratori e di lettori, che sono diverse migliaia. Ma è una Chiesa madre di alti prelati che oggi, pur operando in altre sedi, possono farsi carico, in modo e misura opportuni, di iniziative tese a tutelare parecchie famiglie e anche l’immagine del cattolicesimo ambrosiano.
I mondi dei nostri vescovi e del cardinale Nicora, colonna delle finanze del Vaticano, sono diversi e lontani da realtà che essi hanno amato e onorato, inoltre non ho il diritto di pretendere alcun loro intervento, resta il fatto che sarà un problema far capire alla gente che i dipendenti di Luce sono a spasso perché la potente, progressista Curia milanese è stata inadeguata. E perché anche da Roma non è arrivata nemmeno una significativa indicazione.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 ottobre 2007
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