Manuel Raga: il grissino che diventò l’uomo elicottero

L'arrivo alla Cimberio Romel Beck riporta alla mente quello del suo connazionale più famoso. Il ricordo di Pier Fausto Vedani

Dopo un periodo segnato da delusioni insopportabili per Giovanni Borghi, patron della Ignis, la Pallacanestro Varese si presentò al via del campionato 1968-1969 rinnovata e ringiovanita: guidata da Ottorino Flaborea, solidissimo pivot, aveva come obiettivo il ritorno ai vertici nazionali  attraverso la maturazione di un campione annunciato, il diciottenne Meneghin, la ulteriore valorizzazione del vivaio varesino rappresentato da Ossola e Rusconi di scuola Robur et Fides, il corretto utilizzo delle notevoli risorse di Villetti – play di scuola livornese – del reggiano Ovi, eccellente contropiedista affermatosi a Biella al pari di Flaborea.  Paschini ala-pivot di buon livello e i giovanissimi Malagoli, ottimo tiratore, e Consonni completavano un organico che nessuno, anche tra i tifosi più accaniti, indicava da scudetto.
Si diceva che nemmeno con un americano fortissimo la nuova Ignis sarebbe stata competitiva: possiamo immaginare il livello delle quotazioni della nostra squadra in sede di pronostico quando la società annunciò l’ingaggio di Manuel Raga Navarro (al centro nella foto, tra Flaborea e Ossola), ala della nazionale messicana, 187 centimetri di altezza. Raga fu uno dei protagonisti del titolo tricolore e dell’avvio di uno storico impero varesino,

Ricordare oggi, giorno dell’arrivo alla Pallacanestro Varese di un altro messicano, Romel Beck, la vicenda di Raga è un dovere verso i molti tifosi che non lo hanno conosciuto e credo sia anche un auspicio: se ripetesse le imprese di colui che dalla fondazione della società a Varese è stato certamente lo straniero più amato…

Estate 1968: Adalberto Tedeschi (foto a destra),  presidente della Ignis, ha dato carta bianca a Giancarlo Gualco per ricostruire la squadra che il suocero Giovanni Borghi, al quale  piaceva  solo vincere, gli aveva rifilato pochi mesi prima. Il mix di vecchi e giovani allestito dal manager gialloblù non scatena deliri, ma sostanzialmente non dispiace se viene considerato nell’ottica della transizione, di un primo passo per riavere una Ignis di nuovo molto forte. Il gradimento però cala di colpo quando Gualco si presenta a Varese con Raga. Un perfetto sconosciuto per tutti, ma non per chi lo aveva visto giocare con la nazionale messicana che si preparava alle Olimpiadi.
Gualco cercava un americano, bravo tiratore e  rimbalzista, Raga lo aveva colpito subito, tanto che lo seguì con attenzione, come un altro messicano, Guerrero, cecchino formidabile, perchè tale però meno "uomo squadra" di Raga. Fu Massimo Villetti, che a Chieti aveva scambiato opinioni di basket con il messicano, a informare il dirigente varesino sul gradimento espresso da Raga in ordine a un suo ingaggio.
Facendo una relazione a Tedeschi, Giancarlo Gualco, quando parlò del problema dello straniero, disse che gli era piaciuto Raga. «E perché non l’hai preso?» fu il commento del presidente. Pochi giorni dopo Gualco sarebbe andato  in Messico per far firmare il contratto a un giocatore che al suo arrivo in Italia fece discutere solo chi non l’aveva visto in azione.

I cronisti sportivi della “Prealpina” a quei tempi erano in pista sin dal primo pomeriggio per seguire l’allenamento del Varese Calcio, poi verso le 19  lasciavano di nuovo la redazione per non perdere la fine del lavoro dei cestisti della Ignis.
Un giorno allo stadio vedo entrare in campo Gualco assieme a un ragazzo dimesso, statura e fisico non da cestista, anzi addirittura un po’patito: restai di sasso quando mi sentii dire: «Ti presento il nuovo straniero della nostra squadra. Pensai che "Gianca" fosse diventato matto, la mia perplessità  divenne stupore quando Manuel al palasport cominciò a muoversi sul campo. Quel grissino abbrustolito, con gambe senza  muscoli saltava come un grillo, era veloce, tirava con micidiale precisione. Sembrava anche immarcabile e spesso lo sarebbe  stato, infatti era imbattibile nell’elevazione: perché “scendeva” un attimo dopo l’avversario che cercava di contrastarlo.
Varese se ne innamorò, forse anche perché tutti lo apprezzavano per la sua normalità fisica, per la sua capacità di miracoli atletici che nel basket sono possibili solo ai tradizionali Maciste che lo giocano.

La gente riempì il palasport di Masnago per la prima esibizione di Manuel, fu contro il Simmenthal Milano, in un torneo precampionato.
Il giocatore sembrava intimidito, in realtà stava prendendo le misure a tutti. Il primo canestro ufficiale lo segnò con una strepitosa entrata, poi cominciò a mitragliare con tiri in sospensione che avrebbero giustificato la definizione di “uomo elicottero” dovuta a Enrico Campana, giornalista varesino approdato alla Gazzetta dello Sport.
Gualco aveva seguito Raga nella tournèe italiana e lo avrebbe scelto anche per le sue doti di eccellente rimbalzista, di discreto difensore, per la sua capacità di mettersi al servizio alla squadra come e quando voleva l’allenatore, un grande maestro americano, Lester Lane.
A Varese tifosi, dirigenti, allenatori e compagni di squadra  gli hanno voluto bene anche per la sua educazione. Un grande campione e un idolo che sarebbe rimasto alla Ignis per alcuni anni, ma che venne destinato all’impiego solo in Coppa dei Campioni – dove gli stranieri potevano essere due – quando Nikolic decise di ricorrere a un altro asso, Bob Morse, dalle caratteristiche diverse e come tale indispensabili per marcare Bariviera, sino ad allora inarrestabile ala alta dei tradizionali rivali milanesi. Manuel ne soffrì molto e con lui i tifosi, ma la "ragion di stato” si rivelò giustificata. E Raga alla Pallacanestro Varese continuò a dare soddisfazioni.
Manuel oggi vive in Messico, uno dei suoi due figli era stato segnalato come ottimo giocatore di una Università USA. Al Palasport di Masnago il possente coro “Manuel Manuel“ negli anni non ha mai avuto rivali per intensità e durata. Un coro grande come può esserlo un vero, grande amore.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 ottobre 2007
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