Pmi più internazionali? Francia e Germania insegnano

Tavola rotonda a Villa Ponti con i 3 rappresentanti del Geie per l'annuale incontro; lo spagnolo non arriva a causa dello sciopero a Malpensa

Dovevano essere in quattro oggi, 22 ottobre, a Ville Ponti, per parlare, alla tavola rotonda organizzata per l’annuale incontro del Geie (Gruppo di interesse economico europeo), delle diverse strategie di Italia, Germania, Francia e Spagna per l’internazionalizzazione delle piccole medie imprese. Dovevano, perché Yves Diaz De Villegas, il rappresentante spagnolo, non è riuscito ad arrivare “causa sciopero a Malpensa”, come sottolinea con ironia il presidente di Univa Michele Graglia nel suo discorso di apertura. Un incontro, quello di oggi, in cui si sono confrontate la forza dell’industria tedesca con la nuova politica di Sarkozy per rilanciare una Francia dalla bilancia dei pagamenti in pesante deficit, il miracolo spagnolo e l’agevolazione ai contatti delle imprese con i mercati esteri con l’Italia sempre in bilico e desiderosa di continuità.

Nell’introduzione il presidente dell’unione industriali ricorda il ruolo del Geie, un gruppo «che rappresenta nel complesso più di 10.000 imprese associate nelle diverse regioni d’Europa con l’obiettivo di una collaborazione dal basso tra sistemi imprenditoriali di paesi diversi, ma appartenenti ad un’unica Europa che deve affrontare unitariamente le sfide legate ad una crescita economica sempre meno scontata e sempre più da conquistare». «Per vincere questa sfida – continua Graglia -, le imprese sono chiamate a guardare oltre  i propri confini, cercando le tracce di un cammino di internazionalizzazione divenuto ormai obbligatorio». Ed è proprio della sfida all’internazionalizzazione che si è parlato oggi nel dibattito moderato da Sara Cristaldi, giornalista del Sole 24, scaturito dopo la presentazione da parte di Maria Brovelli della terza indagine sui processi di internazionalizzazione. «Se si parla di internazionalizzazione non si deve pensare solo all’export – sottolinea la giornalista nell’apertura della discussione –; oggi siamo in una nuova primavera per l’economia italiana, dobbiamo tornare ad essere protagonisti sui mercati internazionali. Pensare internazionale per le nostre imprese deve essere obbligatorio: ma lo fanno sul serio? ».

Un commento diretto a Marco De Battista, coordinatore delle aree economiche dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese: «Ormai per le nostre imprese il mercato è il mondo, non è più solo l’Europa; ora di internazionalizzazione non se ne parla più solo ai convegni ma è un obiettivo primario anche per il governo. Il Ministero del Commercio Internazionale sta cercando di rendere più coordinata la politica a sostegno delle imprese in questa sfida globale, con il primo piano di riferimento per il 2008/2010». Ma le imprese italiane non si devono basare solo sulle opportunità future rilanciarsi: i mezzi ci sono, bisogna saperli sfruttare, arrivando ad una visione  «maggiormente organica e meno improvvisata nell’incentivare l’export delle piccole e medie imprese». Più fondi per le ricerche di mercato, analisi dei possibili paesi target con il coinvolgimento anche delle Camere di commercio all’estero per offrire un sostegno concreto a chi decide di operare oltre i confini. «In Italia i progetti a sostegno dell’internazionalizzazione delle imprese non sono mai mancati – continua De Batista -: il problema semmai è sempre stato quello della costanza nel tempo di questi strumenti, finora messi in campo in maniera sporadica e saltuaria, con finanziamenti scarsi e discontinui».

Con Lucien Maillat, segretario del Geie e rappresentante dell’associazione imprenditoriale dell’Est Parisien, si parla della “nuova”  Francia: « La Francia incontra oggi grandi difficoltà ad equilibrare la sua bilancia commerciale per la quale è previsto un deficit record di 35 miliardi nel 2007». Di questo grave problema sembra essersi accorto anche il neo presidente: «L’esportazione è oggi considerata una delle priorità del nuovo governo per poter limitare il debito pubblico, equilibrare la bilancia commerciale e ridare alla Francia il posto che le compete tra i paesi europei e nell’economia mondiale». Politiche di sostegno ai giovani che voglio fare esperienze all’estero presso imprese commerciali e altre iniziative per le imprese francesi al fine di agevolare e sviluppare l’esportazione dei prodotti. Ma per Maillat non ci si deve fermare solo ad una politica nazionale: «Oggi un bisogno urgente è la difesa dell’euro contro il dollaro. In questo un ruolo maggiore dovrebbe giocarlo la Banca Centrale Europea, per permettere ai paesi europei d’esportare a un miglior prezzo nei mercati situati fuori dalla zona euro». 

L’unica donna del gruppo, Julianne Linkerman, esperta di internazionalizzazione dell’associazione imprenditoriale INW-Institut der Norddeutschen Wirtschaft e V  di Hannover, parla per una Germania “che ha saputo reagire prima della doccia gelata”: «In Germania gli incentivi alle imprese in vista di una loro internazionalizzazione sono gestiti non a livello centrale, bensì a livello federale. Ogni regione ha una sua politica che risponde a delle precise priorità».  Pubblico e privato che operano insieme, una politica che ha permesso alla repubblica federale di non perdere, ma anzi di aumentare, la propria quota di mercato all’estero. « Inoltre – continua la Linkerman a sostegno del sistema produttivo ci sono anche molte associazioni private che offrono servizi di consulenza alle piccole e medie imprese. Il tutto, però, con una forte collaborazione con le istituzioni pubbliche. Non si va in ordine sparso e il segreto dei recenti successi del nostro Paese sta proprio in questa capacità di fare squadra». 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 ottobre 2007
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