Primarie, tutte le lettere

I commenti dei lettori all'indomani delle votazioni per le primarie del Partito democratico

Caro Direttore,
confesso che per la prima volta in vita mia ero disposto a rinunciare a quell’esercizio di democrazia che sempre un voto politico rappresenta. Anche se il 14 ottobre a votare erano chiamati solo una parte degli italiani, quelli che si riconoscono nelle idee e nei valori del centrosinistra.
Ma a maggior ragione un tempo avrei aderito, essendo stato fin dall’inizio un convinto sostenitore del progetto politico dell’Ulivo e avendo partecipato con grande speranza al rilancio di quel progetto nel 2005, quando di nuovo si è votato per le primarie che hanno scelto in Prodi il candidato presidente del consiglio.
Questa domenica però in me prevaleva l’amarezza per aver constatato come la gestione delle elezioni fosse stata pilotata con eccessiva centralità di gestione da parte dei partiti politici che stanno confluendo nel nuovo Partito Democratico. L’ho anche scritto su queste pagine ed ho cercato di impegnarmi perché fino all’ultimo ci fosse la possibilità di cambiare quel regolamento che impediva ai votanti di poter confermare con una libera preferenza le candidature alla prossima Assemblea costituente.
Un’illusione ? Diciamo che ho fatto parte volentieri di una schiera di illusi (quei 173 sottoscrittori di una petizione on line improvvisata su Internet una decina di giorni fa) convinti che all’ultimo momento il Comitato elettorale a Roma ci avrebbe ripensato (così come era successo per la quota di voto, passata da cinque ad un euro) e avrebbe consentito di scegliere chi votare non solo tra Veltroni, Letta, Bindi, ecc. , ma anche tra quei duemilacinquecento che li rappresenteranno nella fase costituente del partito.
Per me, e per chi ha condiviso con me questa convinzione, questo ripensamento non sarebbe stato una scelta di lana caprina, ma un gesto di grande respiro politico, un segno per tutti che la politica può tornare ad essere un libero e disinteressato esercizio di democrazia. Quello stesso esercizio virtuoso che era stato impedito già nelle ultime elezioni politiche dove, non dimentichiamolo, ci hanno mandato a votare con liste bloccate dall’alto. Con il risultato di aver reso sempre più impermeabile al rinnovamento una classe politica ormai definitivamente cristallizzata in quella "casta" che tutti a parole diciamo di avversare.
E’ anche per questo che non me la sono sentita di scegliere una lista che mi veniva imposta con queste piccole paure "di bottega" ed ho votato scheda bianca. Sono andato al seggio questa mattina alle 10, quando ancora c’erano molti interrogativi sul successo di questo voto e non pochi tra gli stessi elettori di centrosinistra si chiedevano se avrebbe coinvolto in gran numero il "popolo delle primarie". Io stesso condividevo ampiamente quella preoccupazione.
Ora che il successo elettorale sembra acclarato, devo dire che provo soddisfazione nell’essermi deciso oltre ogni dubbio, per aver ancora una volta condiviso con tanti altri una speranza di cambiamento. Sì, perché credo ancora che – con tutti i limiti di questa scelta – ancora una volta i cittadini vogliono sperare di tornare ad essere i protagonisti del loro futuro. Non si spiegherebbe altrimenti questa grande affluenza alle urne nonostante ogni pessimismo e disgusto: una partecipazione che non può essere giustificata solo con il richiamo mediatico di un evento, come probabilmente cercheranno di giustificare gli avversari politici di centrodestra.
Invece – e in questo aveva ragione Roberta Lattuada con la sua bella lettera di ieri – credo che alla fine abbia prevalso ancora una volta quella prepotente voglia di credere che sempre "libertà è partecipazione".
Anch’io voglio sperare che questa strada senza ritorno convinca tutti che solo dalla libertà passa la partecipazione politica e per questo mi attendo molto dai prossimi passi che l’organizzazione del Partito Democratico dovrà ora affrontare.
Cordiali saluti,

Andrea Ganugi


Buongiorno,

ho appena finito di leggere la lettera di Andrea Ganugi e sento la necessità di esprimere la mia opinione. Perchè da un lato condivido lo scetticismo pre-elezione di Ganugi, quello che dice in relazione alle liste bloccate è stamaledettamente vero e sa poco di “democratico”. Dall’atra mi sento di rincarare la dose di speranza che anche Ganugi nutre, perché non si può fare altrimenti. In nome di 3.200.000 persone che sono andate ad esprimere il loro consenso e la loro libera scelta. Che ancora credono nella genuinità della politica. Non solo ci credono. LA VOGLIONO E LA PRETENDONO.

