Piccole imprese e tecnologia, un rapporto in evoluzione

Presentato il rapporto dell’Osservatorio “ICT & PMI” : solo il 12% delle 1.000 realtà aziendali studiate ha raggiunto un elevato livello di maturità ICT

Più che difficile, quello tra le piccole medie imprese italiane e le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, è un rapporto che si potrebbe definire di transizione. In un fase di forte cambiamento. A dirlo è una ricerca dell’Osservatorio permanente “ICT & PMI” della School of Management del Politecnico di Milano. Cifre e percentuali che fotografano il livello di innovazione all’interno delle Pmi presentate questo pomeriggio durante un workshop organizzato nella sede di Gallarate dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese. Titolo dell’incontro: “Pmi: innovare per sopravvivere”. Più che uno slogan, un dato di fatto. Di questo hanno parlato i relatori che si sono susseguiti durante la tavola rotonda introdotta e coordinata da Giacomo Buonanno, Preside della Facoltà di Ingegneria dell’Università Carlo Cattaneo – LIUC.

A fare da filo conduttore agli interventi, appunto, lo studio portato avanti dagli esperti della School of Management del Politecnico di Milano su un campione di circa 1.000 imprese, dal quale è emerso un quadro in cui il 55% delle Pmi ha un’infrastruttura di Information and Communications Technology in evoluzione, caratterizzata cioè da un buon livello di aggiornamento, anche se non ancora del tutto completa e coerente. Del 29%, invece la quota di quelle realtà aziendali con un’infrastruttura embrionale, poco aggiornata e con un basso livello di completezza. Mentre si ferma al solo 16% la percentuale di Pmi che utilizza sistemi evoluti.

Come dire: una situazione a metà del guado. Ma la ricerca non si è fermata ad analizzare solo la penetrazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione all’interno delle piccole e medie imprese. Ad essere studiato è stato il tema dell’innovazione a 360 gradi. A spiegarlo è stato Raffaello Balocco, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio “ICT & PMI” della School of Management del Politecnico di Milano: “Giunta alla sua quarta edizione, quest’anno la Ricerca ha innanzitutto allargato l’ambito d’analisi, esplorando il tema dell’innovazione a tutto tondo: a livello non solo di ICT, ma anche di strategie e modelli di business, di prodotti e servizi, di design e brand e di strumenti finanziari. Inoltre – ha proseguito – l’attenzione si è focalizzata, con riferimento specifico all’innovazione ICT, oltre che sulle componenti tradizionali del sistema informativo aziendale, anche sui servizi e sulle applicazioni innovative e recenti che offrono nuove opportunità alle PMI  italiane, ad oggi non pienamente sfruttate”. Ne è emerso un quadro non del tutto positivo. Le Pmi intervistate che hanno mostrato un’immaturità sia infrastrutturale, sia applicativa in ambito di Information & Communications Technology sono state pari al 40%. Il 46% ha un buon livello di maturità o infrastrutturale o applicativa, mentre solo il 12% è caratterizzato da un livello di maturità ICT completa. In pratica, solo una piccola minoranza utilizza strumenti informatici e di telecomunicazione al pieno delle potenzialità. Web, Intranet, Wi-Fi, applicazioni RFId sono ancora tecnologie poco presenti nelle piccole e medie imprese. Realtà il cui stato di innovazione basato sulle tecnologie informatiche è monitorato da più di dieci anni dal CETIC, il Centro di Ricerca per l’Economia e le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione dell’Università Carlo Cattaneo-LIUC, diretto da Aurelio Ravarini. “Una delle problematiche frequentemente emerse dalle ricerche – ha spiegato il professore durante il suo intervento al workshop – è l’identificazione del giusto mix di competenze per la gestione ottimale degli investimenti in hardware e software”. Investire, ha proseguito Ravarini, è elemento fondamentale, ma non sufficiente. Questo perché “l’offerta di tecnologie informatiche è molto varia e complessa e così accade che, a fronte di investimenti anche rilevanti, le imprese non conseguano i risultati attesi o comunque non riescano a sfruttare le potenzialità dei sistemi acquisiti”. Da qui l’annuncio del docente della LIUC: “A questo proposito il CETIC sta conducendo uno studio in cui si effettua (su un campione di PMI lombarde), il check-up delle competenze, interne o esterne all’azienda, che consentono di strutturare al meglio le tecnologie così come di scegliere quelle più adeguate alle esigenze dell’azienda. I primi risultati hanno messo in luce come le Pmi affrontino questo tema con approcci significamene diversi”.

Ma durante l’incontro non si è parlato solo di teoria. Sono stati anche presentati casi aziendali di successo e proposte molteplici opportunità che l’Information & Communications Technology offre alle imprese. Come quelle descritte da Fabio Loiacono di Alcatel-Lucent: “Le nuove tecnologie della telecomunicazione se conosciute e utilizzate possono abbattere in maniera sostanziale i costi della telefonia di un’azienda. Un esempio? Integrare il Wi-Fi con i telefonini”. Il risparmio di importanti risorse economiche attraverso l’ICT è possibile su più fronti. Non ultimi quelli legati alla raccolta e alla gestione degli ordini. Prova ne è, ha spiegato Gianluca Ambietti di Elmec Informatica, “il caso di successo dell’Antalis, un’impresa nostra cliente che è riuscita da un giorno all’altro, anzi, in tempo reale, a fare un salto di qualità sul fronte dell’organizzazione degli ordinativi attraverso l’implementazione di un software del nostro partner Nokia”.

La tecnologia, però, va utilizzata nel giusto modo, conoscendola. “Le minacce via email – ha avvertito Morena Mastroni di Trend Micro, società che si occupa di sicurezza informatica – non si limitano ai semplici virus che tutti noi conosciamo. Sono molto più numerose e insidiose e comportano veri e propri costi per un’impresa. Costi prima di tutto di tempo e poi di denaro. Basti pensare ad un lavoratore obbligato a gestire gli spam che spesso intasano le nostre caselle di posta. Problemi da non sottovalutare se si vuole migliorare l’efficienza dei propri uffici”.

La parola d’ordine, dunque, è risparmiare risorse attraverso le nuove tecnologie. Per riuscirci, però, non basta investire in strumentazione. “Fondamentale – ha sostenuto nel suo intervento Luca Varisco di Adecco – è anche avere del personale preparato con una formazione mirata e tagliata sugli scopi che vuole raggiungere l’azienda attraverso i suoi collaboratori”. Il tutto senza perdere di vista l’aspetto finanziario, che il workshop ha affrontato con l’intervento di Alessandro Ricco, responsabile del settore prodotti e servizi corporate di Barclays Bank: “Voler dare assistenza agli imprenditori in Italia non può che voler dire avere ben presenti quali siano le esigenze delle Pmi e, una volta capite, dedicarsi ad esse in tutto e per tutto”. Non solo, ha chiosato Marco Romeo di Microsoft, “le possibilità di finanziare l’innovazione all’interno di una piccola media impresa attraverso l’accesso a fondi pubblici non mancano. Ed è questo uno dei servizi che noi offriamo alle aziende”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 ottobre 2007
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