Mauro Venegoni, “un testamento morale sempre attuale”

Commemorazione ufficiale per il 63° anniversario dell'assassinio del partigiano comunista legnanese. Grassa (Anpi): "L'antifascismo esclude la memoria condivisa"

Commemorazione sobria e dai toni soft per Mauro Venegoni. Il prossimo 31 ottobre ricorre infatti il 63° anniversario barbaro assassinio dell’eroico partigiano comunista legnanese, spirato dopo aver sofferto le più atroci torture per mano dei fascisti di Salò.
Sul luogo dove i carnefici delle brigate nere abbandonarono il corpo martoriato di Mauro, in via Bonicalza, presso il cippo a lui dedicato, questa edizione della commemorazione ufficiale si è tenuta in una domenica che una sorte beffarda ha fatto cadere nell’anniversario della Marcia su Roma. Presenti numerose personalità politiche della zona, con quasi tutti i sindaci, la senatrice cassanese Maria Agostina Pellegatta (PdCI) e l’europarlamentare bustocco della Lega Nord Francesco Speroni.

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Dopo la posa della corona presso il cippo, sul palco, introdotti dal presidente dell’Anpi di Legnano Luigi Botta, hanno parlato il sindaco di Cassano Magnago Aldo Morniroli e il dirigente nazionale dell’Anpi Gaspare Grassa. Solidarietà è stata espressa ad Angioletto Castiglioni, presente come sempre, per l’intimidazione subita da parte di alcuni ragazzi di estrema destra; un pensiero affettuoso è stato espresso anche per Oviedo, figlio di Mauro Venegoni, assente per motivi di salute. Ricordato anche Franco Landini, ex presidente di Anpi Legnano scomparso all’inizio di quest’anno.

Immancabile la rievocazione della vita del martire della Resistenza, esempio illustre di impegno fino al sacrificio supremo «in nome di grandi ideali di libertà e democrazia»: così Morniroli. Operaio in fabbrica, giovanissimo e già impegnato in lotte sindacali prima fra i socialisti, in seguito comunista, fuoriuscito in Francia e Unione Sovietica, a più riprese in prigione e al confino per mano del regime fascista, Venegoni prese parte alla Resistenza da protagonista. Si guadagnò la stima di tutti, benchè il PCI l’avesse radiato per le sue posizioni fermamente contrarie alla feroce prassi stalinista. Catturato casualmente dai fascisti e riconosciuto, il 31 ottobre 1944 fu torturato atrocemente, fin quando i carnefici, non ottenendo da lui informazioni utili, gli cavarono gli occhi e lo finirono a bastonate, scaricandolo poi sulla strada per Cassano.

La commemorazione è da sempre occasione per riprendere i temi dell’oggi, ognuno secondo la propria sensibilità. Morniroli rilevava la distanza fra l’esempio eccezionale di Venegoni e la gioventù odierna, fatta di un’altra pasta e che cresce in un mondo globalizzato in cui «idee, valori e tradizioni fondanti rischiano di sparire: ciò non deve accadere, pena la sparizione anche del ricordo di persone come Mauro Venegoni». Altro punto toccato dal sindaco, la necessità di sicurezza dei cittadini, di dare loro «certezze, per evitare tensioni che mettano a rischio la società e la democrazia. Il nuovo non calpesti quanto abbiamo ereditato grazie a uomini come Venegoni: conserviamo libertà e democrazia perchè i nostri figli non siano costretti a ripetere le sue gesta».

La parola "giustizia" si affianca a "libertà" nel discorso di Gaspare Grassa, che rievocava il ruolo dell’intera famiglia di Mauro Venegoni, i cui tre fratelli furono a loro volta protagonisti della Resistenza. «Quello di Mauro è un testamento morale sempre attuale – lottò contro un regime che aveva voluto gli italiani sudditi. Ma sudditi si può essere anche in democrazia, quando si perdono lo spirito critico e la conoscenza della storia». Inevitabile l’attacco al revisionismo: «L’antifascismo esclude una memoria condivisa. La memoria è personale, quella della vittima non potrà mai essere quella del carnefice». Da Grassa anche l’invito ad estendere l’applicazione della Costituzione anche ai nuovi italiani, agli immigrati, «a tutela della sicurezza di tutti». Da un lato serve «impedire falsificazioni della storia che equiparino fascisti e resistenti», dall’altro mantenere nobili ideali, «quelli delle grandi forze progressiste del passato», per costruire un mondo migliore: il tutto cercando di recuperare un rapporto fra cittadini e istituzioni che è ormai sfilacciato. «Alla domanda di partecipazione va data risposta, perché la storia insegna che di rendita non si campa». Quanto al presente, Grassa ha accennato al fallito tentativo di modificare la Costituzione «a colpi di maggioranza» da parte del governo Berlusconi, che ancora brucia all’Anpi, ferma custode della Carta Costituzionale, e ha condannato gli ultimi episodi di cronaca a sfondo neofascista.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 ottobre 2007
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