Se la finanza prende il posto della politica

A quarant’anni dall’enciclica di Paolo VI “Populorum progressio”, Acli, Caritas e Cisl si sono interrogate sullo sviluppo dei popoli

Era il 1967 quando Paolo VI firmava “Populorum progressio”, l’enciclica per la promozione e lo sviluppo dei popoli. Un anno, il 1967, segnato da grandi trasformazioni e tante speranze: il riscatto dei lavoratori, la crescita del movimento delle donne, la dignità nazionale acquisita per molti paesi del terzo mondo. Ad un solo anno di distanza il ’68, la contestazione e tutto ciò che ne seguì. Mentre il sud del pianeta esaltò l’enciclica come “la carta fondamentale dei poveri”, Wall Street accusò il Papa di marxismo riscaldato: «Non separare l’economico dall’umano» era il monito contenuto nelle parole di Paolo VI. E poi accuse al liberismo e al “nuovo” sistema economico. Non deprecabile in quanto tale, ma solo se applicato in condizioni di disuguaglianza.

Parole che suonano solenni, ma che caddero nel vuoto. Eppure la loro attualità è ancora oggi fortissima, dato che la povertà è in aumento ed è sempre maggiore la distanza tra il nord e il sud del pianeta. Su questi temi si sono interrogati i rappresentanti territoriali di ACLI, Caritas Decanale e CISL nell’ambito del Convegno “A 40 anni dalla Populorium progressio: lavoro, giustizia, pace e ambiente nell’era della globalizzazione” tenutosi questa mattina dell’Auditorium della Parrocchia di Masnago.

A fare gli onori di casa mons. Luigi Stucchi; ospite d’onore Giovanni Bianchi, già presidente delle ACLI Nazionali ed ex deputato, carica durante la quale ha fatto parte della commissione Affari Esteri ed ha presieduto il Comitato permanente per gli Italiani all’estero. Da lui sono arrivati dati preoccupanti, come quello secondo il quale «l’1% del reddito della popolazione dei paesi ricchi equivale a quello di tre milioni di persone nei paesi poveri» oppure quelli sull’analfabetismo «aumentato del 24% dal 1950 al 2000». Ma anche sul mondo della comunicazione e dell’economia: basti pensare che «l’80% dell’informazione è prodotta da poche grandi agenzie per lo più inglesi e che il 90% dei brevetti a livello mondiale è detenuto dalle multinazionali». Colpa non tanto dell’economia che è una scienza sociale e pertanto possiede i presupposti per preoccuparsi «non solo della correttezza dei bilanci, ma anche della loro ricaduta sociale» ma «del primato della finanza e delle sue speculazioni sulla politica». La via d’uscita? Recuperare il ruolo primario della politica e dare maggior peso e poteri agli organismi internazionali tra cui l’Europa unita, ma anche organizzazioni soggettive come Medici senza frontiere ed Emergency». E poi l’aplicazione della regola d’oro del vangelo di Matteo, ma contenuta anche in tutte le altre grandi religioni "Non fate agli altri quello che non vorresti facessero a te". 

Al tavolo dei relatori, oltre a mons. Luigi Stucchi e Giovanni Bianchi, erano seduti don Eros Monti, vicario settore per la vita sociale della Diocesi di Milano e Pier Paolo Beretta, segretario generale aggiunto CISL nazionale.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 ottobre 2007
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