Ho partecipato alle primarie non solo come libera cittadina/elettore ma, contro ogni aspettativa, come candidata in una lista che presentava una età media anagrafica di 35 anni, 7 esponenti su 9 assolutamente “vergini” politicamente parlando, provenienti da contesti di vita differenti fra loro, ma tutti uniti dal disgusto nei confronti dello scenario politico attuale, anche accomunati dai dubbi e perplessità sulla ragion d’essere del partito democratico, e contemporaneamente decisi a fare qualcosa, qualunque cosa, anche buttarsi un po’ allo sbaraglio a queste primarie, perché convinti che cambiare non solo si può, ma SI DEVE.

In queste quasi 3 settimane di campagna elettorale ho visto cose belle e cose meno belle. Ho sentito grandi dichiarazioni di intenti e tanti buoni propositi. Ieri sera ho anche visto i nomi dei rappresentanti alla costituente lombarda per il mio collegio…

Il giorno dopo, devo dire che sono contenta di essermi esposta e mi auguro di avere ancora la possibilità di spendermi per costruire e sostenere il partito democratico. Ma sono altrettanto sicura di un’altra cosa. Che questa scommessa non la possiamo perdere. Che non possiamo reggere un fallimento. Che non possiamo sbagliare. Perché è vero che la partecipazione alle primarie è stata oceanica. Ma è altrettanto vero che ognuno di quelli che domenica ha deciso di trovare il tempo per andare a votare, non la regge un’altra illusione. E a quel punto la gente si allontanerà del tutto dalla politica, non andrà più a votare, lascerà che siano altri a decidere, perché tanto nulla sarà cambiato. Non possiamo rischiare questo. In bocca al lupo, dunque. E ricordate NOI VI GUARDIAMO.

Iolanda Eleonora Mascella


Egregio Direttore,
sicuramente le primarie del Partito Democratico sono state un eccezionale momento di democrazia, al di là delle cifre (che mi paiono esagerate…). Ma vorrei sommessamente far notare che da mesi sentiamo i dirigenti del centrosinistra tutto criticare la "legge porcata" sulle elezioni del parlamento, cui si imputa (a ragione, beninteso) principalmente il fatto che vi sono liste bloccate e gli elettori non hanno possibilità di scelta dei candidati. Bene, alla prima occasione utile – le primarie per la segreteria del PD – lor signori cosa fanno? La stessa identica cosa! Liste calate dall’alto, candidati scelti dalla nomenklatura, nessuna possibilità di esprimere le preferenze… Dobbiamo dedurre che per stendere le modalità di voto per le primarie qualcuno abbia pensato di chiedere una consulenza a Calderoli? Cambiano nome ma il vecchio adagio cucito addosso allo storico PCI calza ancora benissimo: "Fate quel che dico ma non fate quel che faccio".

Sergio Parini – Nerviano


Caro direttore,
è andata bene oltre ogni previsione.
Ho avuto paura, ma poi ha prevalso sempre la fiducia.
Mi dicevo che i cittadini magari fanno finta , ma sanno cogliere molto bene la bontà di un progetto, la novità dell’idea e non si nascondono. Adesso sarebbe facile irridere e spedire al mittente le critiche pretestuose, i lazzi e i frizzi che i molti ci hanno riservato come fossimo degli illusi o degli sprovveduti, o peggio,dei mistificatori; ma non lo faremo.
Non è il momento delle rivincite, ma dell’impegno per saldare il debito che abbiamo con gli elettori che hanno creduto nel PD perchè a loro toccava il giudizio, il consenso finale.
Chi ha voluto e pensato il PD ci ha messo coraggio e intelligenza, certo magari con qualche svista o errore è normale, ma il PD non è dei politici, è delle persone che l’hanno votato, sono loro il motore di questo progetto, senza quelle firme, senza quei voti il PD non esisterebbe e continuerà ad esistere con loro.
Questa è la vera novità percepita dagli elettori: la volontà di costruire insieme una politica nuova che non solo risponde ai bisogni della persone, ma lo fa insieme a loro.
Io credo che sia passato questo messaggio: per la prima volta un’intera classe dirigente è stata scelta dai cittadini, non dagli iscritti, ma da tutti, dal popolo, usiamo questa parola una volta tanto.
La grande partecipazione ha dimostrato che il PD non è stato imposto dall’alto, non era una fusione a freddo come ci è stato ripetuto a destra e a manca, ma era un’esigenza sentita dalla base, i dirigenti dei partiti hanno avuto il merito di cogliere questa esigenza ed elaborare una risposta.
Domenica è stata una vittoria del coraggio della Politica e di quella parte di Paese che non si arrende, che non si arrenderà mai perchè ha nel dna il valore della democrazia, la forza delle idee. Da oggi è incominciato il futuro.
Grazie a chi ha permesso tutto ciò.

