“Molestatore” confessa su Deejay. Il giudice acquisisce le registrazioni

Email anonime usando programmi spia. Imputato un ex ispettore della croce rossa di Arcisate che però si difende: non c’entro niente, è un complotto

E adesso tocca a Radio Deejay, Platinette per la precisione. L’ascolterà il giudice Ottavio D’Agostino, non di persona, ma acquisendo la registrazione di una puntata della sua trasmissione radiofonica mattutina, quella del 16 aprile del 2007. Proprio la trasmissione in cui un uomo telefona all’emittente radio e si confessa in diretta. Dice il suo nome di battesimo, e si vanta di saper fare una cosa un po’ sgradevole: introdursi, con dei programmi spia Trojan, nelle poste elettroniche di altri per mandare messaggi anonimi.

Sarà il prossimo passaggio, di un processo, che vede imputato un ex ispettore della croce rossa di Arcisate, 36 anni, indagato per presunte molestie telematiche alla sua ex fidanzata, una volontaria della stessa organizzazione. Il pm (in udienza Davide Toscani) gli contesta anche disturbo telefonico e postale atto a offendere il decoro della ragazza, e infine uso abusivo di alcuni account di posta elettronica.

Ma la vicenda è misteriosa e complessa, e rivela l’esistenza in quei mesi (gennaio-febbraio 2003), di una sorta di “corvo” che inviava lettere e email anonime alla ragazza, ai suoi genitori, e agli amici della croce rossa, tutte orientate alla denigrazione della giovane. Le indagini, svolte anche dalla Polizia postale, hanno portato a scoprire che le email venivano inviate da account di posta, appartenenti a persone ignare di tutto. Un testimone, oggi in aula, ha confermato la circostanza e ha ribadito di non conoscere i due ex fidanzati.

Il giallo si fa sempre più fitto poichè lo stesso imputato sostiene di essere stato vittima a sua volta di email e telefonate anonime a contenuto diffamatorio. L’uomo, difeso dagli avvocati Luigi Chirieleson e Maria Grazia Simonetta, protesta la sua innocenza e i legali insinuano il dubbio che in realtà una terza persona abbia voluto incastrarlo, ma perché?

Dunque, ascoltare la voce che chiamò quella mattina Platinette potrebbe forse aiutare il giudice a fare luce su una vicenda sempre più intricata. Era l’imputato? Era il "corvo" che vuole incastrare l’imputato? Era un mitomane che non c’entra nulla?

L’unica cosa finora chiara, come risulta dalle indagini e dal dibattimento, tuttora in svolgimento, è la presenza in questa storia di un “pirata informatico” che insultò la giovane usando email altrui, probabilmente con programmi fantasma.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 ottobre 2007
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