Pubblico impiego, quali riforme?

Al Pirellone un convegno riflette sui problemi dei 218mila dipendenti pubblici lombardi, in vista delle elezioni per i rappresentanti sindacali di novembre

Dipendenti pubblici fannulloni? Non è sempre così. «Nella nostra regione migliaia di lavoratori, ogni giorno, sono impegnati a dare servizi adeguati ai cittadini», sottolinea Ugo Duci, segretario generale della Fps Cisl Lombardia, il sindacato di categoria. Complessivamente, sono oltre 218mila i dipendenti pubblici lombardi. Ma chi sono esattamente? Nella maggior parte dei casi l’etichetta "pubblico impiego" viene attribuita anche a categorie professionali che non c’entrano nulla. Come i postini e i ferrovieri, che hanno un loro contratto di lavoro. Come i dipendenti della scuola, che ne hanno un altro ancora.

Nel pubblico impiego rientrano invece, a guardare i dati lombardi, 89.790 lavoratori delle amministrazioni locali e il personale della case per anziani (solo a Milano lavorano in 34mila,  8mila a Bergamo, 7.800 a Brescia e 6mila a Varese); i 106.650 dipendenti delle strutture sanitarie pubbliche e private (anche qui Milano in testa con 35mila addetti seguita a distanza da Brescia con 11.500, Bergamo con 10mila e Brianza con 7.500); i 10.455 ministeriali; i 6.312 lavoratori in enti pubblici come Inps, Inail, Aci; infine, i 5.264 dipendenti dell’Agenzia delle entrate.
Questi i dati emersi oggi dal convegno "Produttività e contratti nel lavoro pubblico: quale soluzione", organizzato al Pirellone dal Fps Cisl Lombardia nell’ambito delle iniziative per le imminenti elezioni dei circa 10mila rappresentanti sindacali dei lavoratori del pubblico impiego, dal 19 al 21 novembre.

Al centro del convegno il recente libro sui pubblici dipendenti curato da Dell’Aringa e Della Rocca in cui si traccia un bilancio di più di dieci anni, analizzando i risultati dei tentativi di riforma e ipotizzando possibili soluzioni ai limiti sino ad ora riscontrati.  «E’ dalla fine degli anni ’80, infatti, che nel nostro paese si annuncia, si discute, si sperimenta e si retrocede – spiega Duci – poi si  riparte di nuovo sulla riforma del lavoro pubblico».

Una riforma che ha coinvolto non solo l’assetto e i protagonisti della contrattazione collettiva, ma anche l’organizzazione e la gestione dei servizi, il ruolo e lo status della dirigenza e le politiche del personale, le tipologie dei rapporti di lavoro. «Accanto a risultati indiscussi – conclude Duci – la riforma sconta molti limiti, anche per il ruolo della politica, un elemento che ha condizionato l’autonomia dei diversi attori in campo e che ha di fatto cambiato le prospettive iniziali del provvedimento».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 ottobre 2007
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