Roberta Lattuada


Caro Direttore,

alla luce della straordinaria partecipazione alle primarie del Partito Democratico e alla conseguente esaltazione di questo fatto da parte dei media, la mia scelta di non andare a votare è vacillata. Poi dopo averci riflettuto con calma, mi sono reso conto che non avrei potuto fare altrimenti e in breve Le spiego le mie ragioni.

Innanzitutto, perché il Leader del Partito Democratico Walter Weltroni era già stato scelto dagli apparati dei due partiti che sono confluiti nel Partito Democratico (Ds e Margherita) molto tempo prima di queste primarie (andare a votare sapendo già chi deve vincere non è incoraggiante).

Secondo, per un Partito che sia veramente Democratico, il fatto di aver presentato liste bloccate senza aver dato la possibilità di dare una preferenza, non mi sembra un metodo molto "democratico". (Lo slogan per le primarie del PD è stato "sono democratico perciò decido io"…ma sarebbe stato più appropriato un altro slogan "sono democratico perciò decido io chi farti votare"). Questo fatto ha dato luogo alla solita spartizione di potere, senza dar luogo a un vero rinnovamento della politica italiana. Purtroppo i soliti "capetti" hanno deciso chi candidare…

Per tutte queste ragioni non sono per niente entusiasta della nascita di questo (nuovo?) Partito che nasce già vecchio e soprattutto con vizi vecchi.

 

Francesco Binda


Egregio Direttore,
alcune lettere riprendono ancora, il giorno dopo le primarie, alcuni dubbi in merito all’impossibilità di esprimere preferenze nell’ambito delle diverse liste.
E’ una osservazioine che avevo fatto anch’io, con molti altri, quando fu presentato il regolamento nello scorso mese di luglio.
Furono chiarite, allora, le motivazioni che mi sembrano – e mi sembrano – ragionevoli: 
è un modo per garantire l’elezione di un numero pari di uomini e donne;
il problema cadeva sostanzialmente essendo possibile a chiunque presentare una lista con il solo supporto di 100 firme (quindi, mediamente, 20 per ciascun candidato);
nulla vietava alle singole liste di fare delle "primarie interne" per stabilire l’ordine dei candidati nella lista (è quello che hanno fatto, per esempio, i sostenitori di Letta a Milano o i candidati nelle liste Bindi della provincia di Varese).
Diciamo quindi sinceramente, a conti fatti, che di fronte a un regolamento a volte un po’ "burocratico" si sono date risposte con saggezza, disponibilità e apertura mentale.
E’ stata indubbiamente una grande e bella festa per la democrazia.
E si è costituito un precedente che sicuramente troverà, e sarà un bene per l’Italia, tanti imitatori.
Un cordiale saluto

Angelo Bruno Protasoni

Gallarate


Caro direttore,
ieri mi sono recato, pieno di orgoglio, a votare per la prima volta nella mia giovane vita. Ero veramente emozionato, forse non sarei stato così se si fosse trattato di "normali" elezioni (politiche od amministrative). Perchè per la prima volta in Italia, erano i cittadini a scegliere il loro leader politico, sia a livello nazionale che a livello regionale. Io faccio parte di quella generazione di ragazzi diciottenni quasi tutti disinteressati alla politica, perchè credono che questa non faccia niente per il nostro paese e per il nostro futuro. Non hanno tutti i torti a pensarla così. Ma non è certo stando sdraiati sul divano di casa che si migliorano le cose: è andando a votare, all’occorrenza scendendo in piazza a manifestare che si può cambiare qualcosa. E poter scegliere il leader del proprio partito è una grande, vera dimostrazione di democrazia, che, anche a costo di passare per sognatore, vorrei interpretare come un segnale che qualcosa nella politica italiana (perlomeno in una parte…) sta cambiando, sta migliorando.
Porgendo i miei complimenti al vincitore Walter Veltroni e a tutti coloro che si sono impegnati per la buona riuscita delle elezioni, la saluto cordialmente.
Marco R.-Varese

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 ottobre 2007
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