Myanmar: una lotta che passa per il web

Le immagini di violenza sui cortei e le notizie che stanno smuovendo il mondo arrivano a noi grazie ad un unico mezzo: Internet. Problemi di una dittatura del 2007

Il sistema migliore per portare al successo una manifestazione pacifica? Smuovere l’opinione pubblica. Tuttavia, per smuovere l’opinione pubblica occorre informazione, un bene difficile da reperire sotto dittatura.

Fortunatamente esiste un mezzo di comunicazione molto più difficile da bloccare rispetto ad una tv, ad una radio o ad altri sistemi tradizionali. Internet, per la sua natura decentralizzata, è stata sempre un problema per i sistemi dittatoriali, che non hanno mai trovato un espediente per bloccare il flusso di informazioni (in entrata e in uscita) sul web.

Quello che sta accadendo in questi giorni in Birmania, con la lotta dei monaci contro il regime, sembra la triste replica esatta di una protesta simile risalente agli anni ’80. C’è una sola differenza: questa volta monaci e protestanti hanno a disposizione un mezzo di comunicazione potente, con il quale riescono a smuovere intensamente tutto il mondo.

Gran parte delle immagini proiettate nei telegiornali occidentali provengono da riprese (a volte realizzate con il cellulare) pubblicate su blog e altri strumenti di condivisione.

Su Youtube si moltiplicano canali come Burmadigest, utilizzato per pubblicare immagini delle manifestazioni. La BBC ha pubblicato un video con la narrazione di un turista inglese, che racconta le violenze nascoste dal regime.

 
 

Cittadini del Myanmar raccontano ogni giornata su blog sempre più celebri, come Justice and Injustice e Moezack. Mizzima e Irrawaddy sono siti di giornalisti birmani riparati in paesi esteri. Foto e informazioni sono ospitate anche dal social network del momento, Facebook, dove vengono caricate foto, notizie e video.

Il sito web Global Voices, come NewsVine, è nato come un giornale creato dagli stessi utenti, con notizie realizzate dai lettori. In particolare il primo si è attivato in modo completo, creando una sezione Myanmar.

Giovani blogger e studenti stanno rischiando anni di prigione infrangendo i limiti formali imposti dal regime sull’uso di internet. Uno dei "cittadini giornalisti" che ha fornito più notizie ai network internazionali è stato Moezack, che per giorni è riuscito a diffondere immagini a pochi minuti dalle manifestazioni. Sembra che attualmente abbia cambiato nickname e blog, perchè era eccessivamente esposto.

Il regime ha risposto come poteva a questa fuga di informazioni. Tutti gli Internet Cafè sono stati chiusi, e solo utenti esperti sono stati in grado per giorni di raggiungere siti come YouTube e Facebook. Attualmente la situazione sembra ancora più complessa e l’accesso al web è impossibile quasi per tutti. Secondo la compagnia telefonica di stato il tutto è stato causato da un problema ad un cavo sottomarino, una ipotesi decisamente sospetta. Nelle ultime ore alcuni protestanti riescono a diffondere notizie attraverso software in grado di scavalcare i firewall, come Skype. Inoltre è apparso sul web un surreale "New Light of Myanmar", un giornale online nato per difendere le posizioni dei generali, e rispondere alle critiche dilaganti.

Mentre la protesta pacifica urla sulla nuova rete, la rete risponde. I blogger occidentali sono ovviamente colpiti da questa situazione, così in molti hanno deciso di diffondere a loro volta video e informazioni. Molti siti si sono anche simbolicamente tinti di rosso. Su Flickr è stata pubblicata una galleria fotografica nella quale tutti possono pubblicare i propri scatti con un messaggio in favore del Myanmar. Ed ovviamente non manca un pizzico di satira. Questa rischia di essere la prima liberazione multimediale. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 ottobre 2007
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