Strage di piccioni: avvelenati lungo il Tresa

La polizia locale indaga per dare un'identità al killer dei volatili. A denunciare il fatto i "dirimpettai" svizzeri

Morti col veleno: un volo di qualche metro e poi giù a terra, stecchiti. E’ quanto accade da diversi giorni lungo il Tresa a Lavena Ponte Tresa, dove qualcuno, probabilmente stufo dei troppi volatili, ha pensato di fare una vera e propria strage. Una cinquantina i piccioni trovati morti tra ieri e oggi, martedì 2 ottobre, lungo le sponde del fiume a ridosso dei caseggiati che si affacciano sul corso d’acqua. La segnalazione è arrivata dal dirimpettaio e omonimo paese ticinese in quanto alcuni cittadini d’oltreconfine (che in quel tratto è costituito proprio dal corso d’acqua che separa Italia e Svizzera) hanno notato da una casa alcuni piccioni spiccare il volo per poi finire stecchiti in acqua e lungo tutta la riva. Sul posto si sono immediatamente recati Asl, Protezione civile e Polizia Locale insieme al sindaco del paese Pietro Vittorio Roncoroni.

«L’Asl ha accertato che i volatili sono morti per avvelenamento – ha detto il sindaco – qualcuno ha utilizzato un metodo sicuramente riprovevole per eliminare il problema. Condanniamo quest’atto e incarichiamo la Polizia Locale di aprire un’indagine insieme alle autorità sanitarie perchè chi ha commesso quest’atto paghi». I piccioni sono stati attirati probabilmente dal grano o dalle molliche di pane sparse sul tetto di una casa e ne hanno ingerito quantità fatali. La popolazione di piccioni della zona è stata decimata. «Il problema dei piccioni poteva essere risolto con metodi più consoni e soprattutto senza uccidere questi poveri animali che seppur poco gradevoli sono esseri viventi – ha detto il sindaco – esistono i sensori a ultrasuoni o gli spuntoni per evitare che si posino sui nostri cornicioni».

Quello dei piccioni è sempre stato considerato una piaga delle città a causa delle eiezioni che sporcano davanzali e facciate di interi palazzi. Nel corso degli anni sono stati sperimentati diversi metodi di allontanamento delle colonie cittadine come le gabbie con cibo, oppure la migrazione forzata spostando i punti di approvigionamento del cibo o anche con la castrazione per evitare la riproduzione. Non è la prima volta che sulle cronache dei giornali, tuttavia, appaiono sterminatori solitari di questo animale pronti ad usare la soluzione più violenta e più radicale con la convinzione di risolvere il problema. Al caro responsabile della strage dei piccioni possiamo solo dire: torneranno.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 ottobre 2007
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